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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Il ragazzo dai pantaloni rosa, il film a scuola scatena gli studenti: «Fr**io, quando si ammazza?». Il commento amaro di mamma Teresa

27 Ottobre 2024, 08:30am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Il ragazzo dai pantaloni rosa, il film a scuola scatena gli studenti: « Fr**io,

INSERITO DA MIKI PAPPACODA Sono passati 12 anni dal suicidio di Andrea Spezzacatena, il "ragazzo dai pantaloni rosa" che si tolse la vita  15 anni perché vittima di bullismo. Ora la sua storia è diventata un film, che è stato proiettato davanti ad un gruppo di studenti, la cui reazione non è stata quella che ci si poteva aspettare: insulti, risatine, come se non si trattasse di una vicenda su cui riflettere, ma di uno zimbello di cui ridere. L'accaduto ha scatenato la reazione indignata della mamma, Teresa Manes, che ha postato sul suo profilo Facebook un lungo sfogo.

«Quanto accaduto il 24 mattina ad "Alice nella città" dà la misura dei tempi che viviamo. Un gruppo di studenti, accompagnati (e sottolineo accompagnati) alla proiezione del film Il Ragazzo Dai Pantaloni Rosa, ha pensato male di disturbarne la visione, lanciando dalle poltrone su cui si erano accomodati parole pesanti come macigni. "Fr**io", "Ma quando s'ammazza", "Gay di m***a" sono solo alcuni degli insulti rivolti a mio figlio. Ancora oggi, 12 anni dopo. Ancora oggi, anche se morto», scrive Teresa.

Lo sfogo di mamma Teresa

Nel cast del film, diretto dalla regista Margherita Ferri e prodotto da Eagle Pictures e Weekend Films con la sceneggiatura di Roberto Proia, Claudia Pandolfi, il giovane Samuele Carrino (Andrea), Andrea Arru e Sara Ciocca. Manes, che in seguito al tragico evento ha dedicato la sua vita a spiegare alle scuole di ogni grado il pericoloso uso che a volte si fa delle parole, aggiunge: «Si parla di educare all'empatia e ci si mostra incapaci di farlo, permettendo di calpestare in modo impietoso la memoria di chi non c'è più e, soprattutto, un' attività di sensibilizzazione collettiva, portata avanti da chi ci crede ostinatamente. Mi piacerebbe che chi continua a negare l'omofobia in questo Paese prendesse spunto da quanto accaduto per rivedere il proprio pensiero e regolare il proprio agito.

Perché la parola non è un concetto vuoto. La parola è viva ed uccide. Io, di certo, non mi piego. Anzi, continuerò più forte di prima Mio figlio non c'è più ma l'omofobia a quanto pare sì". In precedenza Teresa Manes racconta anche che le è stato chiesto quanta rabbia le facesse tutto questo. «La rabbia - spiega - è un'emozione che non mi appartiene. Pure il senso d'impotenza ho scoperto col tempo essere uno stato a me ignoto. Credo però fermamente che noi adulti dobbiamo essere esempio e guida per le nuove generazioni. Quegli insulti erano sorretti dall'impalcatura della indifferenza che è la forma più subdola della violenza. Io non so se dietro quel gruppo rumoroso c'è l'assenza di quella educazione primaria che spetta alla famiglia. Il bisogno di affiliazione e, dunque, la necessità di fare parte di un gruppo può portare, specie in età adolescenziale, a fare o a dire cose che un genitore magari manco immaginerebbe mai dal proprio figlio. Ma in quel contesto, anch'esso educativo, chi ha fallito è stato quell'adulto, incapace di gestire la situazione e rimettere ordine, probabilmente non avendo avuto tempo o voglia di preparare la platea dei partecipanti. venendo, comunque, meno all'esercizio del ruolo che ricopre».

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