SEZ. CULTURA E SPETTACOLI «Ecco chi era Farfariello, il Totò d’America»
Parla Gregorio Di Micco, il giornalista che riscoprì Eduardo Migliaccio famoso negli Stati Uniti e sconosciuto a Cava

Totò d’America, così Gregorio Di Micco, giornalista e scrittore, ha definito Eduardo Migliaccio, in arte Farfariello, showman di successo, che nato a Cava de’ Tirreni nel 1882, emigrò negli Stati Uniti d’America con la famiglia. «Un personaggio famoso e amato in America, - racconta Di Micco - che però nessuno conosceva nella città che gli ha dato i natali, e che dopo ricerche dettagliate, ho presentato, con tutti gli onori e i meriti, ai suoi concittadini, che fino a quel momento, erano completamente ignari della sua esistenza». Di Micco, vanta una lunga carriera nel mondo del giornalismo ma è anche grande appassionato di libri visto che è stato autore del romanzo “Cava 1943 - I giorni del terrore, 75 anni dallo sbarco a Salerno”, un racconto che porta alla luce il diario inedito di una donna che si rifugia a Cava durante la Seconda Guerra Mondiale. Gregorio Di Micco, perché nel primo articolo che ha scritto su Farfariello lo accosta a Totò? Eduardo Migliaccio era un’artista completo, recitava, cantava, era un imitatore, compose anche una canzone per il tenore Caruso, si costruiva da solo le maschere che indossava, e aveva grandi doti interpretative che ebbe modo di mostrare al pubblico americano che impazzì letteralmente per lui. Negli Stati Uniti fu acclamato e apprezzato, ottenne i giusti riconoscimenti, ma a Cava, dove la sua famiglia aveva le radici, non lo avevano mai sentito nominare. E lei come è venuto a conoscenza di questa storia che ha rievocato e fatto emergere? Il mio incontro con la figura eclettica, creativa ed esuberante di Farfariello è avvenuta per caso. Una mattina mentre mi recavo al lavoro, fui colpito dal titolo di un libro, venduto per strada, sugli emigranti italiani all’estero. Lo sfogliai e la mia attenzione cadde sul nome di Eduardo Migliaccio, artista di successo in America, nato a Cava de’ Tirreni. Abito nella città metelliana da molti anni, ma né io né tutti coloro ai quali chiesi se conoscevano il personaggio, avevamo idea di chi fosse. Scrissi un articolo su di lui che un po’ di tempo dopo fu pubblicato da “Il Mattino”, in prima pagina, per volontà del direttore che come me si interessò subito a questo artista e ad una storia così lontana ma tanto vicina che successivamente attirò poi anche l’attenzione del sindaco di Cava, il quale volle incontrarmi e insieme abbiamo intrapreso un percorso divulgativo utile a riportare in città la figura sconosciuta di Farfariello. In che modo è avvenuta questa conoscenza tardiva tra lui e i cittadini di Cava? Nell’arco di due anni, in collaborazione con l'amministrazione comunale di allora, abbiamo organizzato uno spettacolo in piazza a lui dedicato, con la partecipazione del figlio Arnold, che sono riuscito a rintracciare in America e che è arrivato a Cava in quell’occasione, insieme alla sua famiglia, e poi abbiamo organizzato dibattiti, convegni, mostre pure grazie al contributo della Rai che ci mise a disposizione l’archivio storico dove ho trovato più di 50 incisioni di Farfariello. Migliaccio aveva dato tanto all’America ed era amato dal popolo che si identificava in lui, in un personaggio vicino al loro mondo la cui arte si distingueva da quella più colta ed erudita, rappresentata invece da Enrico Caruso. Ci racconta qualcosa della famiglia Migliaccio? I genitori di Eduardo erano ricchi e non emigrarono per necessità ma andarono in America perché il padre aveva acquistato una miniera e dirigeva una banca negli Stati Uniti. Il nonno invece, aveva una tipografia a Salerno e quando andò in bassa fortuna la chiuse e si trasferì a Cava. Farfariello aveva studiato in collegio a Napoli ed era entrato in contatto con gli artisti e i teatri napoletani. Come spiega il fatto che Cava non ha mai omaggiato Migliaccio dedicandogli una piazza, una strada o una struttura pubblica? Una volta ci siamo andati vicino. L’amministrazione comunale e il sindaco Gravagnuolo ottennero un finanziamento dalla Regione Campania per creare un teatro a lui dedicato. Individuammo il posto nell’ex deposito dei pullman, fu fatto un progetto, approvata la delibera comunale ma quando decadde l’amministrazione decise di interrompere l’iniziativa. Quel cambiamento di rotta ha danneggiato anche la città perché Cava è uno dei pochi paesi che non ha un teatro e i cavesi sono costretti a spostarsi. Ricordo che la famiglia di Eduardo aveva raccolto cimeli, foto e testimonianze di Farfariello che sarebbero state esposte nel teatro che non è stato mai costruito. Attualmente c’è solo l’aula musicale di una scuola di Cava dedicata a Eduardo Migliaccio e che ricorda ai giovani il loro famoso concittadino. Maria Romana Del Mese LA CITTA
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