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GLI AUGURI DEL GIORNO Oggi si festeggia S. Catherine (Caterina) Labourè, e  S. Giacomo della Marca, sacerdote

28 Novembre 2017, 11:28am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online Velasca Vimercate News www.mikivettica.net

a cura di Michele Pappacoda Oggi si festeggia S. Catherine (Caterina) Labourè, e S. Giacomo della Marca, sacerdote auguri a chi festeggia oggi questi nomi.

Santa Caterina Labourè

Vergine delle Figlie della Carità

Veggente

 

La festa liturgica, per le Famiglie Vincenziane, è stabilita al 28 novembre  mentre quella universale è al 31 dicembre.

 

C

aterina, al secolo Zoe Catherine Labourè, nasce in Francia, a Fain-lès-Moutiers, un villaggio della Borgogna, il 2 maggio 1806, da Pietro e Luisa Maddalena Gontard. Rimasta orfana di madre a nove anni con sette fratelli e due sorelle, Caterina non poté frequentare le classi elementari ma dovette rendersi utile in famiglia e, più tardi, prenderne le redini.

 

A 12 anni, il 25 gennaio 1818, fece la prima Comunione. Giunta all'adolescenza, dopo l'apparizione in sogno di S. Vincenzo de' Paoli, che la invitava ad entrare tra le sue suore, chiese di entrare in una casa delle Figlie della Carità.

Il 21 aprile 1830 Caterina entrò come Postulante tra le Figlie della Carità (una sorella l'aveva preceduta nel 1818) a Chatillon-sur-Seine. In seguito fu mandata a Parigi per il noviziato, nella Casa Madre situata in Rue du Bac. Durante il suo noviziato ebbe altre visioni, come quelle di Gesù Eucaristico e di Cristo Re (giugno 1830).

 

Le apparizioni che hanno avuto la maggiore risonanza sono state quelle dell'Immacolata della "Medaglia miracolosa": 18 giugno e 26 novembre 1830 (per maggiori dettagli, leggere ricorrenza del 27 novembre >>> Beata Vergine della Medaglia Miracolosa). Il messaggio mariano era semplice, predisponeva alla proclamazione del dogma dell'Immacolata (Beato Pio IX - Giovanni Maria Mastai Ferretti, 1846-1878 - l'8 dicembre 1854) insegnando una semplice ed essenziale preghiera: “O Maria concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi”.Caterina sentiva quindi l'invito:« Fai coniare una medaglia su questo modello; le persone che la porteranno al collo riceveranno grandi grazie. Le grazie saranno più abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia» ed infine veniva assicurata della protezione di Maria sulla famiglia vincenziana che usciva dolorosamente provata dall'epoca rivoluzionaria e napoleonica.

 

Caterina confidò il suo segreto al confessore P. Giovanni Battista Aladel che ne parlò all'arcivescovo di Parigi, mons. Giacinto De Quélen, che autorizzò il conio della medaglia: le prime uscirono nel giugno 1832. In dieci anni vennero coniate e diffuse ben 100 milioni di medaglie che subito varcarono i confini della Francia e venne popolarmente chiamata "Medaglia Miracolosa".

 

Caterina, eccezion fatta per i pochi superiori ai quali dovette manifestare quanto era accaduto, si chiuse nel più grande riserbo e rimase nell'ombra per il resto della sua esistenza. Terminato il noviziato, il 20 gennaio 1831, vestiva l'abito delle Figlie della Carità e il 3 maggio 1835 pronunciava i primi voti.

Veniva inviata a svolgere la sua missione nella Casa di riposo di Reuilly, dedicata al Duca d'Enghien. Qui vi rimase fino alla fine dei suoi giorni servendo con premura materna i poveri, gli anziani, i malati nelle diverse mansioni che le vennero affidate.

 

L'aver visto la Madonna non fu mai occasione di vanto, ma di impegno e stimolo. Alla fine della vita dirà: Io non sono stata che uno strumento. Non è per me che la S. Vergine è apparsa, ma per il bene della Compagnia e della Chiesa. Nulla di appariscente ci fu nella sua esistenza: praticò le virtù cristiane e quelle della donna consacrata in maniera umile e forte, semplice ed eroica, raggiungendo un alto grado di santità nella vita quotidiana e nel servizio dei poveri nei quali scorgeva il volto di Cristo.

Gli anni si facevano sentire come pure i vari malanni, di cui soffriva, si aggravarono. Si spense con grande serenità di spirito il 31 dicembre 1876.

Nel 1896 si apriva il processo diocesano e nel 1907 la causa di beatificazione e canonizzazione venne introdotta a Roma.

 

Fu beatificata da Pp Pio XI (Ambrogio Damiano Achille Ratti, 1922-1939) il 28 maggio 1933 e canonizzata dal Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) il 27 luglio 1947.

 

Quando la sua salma fu esumata, le mani, che avevano toccato la Madonna, e gli occhi, che l'avevano veduta, apparvero straordinariamente conservati; le sue reliquie riposano nella cappella in cui ebbe le apparizioni.

 

Significato del nome Caterina : “donna pura” (greco).

 

San Giacomo della Marca
Sacerdote O.F.M.

G

iacomo, al secolo Domenico, nasce il 1° settembre 1393 a Monteprandone (Ascoli Piceno); è il diciottesimo figlio di Antonio Gangali e Antonia Rossi. Rimase presto orfano del padre e fu affidato ad uno zio curato a Offida, che gli insegnò a leggere ed a scrivere. A tredici anni fu mandato a scuola ad Ascoli dove apprese quella che allora era la cultura di base composta da: grammatica, retorica, dialettica, geometria, aritmetica, musica ed astronomia.

Si laureò in Diritto a Perugia intorno al 1412 e lo troviamo poi a Bibbiena, in Toscana, come giudice e poi come notaio nella segreteria comunale di Firenze. Entrato in amicizia con i francescani del luogo e meditando intorno ai misteri redentivi che suscitava in lui la visione del Monte Verna, lasciò l'avvocatura ed entrò nell'Ordine dei Frati Minori nel luglio del 1416.

Fu allievo, con S. Giovanni da Capestrano, di S. Bernardino da Siena. Durante la Quaresima del 1420 fu ordinato sacerdote ed il 13 giugno tenne la sua prima predica in onore di S. Antonio da Padova. Fu talmente incisivo, e la sua predica talmente coinvolgente, che i superiori lo indirizzarono subito verso questo impegnativo e difficile compito. 
Fra Giacomo si attenne, nella sua predicazione, al modo di predicare dei francescani del suo tempo. La loro era una predicazione popolare, accessibile a tutte le classi sociali, con un linguaggio vivo, ricco di esempi, a volte arguta. Le prediche non si tenevano solo in chiesa, ma anche nelle piazze. Durante le omelie venivano toccati i temi fondamentali della fede, soprattutto i grandi temi dell'incarnazione di Cristo e della morale evangelica. 
Le predicazioni avvenivano soprat­tutto nei tempi dell'Avvento, della Quaresima e a Maggio. Natural­mente le predicazioni minori si organizzavano secondo le richieste e le necessità locali e con durate diverse. I sermoni duravano da 1 a 3 ore e si tenevano normalmente al mattino presto o all'ora del vespro. S. Bernardino da Siena fu il modello della predicazio­ne francescana dell'Osservanza, modello di fede e fervore apostolico, di fine arguzia e bellezza letteraria, di stile oratorio. Lo stesso Gia­como affermerà che molto egli doveva a Bernardino:
Ricordo che egli m’insegnava a predicare e il modo di emettere la voce, regolare i gesti ed anche a fare esclamazioni a tempo e a luogo debiti
Molto fecondi per la predicazione risultarono a fra Giacomo i pri­mi anni del suo sacerdozio, quando il maggior tempo che aveva a di­sposizione gli permise di stendere per iscritto molte delle sue predi­che, giunte fino a noi. Abbiamo così i cosiddetti Sermoni domenicali, una raccolta di circa un centinaio di prediche, tenute in ogni domenica dell'anno sui testi della Sacra Scrittura usati nella messa.

L'intera vita di fra Giacomo della Marca fu spesa nella predicazione. Dal giugno del 1420 alla fine del 1431 predicò in Italia nelle città di Ussita, Visso, Montemona­co, Macerata, Jesi, Cupramontana, Camerino, Tolentino, Fabriano, Ancona, Recanati, Fano. 
Dal gennaio del 1432 all'aprile del 1434 svolge apostolato della predicazione in Dalmazia, Slavonia e Bosnia. 
Dal maggio del 1434 alla primavera del 1435 fu di nuovo in Italia, nelle Marche predicò la Quaresima ad Urbino. 
Dalla primavera del 1435 al settembre del 1439 fu in Dal­mazia, Slavonia, Bosnia, Boemia e Ungheria. 
Dal novembre del 1439 al dicembre del 1452 predicò in Italia, nelle Marche ad Osimo, Fermo, Fabriano, Treia, Urbino, Camerino, Cingoli, Ascoli.
All'inizio del 1453 fu di nuovo in Dalmazia, ma fu richiamato d'urgenza in Italia, dove rimase fino al 1457 dove tenne prediche a San Severino, Matelica, Fermo, Sant'Elpidio, Ascoli, Fano, Fabriano, Ancona.
Dal maggio del 1457 di nuovo in Dalmazia, Bosnia, Ungheria, Boemia e forse anche in Polonia, fino alla fine del 1458. Tornato in Italia vi rimase fino alla morte. Visitò Ascoli e la sua Monteprandone, dove dimorò sempre più a lungo e per l'ultima volta nel 1472.

Grazie al suo intervento in veste di pacificatore, le città di Fermo e Ascoli, eterne nemiche, stipularono una storica pace nel 1446 e poi nel 1463. A suggello di ciò nello stemma delle due città è rappresentato lo stemma dell'altra ex nemica. 
Abile predicatore, il suo ordine lo impiegò nel contrasto dell'eresia ‘bogomil’ in Bosnia e delle dottrine degli ussiti in Austria e Boemia; fondò alcuni conventi nell'Europa centrale. Fu il primo a promuovere l'istituzione del Monti di Pietà per combattere la piaga dell'usura. Prese parte al Concilio di Firenze per la riunione della Chiesa latina a quelle orientali. 
Pur immerso in tante fatiche si prodigò a costruire basiliche, conventi, biblioteche, pozzi e cisterne pubbliche; diede Statuti Civili - lui frate - ad undici città mentre attendeva a fondare nuove confraternite - figurando come un precursore dell'associazionismo cattolico - trova anche il tempo per scrivere 18 libri, mostrandosi così di ingegno universale.

Muore a Napoli il 28 novembre 1476. 
Il suo corpo venne sepolto nella chiesa di Santa Maria la Nova a Napoli. Nel 2004 il corpo è stato traslato nella Chiesa del Convento di Santa Maria delle Grazie, da lui fondato nel 1449, a Monteprandone, attualmente sede del Museo del Santuario di San Giacomo della Marca.

Giacomo della Marca è stato beatificato il 12 agosto 1624 da Papa Urbano VIII (Maffeo Barberini, 1623-1644) e canonizzato il 10 dicembre 1726 da Papa Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini, 1724-1730).

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