CONCORDIA SULLA SECCHIA E MODENA NEWS Nidi d’estate a Modena: i bimbi ci sono, le tate no
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA MODENA Aperte saranno aperte – a parte qualche eccezione – ma bisognerà vedere con quale personale. Perché la questione delle scuole dell’infanzia e degli asili nido modenesi continua a far discutere, e soprattutto a fare arrabbiare le educatrici della Fondazione Cresci@mo, ancora sul piede di guerra per una serie di problemi mai risolti.
QUALE PERSONALE? Il tema è quello dell’apertura sperimentale degli istituti comunali e ‘fondati’ per le prime due settimane di luglio, ovvero da lunedì 3 a venerdì 14. Una scelta sulla quale il Comune ha puntato molto, andando così incontro alle mutate necessità di molte famiglie modenesi e seguendo l’esempio di altre città in cui il servizio ha riscosso un notevole successo. In effetti, anche a Modena la risposta dei genitori è stata importante: gran parte delle scuole d’infanzia e dei nidi hanno raggiunto il numero di iscrizioni necessarie per tenere aperto il servizio estivo, mentre in qualche caso c’è stato un eccesso di richiesta, con la creazione di una lista d’attesa, e solo in pochi casi le domande sono state insufficienti e le scuole resteranno chiuse. Una scelta comprensibile da parte dei genitori: il servizio costa meno di un centro estivo e dà continuità al percorso del bambino, che anche a luglio frequenterà la stessa scuola, anche se non necessariamente con le stesse ‘tate’.
Perché il problema è proprio quello del personale: se da una parte nelle scuole comunali non ci sono stati problemi, le cose sono andate diversamente negli istituti della Fondazione Cresci@mo, nata nel 2012 da un’idea dell’allora assessore Querzè per scongiurare l’esternalizzazione del servizio e poi diventata sempre più importante, arrivando così a gestire 10 scuole d’infanzia. Il personale assunto dalla Fondazione, riunito in assemblea, ha infatti deciso di dire ‘no’ alla richiesta di lavorare volontariamente anche le prime due settimane di luglio, per le quali è previsto un incentivo di circa 25 euro al giorno (anche per le dipendenti del Comune): alla base del rifiuto c’è l’insoddisfazione delle educatrici per le differenze contrattuali rispetto alle colleghe, che vanno dallo stipendio più basso ad un maggior numero di ore ‘frontali’ da coprire in un anno e di ore di formazione. E dal momento che le scuole devono restare aperte ma i volontari mancano, sarà necessariamente il personale supplente, fornito da un’agenzia interinale, a coprire i posti mancanti per garantire il servizio nelle scuole della Fondazione. E visto che i bambini che usufruiranno del servizio sono mediamente una trentina per scuola, servono tre educatrici per istituto. Resta da capire anche quale sarà l’attività da svolgere, che per l’amministrazione deve essere in continuità con quella dell’anno in corso, ma di fatto si tratterà di centri estivi, a maggior ragione se il personale sarà fornito dall’agenzia interinale. Al centro, comunque, resta il tema delle differenze contrattuali: «Se l’amministrazione crede veramente nel servizio scolastico – spiega Paola Santi, segretaria del sindacato Csa – deve applicare il contratto dei dipendenti comunali anche al personale della Fondazione, perché non è possibile che ci siano differenze, come non è possibile che le trattative si svolgano sempre su due tavoli separati. E chi dice che il contratto non si può applicare al personale della Fondazione – chiude la sindacalista – dice una bugia».
di Luca Gardinale LA GAZZETTA DI MODENA
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