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COSTIERA AMALFITANA NEWS Costa d’Amalfi: potatura della vite e rito del «sarmento». Così nasce il buon vino

23 Marzo 2017, 11:01am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

COSTIERA AMALFITANA NEWS Costa d’Amalfi: potatura della vite e rito del «sarmento». Così nasce il buon vino

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Se in Costa d’Amalfi, fra le tre sottozone della doc (Furore, Ravello e Tramonti) ci ritroviamo ad assaporare uve dal gusto inconfondibile ed a bere vini dal sapore unico, beh allora diciamolo pure: il merito è anche delle varie operazioni di taglio e manipolazione eseguite sugli impianti viticoli.
A Tramonti quello della potatura è un vero e proprio rito. Oltre che una fatica, immane. Per braccia e mani e schiena. E il periodo in cui si pratica è proprio quello a ridosso della primavera. In questi giorni infatti si sta procedendo alla rimozione del sarmento e alla sua raccolta in fascine.
Nelle vallate dell’alta Costiera dove crescono rigogliose le viti centenarie di Tintore ma anche di uve bianche come pepella, ginestra e falanghina questa pratica di pulizia delle vita ha una sua denominazione: ‘o salemient.
In dialetto i vecchi contadini la chiamano così questa pratica di potatura della vite che avviene in base alla lunghezza dei tralci e al numero di gemme da lasciare su di essi. Dalla potatura corta e lunga si ottengono piccoli tralci che piegati a mani vengono uniti in fascine. Il costiera amalfitana, secondo la tradizione contadina si butta poco o nulla di quello che la natura rilascia.
‘O salemient come lo chiamano a Tramonti viene conservato per l’inverno quando tornerà utile per avviare il fuoco nei camini. Ma anche in tempo di potatura esistono tecniche da cui non si può prescindere. E ad avvalorare il tutto c’è anche un detto che ci affida un anziano contadino come Giosué Iovieno: «La vite dice: fammi povera e ti farò ricco. Cioè taglia il giusto dei rami così produco di più».
Quanto sapere c’è in queste vallate di Tramonti. Un micro distretto vitivinicolo di eccellenza che è diventato negli ultimi dieci anni riferimento delle guide specializzate, grazie alle condizioni assolutamente uniche come quella forte escursione termica favorita dai venti di mare e di terra che soffiano nelle vallate e il suolo formato da tufo e materiale vulcanico eruttato nel corso dei millenni dal Vesuvio.

Qui, in questo territorio ricco di biodiversità, dove si incrociano spesso greggi di capre che talvolta rallentano la circolazione stradale, operano sei piccole aziende: Apicella, il primo ad imbottigliare il vino di Tramonti che veniva venduto sul Valico per diventare Gragnano; Reale di Gigino e Gaetano, proprietari dell’omonima osteria circondata da vitigni a piede franco; Tenuta San Francesco, chiocciola Slow Food; Monte di Grazie del dottore Alfonso Arpino, Terre Operose della famiglia Bove e, ultima nata, la Cantina Tagliafierro fondata dal giovane Raffaele.
Tutte insieme sono una goccia nel mare di vino campano perché non superano le duecentomila bottiglie. Ma la loro è una una goccia preziosa di biodiversità perché quello che caratterizza queste cantine, oltre la produzione di bianco, è proprio quel Tintore, un rosso ricco di antociani, da cui il nome appunto, considerata in passato una qualità importante per fare salire il prezzo.
AMALFI NOTIZIE

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