CAMPANIA NEWS Quarta udienza del processo per l'omicidio di Fortuna Loffredo: la testimonianza della pediatra, "Non sembrava vittima di abusi". La psicologa parla di "mostro" definito dalle figlie di Marianna Fabozzi
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA È il giorno della quarta udienza del processo per l'omicidio di Fortuna Loffredo, la bimba uccisa nel Parco Verde di Caivano il 24 giugno del 2014, scaraventata giù dall'ottavo piano dell'edificio in cui abitava. Presenti in aula i due imputati, Raimondo Caputo e Marianna Fabozzi, conviventi al tempo del delitto. Tra i vari teste che verranno ascoltati in giornata, il perito in tossicologia Andrea Fusco e la pediatra di Fortuna, la dottoressa Linda Ferrara.
LA MADRE A SORPRESA: "NON CREDO AGLI ABUSI SU CHICCA"
Fusco aveva escluso, al momento della morte, Chicca fosse sotto l'effetto di droga, alcool o stupefacenti. La dottoressa Ferrara ha dichiarato che nel corso delle visite la piccola non avesse mai manifestato disturbi o sintomi che l'avessero portata a pensare potesse essere vittima di abusi sessuali. Una testimonianza che ha molto sorpreso, soprattutto in relazione allo "scempio" – così era stato definito – trovato sulla bambina dal ginecologo forense e sottolineato nella precedente udienza. (Napoli Today).
"imputato 'mostro' per una bimba". La testimonianza della psicologa della casa famiglia
Si confidava con le psicologhe della casa-famiglia dove era insieme con le due sorelle più grandi e, parlando dell'imputato, lo definì un mostro. E, a proposito degli abusi che avrebbe subito, riferì che la madre le disse che ''sarebbe passato tutto'' e doveva stare zitta. É una circostanza riferita dalla psicologa, interrogata come teste, della casa famiglia per minori di Afragola (Napoli) dove erano state trasferite le tre bimbe, figlie di Marianna Fabozzi, imputata al processo per la morte di Fortuna Loffredo, la piccola uccisa dal suo ex compagno, Raimondo Caputo, nel Parco Verde di Caivano dopo aver subito abusi sessuali. Dal racconto delle bambine gli inquirenti sono risaliti alle presunte responsabilità degli imputati. Rispondendo alle domande dei pm e dei giudici la psicologa Valeria Faiella ha raccontato i comportamenti delle piccole soffermandosi sulla più piccola di tre anni: destò preoccupazioni tra le operatrici perché manifestava paura quando doveva essere lavata nelle parti intime.
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