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CAMPANIA NEWS SUORE SEGREGATE NEL CONVENTO OCCUPATO DAL CENTRO SOCIALE

19 Maggio 2016, 12:54pm

Pubblicato da Carmela Manica

CAMPANIA NEWS SUORE SEGREGATE NEL CONVENTO OCCUPATO DAL CENTRO SOCIALE
CAMPANIA NEWS SUORE SEGREGATE NEL CONVENTO OCCUPATO DAL CENTRO SOCIALE

inserito da Carmela Manica NAPOLI: Sorprende che l’ingresso del convento di San Pietro a Majella in piazza Miraglia sia chiuso in maniera ermetica e soprattutto che nessuno apra dopo ripetute bussate. Nell’edificio abitato da due mesi da una trentina di persone del centro sociale « Magnammece ‘o pesone » la quotidianità scorre in maniera normale. Donne, ragazzi e anche una decina di bambini. Insomma, famiglie. E ciascuna con camera. Nel convento c’è la grande cucina, ci sono stanze dove i più piccoli giocano e il clima è quello di una grande casa in comune. Dalla quale sono naturalmente escluse le suore che vivono al quinto piano. Che per mantenere un minimo di privacy restano tutto il giorno chiuse nelle loro dimore, si riuniscono solo per pregare dalle sei della sera alle otto. Ci sono tantissimi turisti in piazza Miraglia all’ora di pranzo. Baretti con sedute all’aperto e anche negozietti di arte e di souvenir. La zona è pedonale, ma alle suore che ieri dovevano recarsi a Nocera per una visita di condoglianze, era stato concesso di uscire con l’auto. Sollecitate sulla vicenda, si sono mostrate gentili, ma con evidente ritrosìa.

L’ espressione dello sguardo diceva molto più delle poche parole dette. Hanno ammesso: «In realtà è come se fossimo segregate. Non possiamo accedere agli altri piani del convento e spesso restiamo chiuse in camera per timore che qualcuno possa occupare anche queste. Ci sono parecchi bambini che giocano e non c’è più quiete». Poi, silenzio. Si guardavano, le sorelle, l’una con l’altra. Quasi a farsi cenno di non aggiungere altro. Hanno soltanto voluto aggungere che «sono persone comunque tranquille e perbene. Rispettosi della nostra privacy. Abbiamo chiesto di tenere a bada i bambini almeno dalle sei alle otto nel nostro momento di preghiera. E ci è stato concesso. Insomma sarebbe una coabitazione quasi normale se loro non fossero in un convento, se non avessero stravolto le nostre abitudini religiose. E soprattutto se tutto ciò non avesse determinato la chiusura della chiesa. Si comportano bene, ma questo non è l’ambiente giusto per un centro sociale».

Le suore di San Pietro a Majella non vogliono dilungarsi, lo sguardo si incupisce quando torniamo indietro nel tempo e chiediamo loro di raccontare il momento della «presa» del convento. La più anziana — nessuna vuole dare il proprio nome — seduta sul sedile posteriore dell’auto allarga le braccia: «Fu terribile, un atto di violenza che non dimenticheremo. Forzarono il portone d’ingresso e noi all’improvviso sentimmo trambusto, gente che entrava, urlava. Pensammo al peggio. E quando poi ci rendemmo conto che si trattava di un’occupazione abusiva con intenti comunque pacifici ci rasserenammo. Son trascorsi due mesi e all’inizio è stato terribile. Ora un po’ ci siamo abituate, ma certo non può essere una situazione ideale. Questa è una casa religiosa, è la nostra casa. Con le nostre abitudini, le preghiere e l’intimità sacra di un convento». Vanno via, le suore. Dopo essersi assicurate che non avremmo parlato male del centro sociale. «Sono persone che provano a rispettarci».

Affissi al portone di legno scuro fogli con slogan inequivocabili che indicano l’occupazione. E c’è un cartello in particolare dove è scritto: «Questo non è un albergo». Ci si chiede, dunque, che tipo di protesta è? E soprattutto perché un convento dove al quinto piano vivono quasi segregate sei suore, viene protetto da presunte destinazioni alberghiere? Nessuno ha voglia di parlare, ma le voci in piazza si rincorrono in fretta. E sembra che l’occupazione da parte del centro sociale particolarmente sensibile al problema dell’emergenza abitativa, sia scattata proprio in seguito all’ipotesi paventata dall’ordine religioso, proprietario dell’edi-ficio, di voler vendere ad imprenditori alberghieri. L’ordine non conferma assolutamente questa intenzione.

fonte : corriere del mezzogiorno

19 maggio 2016 | 08:32

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