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CAMPANIA NEWS Napoli. Boom di prostitute: tour nei vicoli a luci rosse nel cuore della città

27 Aprile 2013, 11:42am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20130427_j.jpg

 

431868 4638154988107 1754703600 nINSERITO DA ANNA DI DOMENICO

Parlano le donne: «Di notte fa paura stare in strada, così ci organizziamo nei bassi. E i clienti non mancano mai» di Giuliana Covella «Di sera ho paura di uscire. Mi sento sicura solo qui dentro, perché è l’unico posto che ho trovato per vivere». Mora, occhi castani, capelli raccolti in un fermaglio dietro la nuca, M. ha 31 anni e viene dal Brasile. È arrivata in Italia due anni fa, racconta e per sopravvivere ha scelto il mestiere più antico del mondo. In vico Santa Maria ad Agnone, nel cuore del quartiere San Lorenzo, non è l’unica a prostituirsi. A darle lavoro qualche “benefattore” del posto, come lo chiama lei, che non è difficile immaginare sia legato alla criminalità organizzata. In quei bassi, attaccati l’uno all’altro, molti dei quali sono di proprietà del Comune, come si legge sul logo in pietra che ancora è affisso sul muro, sono tante le ragazze immigrate che vendono il loro corpo per pochi spiccioli. «Per un rapporto completo si va dai 20 ai 30 euro – racconta M. – i nostri clienti sono soprattutto extracomunitari, ma anche napoletani». Il via vai di clienti avviene ad ogni ora del giorno e della notte in quei vicoli bui a ridosso di Forcella e di via Tribunali. E, se domandi loro perché lo fanno, la risposta è una sola: «Paghiamo fitti dai 400 ai 500 euro per stare in questi terranei dove non entra aria né la luce del sole. Ma è l’unica soluzione per vivere qui». Negli occhi, come le sue compagne affacciate sulla soglia degli altri tuguri, M. ha una grande tristezza. Costrette spesso a scappare da paesi dove la guerra, la fame e l’assenza di un lavoro ha ridotto sul lastrico intere famiglie, le lucciole straniere si sono tuttavia integrate nella comunità napoletana. Tanto che sono finanche in grado di farti da Ciceroni in gonnella se chiedi loro come mai una chiesa sia chiusa al culto in vico Vertecoeli: «Questa è una cattedrale chiusa da decenni oramai – commenta in un italiano quasi perfetto una ragazza originaria di Santo Domingo, che non vuole però rivelare né il suo nome né l’età – vengono molti turisti. Ma non è il solo monumento abbandonato qui». Il tour nel dedalo di viuzze nascoste tra l’ex Ospedale della Pace e Castel Capuano prosegue in vico Scassacocchi e vico Limoncello. Anche qui le giovani prostitute attendono i clienti sedute sul gradino del loro basso, spesso in mezzo ai cumuli di immondizia che invadono la strada. Bassi che un tempo erano botteghe artigiane (fabbriche di pellame, di scarpe, falegnamerie, di fabbri) e che oggi sono occupati abusivamente pur rientrando, in buona parte, nell’elenco del patrimonio disponibile del Comune di Napoli. Terranei dove si consumano due fenomeni in vertiginoso aumento: prostituzione e spaccio di stupefacenti ad opera di immigrati al soldo dei clan. «Nella passata consiliatura – afferma Armando Simeone, capogruppo di Sel alla quarta municipalità – chiedemmo all’ex sindaco Iervolino di effettuare un censimento dei bassi al centro storico per verificare quante persone vi abitano, se hanno un regolare permesso di soggiorno e soprattutto quali attività svolgono. Ma tutto è rimasto lettera morta. I residenti ormai sono stufi e molte famiglie hanno deciso di vendere gli appartamenti e di trasferirsi. Spaccio di droga e prostituzione in questi vicoli sono sotto gli occhi di tutti, come dimostrano le centinaia di denunce dei cittadini, ma nessuno interviene. Ecco perché chiediamo a de Magistris di avviare finalmente questo censimento». Sulla questione interviene anche il presidente della municipalità Armando Coppola: «Da un lato occorre sferzare un duro colpo alla criminalità organizzata che gestisce il fenomeno, dall’altro dobbiamo far riaprire le case chiuse, come già proponemmo un anno fa al Comune».

IL MATTINO

27.04.2013.

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