CAMPANIA NEWS Napoli, il racconto del medico rapinato: «Ho temuto di morire sotto i colpi dei banditi»
Inserito da :Sotgia Marcella
NAPOLI - Ha tentato di difendere la borsa da lavoro con i «ferri del mestiere» e il ricettario. È stato massacrato di botte, accoltellato a una gamba e depredato, oltre che della stessa borsa, anche dell’i-phone, dell’orologio e del portafogli con settecento euro. Non soddisfatti del bottino i banditi gli hanno lacerato il giubbino per cercare qualche altra cosa di valore che poteva essere custodita in qualche tasca interna del soprabito. E' accaduto l'altra notte in via Carlo Pisacane. Ecco il racconto della vittima: «Per carità, non metta il mio nome. Sono troppo provato da quest’esperienza per poter far fronte alle telefonate di chi, vedendo la notizia sul giornale, potrebbe chiamarmi affinchè ripeta, per l’ennesima volta, quanto mi è successo». Il dottor Nello risponde al telefono della clinica convenzionata dove esegue interventi di chirirgia generale. All’indomani della brutale aggressione si è presentato, comunque, al lavoro, anche se la ferita alla gamba gli duole molto. E ha effettuato due operazioni. Dottore, ha avuto paura? «Tanta. Ad un certo punto ho temuto che mi uccidessero. Mi percuotevano con rabbia. Mi hanno spinto per terra, mi hanno sferrato calci ovunque. È stato terribile. Poi quando ho visto che quello che impugnava il coltello mi si è scagliato contro ho pensato che era finita. Invece mi ha colpito alla gamba. Ho sentito un dolore fortissimo. Poi si è accanito contro il mio giubbotto da motociclista. La mattina mi ero mosso in moto. E non lo avevo tolto perchè nelle numerose tasche avevo chiavi, documenti e tante altre cose». Perchè? «Pensavano che in quelle tasche nascondessi chissà cosa. E anzichè frugarci dentro quel delinquente me le lacerava col coltello. In effetti l’unica cosa che non avrei voluto cedere e per la quale ho effettivamente opposto resistenza, è stata la borsa da lavoro. Lì dentro oltre ad alcuni strumenti importanti per il mio lavoro avevo il ricettario, che come è noto fa molta gola a certi banditi». Teme che possano usarlo per prescrizioni false? «Certo. È un fenomeno frequente quello delle ricette false in cui si prescrivono, per esempio, psicofarmaci o altri medicinali dopanti». Come mai faceva quella visita domiciliare? «La persona che dovevo visitare è molto anziana. Ho preferito raggiungerla a casa piuttosto che chiederle di venire allo studio. Dovevo toglierle i punti di sutura dopo un intervento a cui l’avevo sottoposta la settimana scorsa». Sarebbe in grado di riconoscere i suoi aggressori? «Assolutamente no. Tutto si è consumato in pochissimo tempo. Io ho tentato di riparare i colpi coprendomi il viso con le mani. No, non saprei riconoscere, credo, neppure la loro voce. E poi uno dei banditi, quello che impugnava la pistola, era sicuramente a volto coperto. L’ho detto anche ai poliziotti che mi hanno interrogato in ospedale dopo il pestaggio». Sulle aggressioni dei medici che operano di notte sono intervenuti, con una nota, i rappresentanti nazionali del Sumai Medicina Generale, Saverio Annunziata e Giuseppe Tortora. Scrivono: «Non è una novità. Le aggressioni ai medici di guardia, soprattutto di continuità assistenziale (vale a dire di guardia medica) e di pronto soccorso, non si contano più». «Sono attività di trincea, spesso svolte in ambienti fatiscenti dove soprattutto nei turni notturni, le esposizioni al rischio aggressioni o violenze o rapine è elevatissimo. A ben poco sono servite le denunce che, come rappresentanti sindacali, abbiamo più volte sporto contro la mancanza di sicurezza nei confronti dei suddetti operatori».
Fonte :Il Mattino
26 GENNAIO 2013
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