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CULTURA E SPETTACOLI A Trentaremi, nel cuore magico di Napoli. Del Tufo ripercorre la città misterica

28 Gennaio 2016, 14:15pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

CULTURA E SPETTACOLI A Trentaremi, nel cuore magico di Napoli. Del Tufo ripercorre la città misterica

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ma quanto è magica Napoli? La malia partenopea, e i viaggiatori lo sanno, può prendere in modo irrimediabile: la città oscura e seppellita proprio come la città chiara e in pieno sole cattura senza perdono. Così, anche se infinitamente ritratta, da sempre sfuggita, antica e a volte vicinissima e moderna, Napoli non fa altro che esercitare l’arte dell’incantesimo.Colpa dell’antica voce delle sirene, di Partenope che venne a morire nel golfo. E se anche le ambulanze e i clacson e il frastuono orizzontale della modernità coprono le voci del passato, basta fermarsi in un angolo, guardare un balcone, una statua, un panorama, il volto di un passante per riavvertire il fascino e restare intrappolati. Allo scatto fotografico di Sergio Siano questo capita da molti anni e di continuo e, in questo caso, avviene a corredo e commento del trascinante racconto di Vittorio Del Tufo in Trentaremi. Storie di Napoli magica, edito da Rogiosi. Aprono il volume, in epigrafe, la voce di Carlo Gesualdo e quella di Eugenio Bennato, a ricordarci che, come in ogni città di mare, qui le storie accadono di continuo, o meglio, non smettono di accadere grazie a una speciale ciclicità del tempo, che si muove come la risacca. Nella prefazione Marino Niola ricorda, non a caso, quanto Napoli sia più facile da riconoscere piuttosto che da conoscere: molte le patine, le oleografie, le vetrine in cui è esposta, suo malgrado. Ma, nonostante queste, profonda è la radice misterica e verticale della città che Del Tufo rincorre a cominciare dai sacrifici umani nell’immensa villa di Pollione a Trentaremi - gli schiavi gettati nella vasca delle murene, - al dono maledetto della villa all’imperatore, proseguendo per le vicende medievali di Virgilio e all’uovo alchemico su cui si reggeva e si reggerebbero ancora le sorti della città, preoccupazione dei regnanti nel corso dei secoli. Virgilio iniziato ai misteri, dunque, architetto della Crypta Neapolitana, in realtà frutto del lavoro di un grande progettista imperiale, o classico in vita, come racconta Roberto De Simone nel rarissimo Il segno di Virgilio; Virgilio poeta infinito centone cui attribuire anche capacità esoteriche, un uomo-luogo, un’efficace sintesi di Napoli che sulle parole della Sibilla e sul silenzio dell’omertà fonda la sua storia.

DI ANTONELLA CILENTO IL MATTINO

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