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CAMPANIA NEWS: Napoli, la storia di Mattia: il cuoricino

2 Febbraio 2013, 09:03am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

480958 293483104104170 1332652976 nInserito da :Sotgia Marcella NAPOLI - Qualche giorno fa Mattia ha soffiato su due candeline sistemate su una grande torta al cioccolato. Poi, il sorriso gli si è aperto sul visino e ha battuto le mani imitando la mamma e il papà e tutto il personale medico e infermieristico del reparto di Cardiochirurgia del Policlinico federiciano. Tutti avevano gli occhi gonfi di lacrime. Perchè Mattia è l’incarnazione di un miracolo. Per quattordici giorni, infatti, il suo cuore è rimasto fermo. Nato con una malformazione cardiaca molto grave era stato operato il mese scorso. E, a fine intervento, il cuore non aveva ripreso a battere. Fermo. Senza alcun segno di vita.Per due settimane ha continuato a respirare grazie a un cuore artificiale attraverso la circolazione extracorporea. E più i giorni passavano più diminuivano le speranze di rivederlo ancora sorridere. Invece, una mattina, sul monitor è comparso un battito. Poi due, tre. Distanziati. Era il ritorno alla vita. Dopo altre due settimane Mattia è stato così finalmente staccato dalle macchine, ha riaperto gli occhi ed è tornato alla vita. «Mattia aveva un ventricolo unico. Nato con una brutta malformazione congenita, il suo cuore presentava un ampio difetto intervetricolare, con una camera unica» spiega il primario Carlo Vosa. E racconta: «Mattia era stato operato, preliminarmente, quando aveva soltanto un mese di decoartazione della aorta. Poi, a dicembre, l’intervento definitivo per separare i due ventricoli». Al tavolo operatorio, c’erano oltre a Vosa, i cardiochirurghi Gaetano Palma, Sergio Palumbo, Sabato Cioffi e gli anestesisti Alessandro Saccenti e Loredana Grandi. Un intervento lungo e difficile. Riprende Vosa: «A fine operazione, nel momento decisivo della ripresa del battito cardiaco, il cuore appariva completamente fermo. A questo punto si è deciso di impiantare un sistema di assistenza ventricolare completa, in circolazione extracorporea, in modo da isolare completamente il cuore e i polmoni e far sì che tutte le altre funzioni, vale a dire cervello reni e altri organi venissero perfusi regolarmente». Il piccolo Mattia è rimasto in queste condizioni per quattordici lunghi giorni. Tutti pregavano. Tutti speravano in un miracolo. Nessuno ha però mai pensato di fermare la macchina, di espiantare gli organi.Sta di fatto che - racconta il docente di Cardiochirurgia - si sono cominciati a osservare i primi battiti cardiaci. Ed è ricomparsa in tutti noi, medici e personale infermieristico, la speranza di vedere una ripresa dell’attività cardiaca». Il miracolo, dunque, c’è stato. «La lunghezza dell’assistenza circolatoria così prolungata ci aveva, infatti, fatto temere il peggio» spiega Vosa. Il cuore di Mattia, dunque, nei giorni successivi al primo timido battito ha cominciato a dimostrare un’attività più o meno regolare fino a che non si è deciso di staccare completamente il sistema di assistenza meccanica, mentre riprendeva nel piccolo paziente una contrazione dell’organo e una pressione adatte alla vita. Durante il periodo immediatamente successivo Mattia è stato sempre aiutato dal respiratore automatico. Non appena è stato estubato ha cominciato a sorridere a tutti, a reagire agli stimoli attorno a lui, a riconoscere i genitori che avevano sempre pregato e sperato. Poi di lì a qualche giorno la ricorrenza del secondo compleanno. Quale occasione migliore per una grande festa in reparto con tutto lo staff che lo ha accudito come un figlio. Una festa a cui hanno partecipato anche tanti altri piccoli pazienti.

Fonte :Il Mattino

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