Consigli della pedagogista Rosa De Martino La Pedagogia (e didattica) speciale...
La Pedagogia (e didattica) speciale sono comparti della pedagogia con il quale si affrontano i problemi educativi di alcune persone speciali, ovvero come oggi sì è soliti dire, i problemi di persone che hanno BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI (Bes). Nel linguaggio ufficiale della pedagogia e della sanità, Bes sta per BISOGNI EDUCATIVI SPECIALI ed indica perciò i bisogni propri delle persone in difficoltà, per effetto "di danno", ostacolo o "stigma sociale", indipendentemente dall'eziologia e in considerazione di quanto è per loro utile assicurare mediante appropriati interventi educativi. In qualche modo quella funzione viene oggi recuperata e reinterpretata da chi si occupa di facilitare il pieno accesso nella città e il pieno esercizio della cittadinanza attiva, anche a coloro che presentano BISOGNI EDUCATIVI EDUCATIVI. lI problema di oggi è più l'uguaglianza che non la diversità, infatti provo a fare distinzione tra DIFFERENZA e DIFFERENZA. Gli uomini sono diversi, come nella coppia diversi sono il maschio e la femmina, però fatti della stessa carne e perciò UGUALI, nella dignità, distinti sotto il profilo della sensibilità, ma uguali rispetto al fascio dei diritti e delle prerogative. La Pedagogia speciale si fa carico della diversità dello sviluppo e lavora perchè non determini differenze sociali. Dal punto di vista EURISTICO: a partire dalla valorizzazione della persona, dalla sua dignità e dalle sue effettive risorse, dalla effettiva possibilità di attivare le sue energie compensative e di muoversi lungo prospettivi di recupero. L'omologazione di mercati, tende ad appiattire le specialità culturali e a proclamare l'uguaglianza di tutte le culture, perchè è più facile fare accettare lo stesso prodotto in contesti anche lontani ed anche molto diversi. LA DIVERSITA' NON E' PIU' CONTENIBILE, in spazi esterni alla famiglia, al gruppo, alla nazione. La differenza contrassegna l'unicità della persona, il suo essere incomprensibile o forse improponibile se non la si potesse riconoscere come esclusiva nei suoi atteggiamenti, nella sua corporeità, nelle sue rappresentazioni, nei suoi vissuti, nella mente, nell'affettività, nella totalità delle sue manifestazioni. Quando parliamo di DIVERSITA' è più facile associarle l'idea di anomalia e quasi di una possibile distanza tra chi osserva (il cosiddetto normale) e chi viene osservato (il cosiddetto diverso). Quello che conta oggi è l'idea di INTEGRAZIONE dei soggetti che va inteso come compito da assumere, come preoocupazione costante della persona o anche come premura educativa. Il nostro pensiero è quello all'INTEGRAZIONE e alle cure appropriate, agli sfondi, alle strutture, alle idee guida, alle matrici culturali e pensiamo ad una mansione come dirigere l'APPRENDIMENTO, verso ciò che lega e coordina i dati di conoscenza, quindi: INTEGRARE VUOL DIRE COMPLETAMENTO, ossia a colmare i vuoti, i ritardi, le lacune dell'esperienza conoscitiva, e per ultimo vuol dire RICONDURRE ALL'UNITA' LA MOLTEPLICITA' dei dati dell'esperienza.
Dr. Rosa De Martino foto di Rosa De Martino
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