CASERTA NEWS Camorra. Il boss in aula: «Ho ucciso 25 uomini, ma non Menditto»

INSERITO DA ANGELA CECERE Il colpo di scena arriva in diretta dal carcere di Parma, attraverso il monitor che consente al boss al 41 bis di assistere all’udienza del processo che per lui rischia di finire con una condanna all’ergastolo. Domenico Belforte, il capoclan irriducibile dei Mazzacane di Marcianise, chiede di prendere la parola ed annuncia di aver depositato una lettera di «dissociazione» dalla cosca e nella quale si autoaccusa di venticinque omicidi. Contestualmente, il ras prende le distanze dal delitto per il quale il pm Luigi Landolfi della Dda di Napoli ha chiesto il massimo della pena per lui e per altri nove imputati. «Né io, tantomeno Camillo Bellopede, abbiamo ammazzato Alessandro Menditti. Personalmente - la dichiarazione autoaccusatoria - ho ucciso venticinque persone, ma non lui»: ha dichiarato il capoclan, spiazzando tutti. «Per questa ragione - ha spiegato Belforte - ho scritto una lettera e l’ho depositata all’ufficio matricole del penitenziario in cui mi trovo detenuto, affinché venga inviata sia alla procura che al giudice». «Ho indicato tutti gli omicidi cui ho preso parte, ma non questo di Menditti in quanto non l’ho commesso». Dichiarazioni confessorie, dunque, che vedrebbero Domenico Belforte coinvolto in un quarto degli omicidi verificatisi durante la faida di Marcianise, visto che suo fratello Salvatore, pentito da alcuni mesi, ha raccontato che nel corso della guerra di camorra tra il loro clan e i Piccolo furono ammazzate più di cento persone. Nè la dissociazione, dunque, tantomeno la confessione degli omicidi, cambierebbero lo status dell’imputato: Domenico Belforte si dissocia dal clan, si attribuisce la paternità di venticinque omicidi, ma non è un pentito. D’altro canto, Belforte non ha recovato il suo avvocato di fiducia, che resta Dario Vannetiello del foro di Benevento. Dopo le dichiarazioni a sorpresa, il gup Paola Russo ha annunciato che la lettera in questione verrà esaminata e, naturalmente, i casi che vengono annoverati saranno considerati uno per uno. Chiarire innanzitutto quali siano gli omicidi che Belforte dichiara di avere commesso, capire se, visto il pentimento di suo fratello, il boss non stia cercando una strategia difensiva che però se da un lato potrebbe anche evitargli l’ergastolo per l’omicidio Menditto, dall’altro lo porterebbe a guai giudiziari moltiplicati visto il numero considerevole di fatti di sangue in cui si dichiara coinvolto.
IL MATTINO
10.07.2015. 17.47
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