CASERTA NEWS La storia di Antonella: «Niente carriera, resto a casa: devo accudire i miei genitori»
INSERITO DA BARBARA PAPPACODA Non vuole più una vita di sola andata. È partita per il nord da precaria nel 2003 e non è ancora tornata a casa. Per stare accanto ai suoi anziani genitori prende il treno delle 4.25 del mattino da Aversa, la sua città, per Roma, dove insegna. Ma ora per accudire mamma ammalata e papà ormai anziano ha scelto di dire no a Renzi e non ha presentato la domanda di assunzione indicando le 100 province. Ora Antonella Della Volpe, 40 anni di Aversa, docente della scuola dell’infanzia, è stanca. Fa parte di quel 20 per cento di insegnanti che ha rispedito al mittente il piano del governo. Anche se stenta a godersi qualche giorno di vacanza a Formia dopo aver preso una decisione che cambierà ancora una volta il suo futuro. Antonella, perché alla fine non ha compilato la domanda? «Volevano portarci alla disperazione e ci sono riusciti, ma io non posso ricominciare daccapo, ho già vissuto lontano ed è una vita di privazioni. Prima cinque anni a Cesena e da sette sono nella capitale. In totale fanno 12 anni da precaria, senza nessuno accanto e con uno stipendio che a stento consente di pagare le spese. Ora dovrei rifarlo, una follia. Se sei una persona che pensa solo a sé ed è disposta a tutto, allora non hai problemi. Ma se hai il desiderio di non rinnegare le tue radici e prenderti cura dei tuoi genitori anziani, goderteli finché sarà possibile, allora ci pensi bene prima di andare». È stata una scelta presa da sola? «No, mi sono consultata con molti altri che la pensano come me. Abbiamo fatto anche il giro dei sindacati e ci hanno sconsigliato di presentare la domanda. Dai loro calcoli, noi della scuola dell’infanzia saremmo dovuti andare tra Alessandria, Pordenone e Gorizia. Non ci sono posti residui in nessun’altra parte d’Italia, a meno che tu non abbia la specializzazione per il sostegno. L’ultima telefonata l’ho fatta ieri (giovedì per chi legge, ndr) e ci è stata confermata questa linea. Io sono arrabbiata anche con i sindacati però, che hanno fatto troppo poco per opporsi allo scempio».
Ma così rinuncia a un’opportunità di lavoro stabile... «Non credo proprio. L’unica certezza è che dopo tanti anni devo ripartire da zero in un’altra città, con pochi soldi a fine mese e con la previsione di avere un trasferimento dopo 3 o 6 anni, ma solo se hai un marito o figli o altri motivi gravi. Io non sono sposata e non ho più né la volontà né la forza fisica di fare tanti sacrifici. Perché dovrei? Solo perché un governo stabilisce che cambia tutto?».
LORENZO IULIANO IL MATTINO
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