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GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Posti auto per disabili occupati da abusivi: la battaglia di Laura

13 Gennaio 2016, 08:49am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Posti auto per disabili occupati da abusivi: la battaglia di Laura
GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Posti auto per disabili occupati da abusivi: la battaglia di Laura

INSERITO DA MORENA MOTTA UDINE. È un copione visto e rivisto, eppure non smette mai di indignare. Giustamente, peraltro. A riproporlo, con un post pubblicato sabato sul proprio profilo Facebook, è stata Laura Bassi, la ragazza coinvolta nell’agghiacciante incidente stradale del 22 giugno 2014, a Gemona, nel quale persero la vita il fidanzato e altri due giovani. Lei, che aveva 19 anni, sopravvisse, ma all’incalcolabile prezzo di vedersi amputare una gamba. L’altro giorno, nell’ampio parcheggio di un negozio dell’hinterland udinese, ha trovato uno dei posti per disabili occupato da “abusivi”. Richiamati all’ordine, il primo se n’è andato scusandosi, mentre il secondo, sopraggiunto come un falco, ha fatto spalluccia e si è infilato ugualmente nel negozio. Con impudente indifferenza. Il web, naturalmente, le ha dato ragione. Succedeva sabato, appunto, e quindi con l’aggravante della pioggia e di tutte le seccature e le insidie a essa collegate. Tanto più per un disabile. Non trovando libero il parcheggio, Laura è stata costretta a lasciare l’auto a una distanza maggiore e questo le ha comportato il «rischio di scivolare con le stampelle». Ovviamente, la vettura piazzata nelle strisce gialle non apparteneva ad alcun portatore di handicap. Lei lo ha segnalato al personale del negozio e il proprietario, rintracciato dall’altoparlante, è uscito l’ha spostata. Il tempo di liberare lo stallo e un altro cliente gli è subentrato: lasciata la moglie nell’abitacolo ad aspettarlo, è smontato. Laura, presente alla scena, lo ha apostrofato. «Guardi che il parcheggio è riservato, non può metterla lì», gli dice. E lui: «Per chi, per lei?». Riluttante, lei ha risposto: «No, per le persone come me!». Con sconcertante arroganza, l’uomo ha tirato dritto, fornendo la seguente spiegazione: «Sì, ma sto solo cinque minuti». Ecco, la “novella” finisce qua. E da qua cominciano riflessioni e commenti. Oltre che le quasi 200 condivisioni che il post ha registrato in poche ore. Innanzitutto, c’è la paziente spiegazione di Laura. «Se parcheggiate in un posto riservato, sappiate che ci sono persone che devono smontarsi e rimontarsi la carrozzina sotto la pioggia. Sarebbe carino non dover parcheggiare a Canicattì solo perché voi (che potete) non volete farvi quattro passi in più a piedi. I posti riservati sono stati pensati per avere lateralmente lo spazio necessario per smontare la carrozzina». Tutto chiaro? Chissà. Molto spesso, chi si crede più furbo degli altri è semplicemente una persona maleducata, irrispettosa e tutt’altro che disposta a riconoscere i propri errori. Segue una valanga di commenti indignati, ma anche di consigli più o meno applicabili. Tra i tanti, quello dell’amico che suggerisce di «parcheggiare dietro di lui, non dandogli via di fuga, chiamare le guardie, denunciare e foto sul giornale», e quello di un altro che propone la creazione di un gruppo Fb con la pubblicazione delle foto dei trasgressori. Un amico che lavora in un negozio racconta la propria esperienza di fronte a casi analoghi: «Regolarmente posiziono sul parabrezza un cartello con scritto “Parcheggio riservato... ecc., la sua targa verrà segnalata agli organi competenti”. Lo sai che una mia cliente mi ha telefonato in ufficio dicendomi che mi avrebbe denunciato perché io non posso sostituirmi a un ufficiale per registrare la sua targa?!». Sconsolanti anche le risposte ottenute dalla stessa Laura nel tempo dalla polizia locale e dai carabinieri di volta in volta interpellati. «Non può fare la foto, perché dobbiamo essere presenti noi», «Siamo arrivati, ma non l’abbiamo trovata e siamo andati via», «”Le mando la municipale”, e dopo 45 minuti che aspettavo non è arrivato nessuno». Per non parlare dell’amico disabile che ha raccontato di essere stato multato, nell’unica volta in cui aveva dimenticato di esporre il tagliando e nonostante avesse poi dimostrato la propria disabilità. E allora che fare? Laura una soluzione ce l’ha. «Vado a fare degli adesivi biadesivi – scrive e ci conferma anche al telefono –, così fa una bella figuraccia a levarlo e gli rimane pure la colla attaccata».

di Luana de Francisco IL MESSAGGERO VENETO

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