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Consigli della pedagogista Rosa De Martino IL PEDAGOGISTA NELL’ACCOMPAGNAMENTO ALLA MATERNITÀ

10 Luglio 2016, 16:23pm

Pubblicato da Giornalino Ass. Diversamente Abili Penisola Sorrentina della dott. Rosa De Martino

Consigli della pedagogista Rosa De Martino IL PEDAGOGISTA NELL’ACCOMPAGNAMENTO ALLA MATERNITÀ

"Obesità infantile". Appena si preannuncia l’arrivo di una nuova vita, la donna sente che la sua esistenza subirà mutamenti profondi: l’instaurarsi di una gravidanza implica per l’organismo femminile una serie di cambiamenti biologici che non possono essere però scissi da variazioni altrettanto importanti di natura emotiva e psicologica. Tutta l’unità psicofisica è impegnata nell’adattamento alla nuova situazione: il corpo, in maniera del tutto fisiologica, si adegua gradualmente al nuovo stato mentre dinamismi più sottili entrano in gioco per quanto concerne l’adattamento psicologico. Pur ritenendo riduttivo parlare di una peculiare “psicologia della donna in gravidanza” ritengo che si tratta di un evento che coinvolge profondamente la persona, originando stati di bisogno particolari che possono spaventare chi li sperimenta. L’inizio di ogni vita è un’iniziazione alla speranza, al bene, alla fiducia e dovrebbe coincidere con la migliore delle accoglienze ma spesso la donna si sente contemporaneamente esaltata ed inadeguata nel compito di dare vita alla vita. Il pedagogista clinico ha il dovere di promuovere nella persona l’intenzionalità a nuovi status, nella conquista e nel mantenimento di un equilibrio, per il raggiungimento dello stato di identità. Egli ha a disposizione una serie di tecniche e metodologie proprie, atte ad offrire aiuto e supporto alla donna per affrontare i molteplici bisogni del periodo dell’attesa, alla coppia per aiutarla a vivere una grandiosa lezione che dura nove mesi, affrontando le proprie emozioni come uno stimolo alla crescita ed all’arricchimento. La scienza medica mette a disposizione tecniche sempre più sofisticate, impegnando la donna in un fitto programma di esami e controlli che scandiscono i mesi dell’attesa secondo un calendario preciso: se da una parte, tutto questo è finalizzato a monitorare l’andamento della gestazione e ne riduce al minimo i rischi, dall’altra, tende a svuotare l’evento di significati soggettivi, uniformando i percorsi. Il punto di vista medico fornisce una classificazione universalmente condivisa che è una descrizione delle fasi dello sviluppo della vita; la pedagogia clinica, pur muovendosi in parallelo e risultandone arricchita, ci può introdurre nei vari periodi in termini di movimenti affettivi-emotivi che coinvolgono gli adulti che hanno dato la vita. Consapevole delle tecniche che costituiscono il proprio bagaglio, il pedagogista clinico dimostra un vivo interesse verso il rapporto adulti-bambino, arricchendo il linguaggio dell’attesa con una terminologia che può aiutare a fare emergere i fatti emotivi vissuti dalla donna e dalla coppia. In tale prospettiva, nasce l’esigenza di ripensare i classici corsi di preparazione al parto in un’ottica pedagogico-clinica per educare a vivere l’attesa come stimolo alla crescita ed all’arricchimento personale. La pedagogia clinica possiede gli strumenti idonei per parlare all’eroe inesperto che è presente in ogni persona e lasciare che sia anche la parte creativa che abita le anime, a trovare le soluzioni per compiere il prodigio più grande ed antico, con tutte le energie di cui la persona è capace. Nell’ultimo secolo, è andato via via crescendo l’interesse per la gravidanza, sia sotto il profilo fisico (il dolore) sia sotto quello psicologico. Ciononostante, ci si imbatte quotidianamente nei deludenti risultati dei corsi di preparazione al parto che ad oggi continuano ad essere l’unica offerta formativa per la donna, se si escludono corsi di yoga e di nuoto per gestanti. La visione tradizionale, sottolineata dalla terminologia medica, circoscrive la gravidanza come qualcosa di esclusivamente materno ed il periodo prenatale come proprio del bambino nelle sue fasi di sviluppo embrionale e fetale: nessuna considerazione dunque per il padre. In pedagogia clinica invece l’attesa è definita come il periodo che va dalla nascita biologica, avvenuta nel momento del concepimento, fino alla nascita o conoscenza e coinvolge pertanto la coppia. Partendo da tali considerazioni e dall’estrema efficacia dimostrata dalle tecniche di pedagogia clinica sul benessere psico-fisico della persona e sul rinforzo dell’Io, il pedagogista clinico è in grado di elaborare un percorso di accompagnamento alla maternità, da realizzare in atelier che lo impegna, responsabilmente e consapevolmente, ad assumere un ruolo educativo all’interno del proprio contesto sociale. Il percorso permette di esplorare l’esperienza emozionale interiore della attesa; molte donne affrontano la gravidanza in uno dei seguenti modi: come una crisi disastrosa, come qualcosa che deve essere sopportato o come un’opportunità di crescita personale. In tutti i casi, l’esperienza in atelier potrà arrecare benefici profondi che dureranno a lungo e che derivano dalla conoscenza di sé, dall’incremento dell’autostima e dall’intensificazione dei rapporti interpersonali. In particolare, non vengono proposte tecniche che sollecitano il controllo razionale a scapito del recupero dei vissuti istintuali, tanto più che durante la gravidanza, data una maggiore attività parasimpatica del sistema nervoso, l’attenzione vigile tende più facilmente a distrarsi e si accentua la vicinanza con le parti più emotive di sé stesse. Il percorso vuole essere un’occasione unica per trarre pieno giovamento dall’esperienza della gravidanza: la donna infatti, imparando a seguire il ritmo naturale delle modificazioni che coinvolgono il proprio corpo, si concilia con la parte filogeneticamente più antica del cervello, l’emisfero destro per scoprire in sé risorse nuove e positive. La pedagogia clinica offre alla donna l’opportunità di trovare in sé stessa tutto ciò che le è di aiuto, per affrontare serenamente la gravidanza: un maggiore sentimento di sé induce un’espansione dei campi sensoriali; l’abitudine ad ascoltare e ad ascoltarsi lascia fluire i messaggi del corpo, senza contratture e blocchi muscolari e/o respiratori che li ostacolano. Tutto questo non può che giovare alla mamma ed al bambino, aiutando a superare lo stato di stress, a liberare gli stati tensionali lasciando fluire le paure e i disagi. Per ragioni soprattutto culturali, nella maggior parte delle persone, la coscienza sembra essere dominata dall’emisfero sinistro: l’unione delle due menti crea invece qualcosa di infinitamente più potente; tramite stimoli adeguati, il corpo calloso stabilisce una comunicazione intersferica che porta ad una integrazione globale ed olistica. I metodi e le tecniche proposte dal pedagogista clinico hanno continuamente presente questo concetto ed aiutano a fare entrare nella coscienza gli elementi che provengono dall’inconscio e che sono alla base di ogni trasformazione positiva. Il pedagogista clinico si fa promotore di un cambiamento di paradigma e intravede nella gravidanza un’occasione unica per riparare alle dicotomie presenti nel mondo contemporaneo: la scissione tra il corpo e la mente, la scissione tra la persona e le sue relazioni, la scissione tra il mondo dell’uomo e quello della natura. La donna che si prepara a vivere la maternità può e deve essere testimonianza di un possibile ricongiungimento tra queste dicotomie per vivere con serenità ed assolvere in modo adeguato al proprio compito. La visione olistica della persona è alla base dell’agire del pedagogista clinico e lo induce a sviluppare tecniche per lo sviluppo delle facoltà intuitive che permettono di trovare risposte adeguate alle situazioni di disagio. foto di Rosa De Martino.

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