GIORNALINO ASSOCIAZIONE DIVERSABILI PENISOLA SORRENTINA DELLA DOTT.ROSA DE MARTINO Investire nella prevenzione e nell’innovazione, la proposta di Meridiano Sanità
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’Italia è ancora indietro per quel che riguarda gli investimenti nel settore della Sanità. Secondo Meridiano Sanità il nostro Paese può generare valore aumentando gli investimenti su due settori: innovazione e prevenzione. L’Italia, secondo il rapporto dell’OCSE Health Statistics 2015, spende 2355 euro per la spesa sanitaria pro capite totale ed è molto indietro rispetto alla media dell’Unione Europea e inferiore rispetto a Germania, Francia e Regno Unito. Fra questi Paesi e il nostro il divario è molto alto: 13% con il Regno Unito e più del 51% con la Germania. I dati sarebbero stati ben diversi se avessimo preso in considerazione il 1990: 25 anni fa la spesa prova capite del nostro Paese superava il 25%.
Nonostante si spenda poco per la sanità, l’Italia ha ancora performance superiori alla media europea per quel che riguarda lo stato di salute della popolazione (anche se preoccupano i fattori di rischio legati ai bambini e all’aspettativa di vita in buona salute), performance in linea con la media europea in efficienza e appropriatezza e qualità dell’offerta sanitaria e performance inferiori rispetto alla media europea per quel che riguarda la risposta ai bisogni di salute. A preoccupare sono i dati relativi ai vaccini, soprattutto quelli pediatrici.
Delude anche la spesa in prevenzione, che, come ha indicato AGENAS, è stata di 4,9 miliardi nel 2013, il 4,19% del totale, rispetto all’obiettivo del 5% stabilito dai LEA, manca un miliardo di euro in finanziamenti. Per questo tema, Meridiano Sanità consiglia di dare maggiore valore alla prevenzione e alla promozione della salute e ridurre la diffusione delle malattie infettive e i fattori di rischi per lo sviluppo, la crescita economia e il welfare. Sul piano operativo si dovrebbe lanciare una campagna informativa per capire la vera importanza dei vaccini; aumentare e migliorare i programmi di screening a livello nazionale per eliminare differenze fra regioni e ridurre, infine, i fattori di rischio modificabili. Per le risorse economiche, invece, istituire un fondo nazionale per i vaccini, trattare gli interventi di prevenzione con un rapporto costo-efficacia e trovare fondi innovativi.
Per quanto riguarda, invece, l’innovazione, in Italia è ancora molto basso il consumo di nuovi farmaci rispetto agli altri Paesi europei. Il consumo dei farmaci nuovi sul mercato, introdotti nel 2014, è inferiore al 91,2%, 81,6% per quelli introdotti nel 2013: dati che sono molto indietro rispetto al resto d’Europa, gli stessi che riguardano gli investimenti nel settore farmaceutico. Questo settore può essere al centro di produttività, crescita e innovazione della sanità italiana.
Per Meridiano Sanità l’innovazione gioca un ruolo centrale, da salvaguardare per ottenere migliori risultati e non va sottovalutata la digitalizzazione delle attività, dei processi e dei dati. Per risollevare questo settore bisogna migliorare gli Health Technology Assestment (1), avere un modello per la spesa farmaceutica più semplice, individuare nuove collaborazioni fra pubblico e privato nella ricerca, monitorare l’accesso all’innovazione farmacologica, aumentare la sanità digitale.
Sulla spesa sanitaria, Meridiano Sanità propone di mantenere costante il rapporto spesa/PIL; avere e garantire una programmazione pluriennale e finanziamento integrativo.
In conclusione per Meridiano Sanità, investire è la chiave di tutto: migliorerebbe i risultati sanitari e l’aspettativa di vita e di buona salute, conterrebbe i costi, aumenterebbe la produttività lavorativa e migliorerebbero l’ecosistema della ricerca e della produzione nel settore life sciences.
Fonte: Ambrosetti
(1) Secondo il ministero della Sanità “un approccio multidisciplinlare per l’analisi delle implicazioni medico-cliniche, sociali, organizzative, economiche, etiche e legali di una tecnologia attraverso la valutazione di più dimensioni quali l’efficacia, la sicurezza, i costi, l’impatto sociale e organizzativo”.
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