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CAMPANIA NEWS NAPOLI Turismo, il rapporto tenuto nascosto «La crescita più bassa d'Italia»

30 Maggio 2013, 09:36am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Capri

397292 104896189669319 1023336315 nINSERITO DA MICHELE PAPPACODA Lo studio adesso è pubblico per volontà di Emilio Becheri, dell’Università di Firenze che l’ha redatto, che ne ha denunciato l’«occultamento» e ce lo ha fornito Capri.

NAPOLI - La Campania, nel 1995, ospitava il 33% dei turisti del Mezzogiorno. Undici anni dopo, nel 2006, la percentuale era scesa ad appena il 26%. A Napoli era crollata del 10%. E la regione era quella con il tasso di crescita più basso di tutt’Italia. È forse a causa di questi dati negativi che il Rapporto sul turismo è stato tenuto nascosto per cinque anni, cioè dal 2008 fino a due giorni fa? O, piuttosto, si volevano celare le altre critiche contenute nel dossier, quelle su «scarsa attrattività», «basso grado di internazionalizzazione», «mancanza di collaborazione», «giudizi di insoddisfazione per trasporti, parcheggi, traffico, manutenzione delle strade e pulizia delle aree pubbliche»? Comunque sia andata, quello studio adesso è pubblico per volontà di Emilio Becheri, il docente dell’Università di Firenze che l’ha redatto, che ne ha denunciato l’«occultamento» e che su richiesta del Corriere del Mezzogiorno l’ha inviato a questo giornale e poi pubblicato sul sito della società Mercury. «La responsabilità della diffusione di questo volume a più di cinque anni dalla sua realizzazione è esclusivamente mia», scrive. Postilla di non poco conto. IL DOSSIER - Il dossier, infatti, era stato commissionato nel 2006 dalla Regione Campania (all’epoca il governatore era Antonio Bassolino, gli assessori al Turismo nell’ordine Marco Di Lello e Claudio Velardi) alla stessa Mercury, a Città della Scienza, al Dipartimento di Analisi dei sistemi economici e sociali dell’Università del Sannio e alla Doxa. Era dunque la Regione a decidere cosa fare di quel rapporto. E lo tenne chiuso nel cassetto, se è vero che fino ad ora ne sono stati pubblicati singoli stralci (nessuno «critico») sul sito dell’Osservatorio nazionale del turismo. «Eppure — chiosa il prof — è ancora oggi lo studio più completo». Emilio Becheri, per chi non ricordasse le puntate precedenti di quest’inchiesta, è uno dei maggiori esperti del settore. È il docente che ha coordinato il «Rapporto annuale sul turismo 2013» (per il quale solo 13 stranieri su 100 scelgono il Sud per le vacanze). E che nell’intervista pubblicata sabato scorso ha rivelato: «Fui chiamato a far parte dell’Osservatorio sul turismo in Campania. Non se n’è fatto nulla, forse perché venivano fuori cose che non si voleva fossero dette, dati che confermavano le criticità, il mancato sviluppo».

DATI FINALMENTE PUBBLICI - Quei dati, da martedì notte, sono pubblici. Ma cosa rivelava di tanto compromettente lo studio concluso nel 2008? Il trend, innanzitutto: «È da evidenziare la performance negativa della Campania, che nel 1995 possedeva una quota di presenze di circa il 33% di quelle del Mezzogiorno, nel 2000 il 31% e nel 2006 il 26%. (... ) E anche nel 2007 la regione continua a perdere la propria quota di mercato. Nel caso della città di Napoli gli effetti esogeni negativi non sono valutabili solo in termini di pura diminuzione del movimento, ma appaiono ancora più gravi in quanto va tenuto conto anche dell’aumento che nel frattempo si è verificato nelle altre grandi città (le cui presenze sono aumentate di circa il 5%), per cui in realtà, se si tiene conto del mancato incremento, la diminuzione di presenze reali non è del 4.6% risultante dal confronto fra anno 2007 e anno 2006, ma intorno al 10%». E ancora: «Se è vero che il settore turistico è uno dei fattori trainanti dell’economia della Regione Campania, è anche vero che il sistema è caratterizzato da una diffusa presenza di imprese stagionali, fenomeno che comporta lunghi periodi di chiusura durante l’anno delle attività delle imprese che non consente una piena occupazione ed un alto indice di utilizzo delle strutture. (... ) Non si comprende perché l’area, che ha una stagione climatica assai migliore di quella delle regioni del Nord e del Centro, presenti in realtà una concentrazione di presenze assai più accentuata». Insomma, le cose per il turismo non è che andassero proprio alla grande. E ciò — ha sottolineato lo stesso professor Becheri — a prescindere dall’emergenza rifiuti dell’epoca: «Il deficit del turismo ed il suo poco sviluppo erano un fatto precedente, già evidente prima». Il motivo? «La Campania identifica un sistema in una fase di transizione, sia per il modesto livello di consapevolezza, fiducia e spirito collaborativo dei vari attori, sia per la mancanza di uno o più soggetti in grado di tracciare un percorso strategico unitario, che selezioni e combini opportunamente le diverse componenti territoriali afferenti alla filiera turistica. Per questo sono necessari una serie di passaggi graduali prima che si possa auspicare la creazione di una vera e propria destinazione turistica e che se ne manifestino gli effetti in termini di significativi aumenti dei flussi di incoming».

I PUNTI CRITICI - Il dossier, tra l’altro, evidenzia alcuni punti critici che permangono ancora oggi, come ad esempio «le condizioni di saturazione di alcune tra le principali vie di collegamento regionali, come ad esempio la linea ferroviaria tirrenica ed il tratto autostradale Napoli-Avellino-Benevento». E non solo: «Il traffico aereo è ancora tutto localizzato nell’aeroporto di Capodichino, ed i collegamenti marittimi e commerciali si avvalgono quasi esclusivamente dei porti di Napoli e Salerno. (... ) Un dato che può legittimare le preoccupazioni degli addetti ai lavori e la necessità di ulteriori investimenti in infrastrutture è quello relativo ai giudizi espressi dagli intervistati, che risultano non raggiungere la soglia minima di soddisfazione in merito alla facilità di spostamento sul territorio. Viene giudicata, inoltre, appena soddisfacente la qualità della segnaletica, e anche in merito alle condizioni ambientali i giudizi espressi sono di insoddisfazione per viabilità, parcheggi, traffico, pulizia e manutenzione delle strade e delle aree pubbliche». Una sorpresa la riserva anche un altro settore dell’indagine, quello sulle motivazioni alla base della decisione di effettuare un viaggio in Campania. «Prevale il desiderio di relax fisico e mentale (26%): seguono la possibilità di trascorrere del tempo con parenti o amici (22%) e il desiderio di avventura (9%)». La sorpresa? «Meno significative appaiono altre motivazioni, tra cui in particolare gli interessi enogastronomici (4,7%), la partecipazione ad eventi culturali (2,5%) e, sorprendentemente, le bellezze paesaggistiche e naturalistiche (1,5%)». Chissà, forse sarà colpa anche della «mancata realizzazione di campagne di web marketing», ma la realtà è che «l’offerta e la relativa immagine promossa è qualitativamente inferiore alla media delle altre destinazioni turistiche nazionali». I SITI WEB - Il riferimento, scrivevano gli autori del rapporto, è ai siti web degli enti provinciali per il turismo: «Ept è un acronimo che dal 1983 non si dovrebbe più utilizzare, ed in Italia sono pochi a sapere che in Campania esiste ancora». Cos’è cambiato dal 2008 a oggi? Nulla. Il sito che pochi conoscono è sempre lì (www.eptnapoli.info), e sulla home page ieri aveva appena due notizie. Una relativa all’«Educational tour» per gli operatori giapponesi (20 maggio 2013) e un’altra sulle «Manifestazioni fieristiche in ambito turistico anno 2013» che risale addirittura al 25 gennaio di quest’anno. Sembrerà paradossale, ma le cose — nel periodo preso in esame dal rapporto — non andavano bene neppure in un settore apparentemente di forza, quello del turismo nautico: «L’area analizzata presenta delle carenze. Se infatti da un lato in quasi tutti i porti non mancano i servizi primari all’attracco delle imbarcazioni, dall’altro le strutture appaiono deficitarie per quel che concerne la fornitura di servizi collaterali all’approdo». E un altro limite è costituito dall’assenza della capacità di fare rete: «Manca una vera e propria identità regionale, perché i diversi prodotti di richiamo hanno una valenza autonoma». LE CONCLUSIONI? NEGATIVE - Le conclusioni? Decisamente negative. E forse è per questo che, per dirla con il professor Becheri, «non si voleva che fossero rese note». Eccole: «Va preso atto che la Campania è la regione che ha trovato le maggiori difficoltà nello sviluppo turistico nel periodo 2000-2006. In termini di arrivi, considerando il tasso medio annuo di sviluppo, è la sola regione che vede una diminuzione del numero (-0.2%) rispetto alle altre regioni italiane, che registrano un aumento medio del 2.5%. Considerando il periodo 1995-2006, la Campania presenta una variazione media annua degli arrivi e delle presenze rispettivamente di +1.8% e di +1.0%, assai inferiore alla media nazionale che è del +3.0% e del +2.3%». Post scriptum. Gli addetti ai lavori, in mancanza di notizie certe, stimano orientativamente il costo di un tale rapporto tra i 200 e i 300mila euro. È falso? È possibile conoscere la cifra esatta che fu stanziata? E comunque, al netto delle opinioni degli esperti, che senso aveva spendere soldi per un dossier da tenere nascosto?

Gianluca Abate CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

30 maggio 2013

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