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geografia

GEOGRAFIA STORIA DELLA VALLE D'AOSTA

16 Novembre 2021, 08:35am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Farmacie in Valle d'Aosta - Regione autonoma Valle d'Aosta

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA La Storia della Valle d'Aosta riguarda le vicende storiche relative alla Valle d'Aosta, la più piccola Regione italiana. Molto spesso, per questioni organizzative e amministrative, Aosta viene definita come provincia unica della regione. In realtà, la provincia di Aosta è stata abolita con decreto legislativo il sette settembre 1945[1]. La Valle d'Aosta è una delle quattro prime regioni autonome istituite in Italia nel 1948. Frontaliera con la Francia e la Svizzera, essa è caratterizzata per il suo particolarismo linguistico. La popolazione parla una lingua galloromanza, definita francoprovenzale, il patois valdostano. La Valle d'Aosta è una regione storicamente unicamente francofona, in particolare a partire in particolare dal 1536, anno in cui il Conseil des Commis scelse il francese come lingua di lavoro, ossia tre anni prima che la Francia stessa adottasse tale lingua per gli atti ufficiali (Ordinanza di Villers-Cotterêts)[2]. Nel 1532, ad Aosta fu inoltre redatto il primo atto notarile al mondo in francese[3]. Il francese divenne lingua ufficiale della Valle d'Aosta nel 1561 con l'Editto di Rivoli, e l'evoluzione storica ha portato alla recente costituzione di una regione ufficialmente bilingue, dove l'italiano, introdotto nella prima metà del XX secolo in maniera forzata durante il periodo fascista, e il francese godono di uno status di lingue ufficiali paritarie[4]. Storia antica La Valle d'Aosta era abitata dalla popolazione celtica dei Salassi (sono stati rinvenuti comunque megaliti risalenti al 3000 a.C.). Nel 25 a.C. fu conquistata dai Romani, che vi fondarono Augusta Prætoria Salassorum, l'odierna Aosta. Importante sotto il profilo militare e strategico per il controllo dei valichi del Piccolo e del Gran San Bernardo. Altre città furono fondate lungo la valle della Dora Baltea, come Carema (Quadragesima Galliarum, cioè « alla quarantesima pietra miliare della via delle Gallie »), dove si trovava un posto di controllo, Quart (Ad quartum lapidem, cioè « alla quarta pietra miliare »), Chétoz (Ad sextum lapidem, cioè « alla sesta pietra miliare »), Nus (Ad nonum lapidem, cioè « alla nona pietra miliare »), Diémoz (Ad decimum lapidem, cioè « alla decima pietra miliare »), che indicavano la distanza a partire da Aosta. Altri borghi e guarnigioni militari erano Verrès (Vitricium), Châtillon (Castellio), oppure i fundi di Charvensod (Calventianus), Gressan (Gratianus) e Jovençan (Joventianus). I coloni Aymus e Avilius, proprietari del Ponte acquedotto di Pont d'Aël, diedero il nome a Aymavilles (Ayma-villes)[5]. Il popolo dei Salassi potrebbe appartenere alla cultura di Hallstatt, una cultura celtica. Discendono dalla tribù degli Allobrogi; per un aumento intensivo della popolazione, poi, si spinsero verso il Mediterraneo, seguendo l'antica Via del sale, arrivando in Valle d'Aosta, nella zona della Dora Baltea, e nel Canavese nel 1200 a.C.; sovrapponendosi ad altri gruppi etnici già presenti nella regione[6]. Un indicatore dell'origine celtica dei Salassi è dato da alcune parole, quali "berrio" (= pietra) e "bletsé" (= mungere), del patois valdostano. Medioevo In seguito alla caduta dell'Impero romano d'Occidente la Valle d'Aosta inizialmente fu sotto il dominio di Odoacre per poi entrare a far parte del Regno ostrogoto sotto re Teoderico. A seguito della guerra gotica la Valle d'Aosta venne annessa alla Prefettura del pretorio d'Italia, infine venne conquistata dalle truppe di Alboino nel 568 divenendo parte del Regno longobardo. Approfittando del periodo d'anarchia seguito alla morte di Clefi, il merovingio Gontrano, re dei Franchi d'Orléans, sconfisse i longobardi, annettendosi Aosta e Susa nel 575. A seguito della conquista del regno longobardo da parte di Carlo Magno nel 774, Aosta e Susa seguirono le sorti del regno d'Italia. Sotto l'Impero carolingio si sviluppò la Via Francigena, percorso di pellegrinaggio dal nord Europa verso Roma, compiuto valicando il colle del Gran San Bernardo. Saint-Rhémy-en-Bosses, Aosta, Pontey e Pont-Saint-Martin sono tappe menzionate da Sigerico di Canterbury nel 990. Per volontà di Ottone I di Sassonia, che intendeva garantirsi libero accesso al regno d'Italia, nel 972 Aosta venne assegnata a suo cognato Corrado III di Borgogna e rimase parte del regno di Borgogna fino al 1032. Come conseguenza si consolidarono i rapporti politici, economici e commerciali verso l'altro versante delle Alpi. A lungo andare, in Val d'Aosta si diffusero e svilupparono dialetti francoprovenzali analoghi a quelli parlati in Savoia, nel Delfinato e nell'attuale Svizzera Romanda. Nel 1032 divenne contea di Umberto Biancamano e da allora il suo destino fu legato alla dinastia sabauda, che nel 1302 la trasformò in ducato e le concesse sempre ampia autonomia. Rappresentante del conte di Savoia era il balivo che sino al Trecento era chiamato podestà. Date le caratteristiche naturali della regione, la nobiltà feudale ebbe a lungo un peso preponderante nella sua storia politica e sociale e i numerosi forti e castelli furono centri di vita politica, economica e culturale, oltre che militare. Rinascimento Nel 1496 viene istituita la dignità di governatore e luogotenente del Ducato di Aosta che fa perdere di importanza il ruolo del balivo.[7] Risale a questo periodo anche la Chronique de la maison de Challant, prima opera storiografica conosciuta sulla Valle d'Aosta, scritta da Pierre Du Bois. Nel 1536, in seguito all'invasione da parte di Francesco I di Francia dei territori di Casa Savoia (tranne che della Valle d'Aosta), fu istituito il Conseil des Commis. L'anno seguente venne firmato un trattato di neutralità tra la Valle d'Aosta e Francesco I di Francia. Secoli XVII e XVIII Nel 1630 la peste colpì pesantemente la popolazione uccidendone due abitanti su tre[8]. Per riuscire a colmare le lacune lasciate dalle numerose morti soprattutto nel mondo agricolo e artigianale, numerosi coloni della Svizzera, della Savoia e dell’Alto Piemonte si stanziarono in Valle e si mescolarono alla popolazione. Tra la fine del secolo e l'inizio di quello successivo, la Valle d'Aosta fu occupata due volte dalle truppe francesi, nel 1691 e tra il 1704 e il 1706. Nel 1777, secondo il canonico Pierre-Louis Vescoz[9], la coltivazione della patata fu introdotta in Valle d'Aosta dal notaio Jean-François Frutaz, che la seminò per la prima volta a Châtillon[10]. La Chiesa cattolica, presente con un vasto numero di religiosi e di monasteri, ebbe una sensibile influenza tradizionalista e reazionaria sulla popolazione. I Valdostani si ribellarono alle misure imposte dal "Despota illuminato" Carlo Emanuele III di Savoia e dal suo successore il figlio Vittorio Amedeo III, tra le quali vi fu la soppressione del Conseil des Commis. L'antica legislazione che vigeva in Valle d'Aosta fu definitivamente abolita dopo la pubblicazione delle Royales constitutions, a Aosta, il 24 novembre 1770. Nel corso della Rivoluzione francese, la Valle d'Aosta fu invasa dalle truppe rivoluzionarie francesi nell'aprile 1794. Fu subito occupata e annessa de facto alla Francia nel 1796, quindi de jure nel 1802, quando fu inserita nel dipartimento della Dora, uno dei dipartimenti in cui era stato suddiviso il Piemonte annesso alla Francia e divenuto nel 1802 regione francese denominata Au delà des Alpes. La diocesi di Aosta fu soppressa nel 1803 (verrà ricostituita dopo la caduta di Napoleone nel 1817). La Valle d'Aosta fu resa nel 1814 al ducato di Savoia di cui seguirà l'evoluzione verso il liberalismo politico nel corso della prima parte del XIX secolo. Con la Fusione perfetta del 1847 anche la Valle d'Aosta entrò a far parte del Regno di Sardegna. Le prime elezioni libere ebbero luogo il 27 aprile 1848 e furono eletti, come rappresentanti della valle al Parlamento Subalpino l'avvocato Jean-Laurent Martinet, il sindaco di Aosta, Maurice Tercinod e il capitano del Genio militare Luigi Federico Menabrea. A quell'epoca le tensioni sociali nella valle si manifestavano tra i conservatori del vescovo André Jourdain e i liberali del canonico Félix Orsières. Dopo la cessione della Savoia alla Francia del 1860 e la realizzazione dell'Unità d'Italia del 1861, la Valle d'Aosta cercò di conservare le proprie tradizioni e specificità linguistiche e culturali. A partire dal 1880, a causa dell'aumento della natalità, ebbe inizio una forte emigrazione economica, provvisoria o definitiva, verso la Svizzera, la Francia e in seguito anche verso gli Stati Uniti d'America, che proseguì fin verso il 1925.

Fascismo

Il fascismo cercò di italianizzare la Valle d'Aosta, con la soppressione delle scuole di villaggio locali, le cosiddette écoles de hameau, e con l'instaurazione dell'uso esclusivo della lingua italiana negli uffici (Regio Decreto del 15 ottobre 1925, num. 1796), la soppressione dell'insegnamento della lingua francese (R.D. del 22 novembre 1925, num. 2191), l'italianizzazione dei toponimi valdostani (ordinanza del 22 luglio 1939) e la soppressione dei giornali in lingua francese Le Duché d'Aoste, Le Pays d'Aoste, La Patrie valdôtaine e dell'utilizzo del francese nella stampa. Peraltro, con il Regio Decreto n. 1 del 2 gennaio 1927, riformando le circoscrizioni provinciali, attribuì alla Valle d'Aosta lo status di provincia, elevandola da circondario della provincia di Torino, includendo però nella stessa anche il Canavese italofono (ex circondario di Ivrea).

Nella regione si organizzò una società segreta, chiamata Ligue valdôtaine, fondata dal dottor Anselme Réan, per la difesa dell'utilizzo della lingua francese e dell'identità valdostana. Parallelamente, un'intensa attività partigiana cominciò a instaurarsi e a diffondersi nelle vallate. La resistenza valdostana portò alla dichiarazione di Chivasso, siglata insieme coi rappresentanti delle vallate alpine francoprovenzali limitrofe, per la difesa del particolarismo delle comunità alpine. Un membro della resistenza, il notaio Émile Chanoux, arrestato dalla milizia fascista, morì in prigione la notte tra il 18 e il 19 maggio 1944. 

Regione autonoma

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Autonomismo valdostano.

Nel 1945, durante la seconda guerra mondiale, la provincia di Aosta e quella di Imperia caddero sotto l'occupazione della Francia, che non fece mistero dei suoi progetti annessionistici: per sbloccare la situazione intervenne personalmente il presidente statunitense Harry Truman che ordinò perentoriamente il ritiro al generale Charles de Gaulle, disposizione che fu poi eseguita, mentre il governo italiano ordinò la soppressione della vecchia provincia di Aosta con decreto legislativo luogotenenziale n°545 del 7 settembre 1945 riaccorpandola alla provincia di Torino[11].

Diventata circoscrizione autonoma nel 1946, con Federico Chabod primo presidente, ottenne dalla Repubblica Italiana la concessione dello Statuto speciale nel 1948. Economicamente per molti secoli la Valle d'Aosta visse solo di agricoltura e di pastorizia, con la diffusione di piccole proprietà spesso insufficienti alla sussistenza dei contadini e dei pastori, costretti a spostarsi in Francia o in Svizzera per lavori stagionali, o a emigrare definitivamente.

Solo dopo la Seconda guerra mondiale ci fu l'inversione delle tendenze demografiche ed economiche, con uno sviluppo turistico ed industriale che produsse un fenomeno immigratorio. Attualmente la regione, che ha una popolazione di 119.548 abitanti, ha un reddito pro capite tra i più alti in Italia[12], perlopiù grazie allo sviluppato benessere industriale del nord Italia che trasformò la Valle d'Aosta in una delle mete turistiche preferite.

FONTE WIKIPENDIA

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GEOGRAFIA IL TERRITORIO DI SALERNO Il territorio Provincia di Salerno vista dal satellite L'Agro nocerino-sarnese e la valle del Sarno Storicamente, lo sviluppo territoriale è stato pesantemente influenzato dall'assetto geografico. I primi insediamenti umani di cui si abbiano tracce interessano la parte della piana pestana più vicina al capoluogo (comune di Pontecagnano Faiano e zone limitrofe).

23 Ottobre 2021, 10:46am

Pubblicato da Miki Pappacoda

DI MICHELE PAPPACODA Il territorio
 
Provincia di Salerno vista dal satellite
 
L'Agro nocerino-sarnese e la valle del Sarno

Storicamente, lo sviluppo territoriale è stato pesantemente influenzato dall'assetto geografico. I primi insediamenti umani di cui si abbiano tracce interessano la parte della piana pestana più vicina al capoluogo (comune di Pontecagnano Faiano e zone limitrofe). In epoca storica, la provincia fu visitata dagli Etruschi che fondarono Nuceria Alfaterna e un insediamento a Fratte, ma soprattutto dai Greci, che vi fondarono un importante centro della Magna Grecia, Poseidonia, poi ribattezzata dai Romani Paestum, oggi area archeologica tra le più importanti d'Italia. I coloni greci conquistarono inoltre la città focea di Elea, che avrebbe dato i natali a Parmenide e Zenone, tra i maggiori filosofi dell'antichità. Notevole importanza ha avuto altresì la città di Eboli che, sino a qualche secolo fa, occupava un'area che si estendeva dal Sele al Tusciano, occupando anche il territorio dell'odierna Battipaglia.

Il capoluogo fu probabilmente insediamento etrusco, poi colonia greca che venne più tardi conquistata o sostituita da una colonia romana, come altri centri della provincia, al tempo della seconda guerra punica. Divenne comunque colonia cittadina nel III secolo a.C. Era in origine un castrum, un accampamento militare posto sul fiume Irno, all'inizio della valle omonima che risale verso le zone più interne della regione, Avellino e Benevento. Tale valle rivestì grande importanza negli anni successivi alla caduta dell'Impero romano d'Occidente. Nel V secolo, difatti, il territorio fu coinvolto nella guerra greco-gotica, e le zone più meridionali rimasero tagliate fuori dagli sviluppi successivi, accomunandosi alla Basilicata anche in termini di isolamento e ritardo storico a causa della relativa facilità di collegamento con l'allora Lucania attraverso il Vallo del Diano. Subito dopo, i Longobardi (succeduti ai Goti nella lotta contro Bisanzio) istituirono a Benevento un loro ducato, detto Longobardia Minor per distinguerlo dai possedimenti longobardi in Italia settentrionale. Attraverso la valle dell'Irno, i guerrieri nordici calarono poi su Salerno, allora bizantina, e la espugnarono istituendo anche lì una sede ducale (la statale che collega i due capoluoghi appunto lungo la valle dell'Irno è ancor oggi detta "dei Due Principati").

La storia della Longobardia minor finì con l'esser ancor più lunga di quella maggiore: a Salerno, infatti, il governo longobardo sopravvisse fin oltre il 1000, quando fu sostituito dal primo regno normanno d'Italia, fondato da Roberto il Guiscardo, che rovesciò l'ultimo duca longobardo Guaimario V impalmandone la figlia Sichelgaita (1077). Qualche anno dopo, i Normanni misero fine anche alla Repubblica Amalfitana, a lungo rivale del capoluogo, e si rivolsero a fini di conquista ad altre regioni, disinteressandosi delle zone meridionali della provincia (Cilento e Vallo di Diano), abbandonate alle incursioni saracene e alla fame.

 
La piana del Sele

Il successivo sviluppo della dinastia normanna, che culminò nella famosa figura di Federico II, condusse poi la Storia e il potere (e la Scuola medica salernitana, esempio di cooperazione interculturale) lontano da Salerno e dalla sua provincia, incominciando un processo di lenta decadenza. Il territorio corrispondente all'attuale provincia di Salerno, dal 1273 al 1860, fu un'unità amministrativa appartenente al Regno di Sicilia (poi al Regno di Napoli, quindi al Regno delle Due Sicilie); il suo nome era: Principato Citra ed era strutturato in Giustizierato prima (1273-1806) e Provincia del Regno poi (1806-1860).

Nel XIX secolo l'economia della provincia conobbe una forte crescita. Il settore tessile si sviluppò enormemente, grazie all'investimento di diverse famiglie svizzere, gli Züblin, Wenner, e Schlaepfer a Fratte di Salerno sul fiume Irno e poi i Mayer e i Freitag a Scafati sul fiume Sarno, che vi impiantarono una fiorente attività tessile. Tali insediamenti portarono la Rivoluzione industriale nel salernitano, favorendo la nascita di un significativo polo industriale tessile che riguarderà anche Angri e Nocera, espandendosi poi fino a Poggioreale e Piedimonte Matese, giungendo a impiegare ben 12.000 operai intorno al 1880. Prima dell'Unità, nel 1857 Carlo Pisacane trovò la morte a Sanza nel Vallo di Diano, ucciso dai contadini del posto che pensavano si trattasse di un fuorilegge. Furono molti i salernitani che appoggiarono Garibaldi nel 1860 quando attraversò la provincia diretto a Napoli (erano numerose le affiliazioni alla Carboneria risorgimentale a Salerno).[3]

L'industria alimentare ebbe un forte sviluppo durante il Regno d'Italia e fu particolarmente promossa e sovvezionata da Benito Mussolini, specialmente nell'agro sarnese-nocerino e nella Piana del Sele. Ma le fortune del tessile nella provincia subirono un forte rallentamento alla fine dell'Ottocento e la produzione andò scemando nel corso del XX secolo. L'ultima fabbrica tessile della valle dell'Irno fu delocalizzata nel settembre 2007. Il regime fascista promosse poi la bonifica della piana pestana, liberando terra fertile che fu assegnata anche a coloni da altre parti d'Italia, e con la ferrovia tirrenica (a binario unico fino al 1925) si favorirà la penetrazione della modernità in Cilento, 2500 anni dopo l'involontaria visita del mitico prototurista Palinuro, nocchiero d'Enea.

Dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale la provincia ha fatto registrare un notevole sviluppo anche industriale, specialmente nella parte settentrionale intorno al capoluogo.

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GEOGRAFIA LA GEOGRAFIA FISICA DELLA PROVINCIA DI SALERNO

23 Ottobre 2021, 10:37am

Pubblicato da Miki Pappacoda

DI MIKI PAPPACODA Geografia fisica

Per la vastità del territorio, comprendente diverse entità storico-geografiche distinte, costituisce una delle province più varie ed eterogenee d'Italia. Nella parte più settentrionale della provincia si trova l'area dell'agro nocerino-sarnese, saldata urbanisticamente con l'area vesuviana, e quindi al confine con la città metropolitana di Napoli, con la quale condivide gran parte dei servizi essenziali. Tale zona è la meno estesa della provincia (188 km²), ma la più rilevante dal punto di vista demografico (con circa 300 000 abitanti) e della densità abitativa (circa 1 800 abitanti al km²). L'agro è fertilizzato dalle ceneri vesuviane ed è irrigato dal fiume Sarno.

Sempre a nord, ma sul versante ovest (a sud della penisola sorrentina), è situata la Costiera amalfitana, catalogata dall'UNESCO come Patrimonio dell'umanità. Proseguendo verso sud-est si trova il capoluogo Salerno, che si sviluppa nel punto in cui la valle dell'Irno sfocia verso il mare, fra le propaggini dei monti Lattari e dei monti Picentini. Più ad est è invece ubicata la piana del Sele, o di Paestum, fino al Novecento terra malsana e paludosa, ma oggi zona ad elevata produttività agricola e di forte richiamo turistico. A nord della piana c'è la zona collinare e poi montuosa dell'Alto e Medio Sele, ai confini con l'Irpinia.

Oltre il Sele si trovano le vaste aree del Cilento e del vallo di Diano, territori prevalentemente montuosi e verdeggianti di difficile accessibilità, a lungo rimasti isolati dai principali flussi di traffico, ma di grande fascino paesaggistico, tanto da essere dichiarati parco nazionale e patrimonio UNESCO.

Idrografia

Il territorio, in prevalenza collinare, è ricco di corsi d'acqua. Il principale tra questi è il fiume Sele, che nasce in provincia di Avellino e sfocia ad Eboli, in località Foce Sele, a 5 km di distanza da Paestum, con una portata di circa 70 m³/s. Altri corsi d'acqua rilevanti sono il Calore Lucano (affluente del Sele), il Tanagro, il Bussento, il Sarno, il Tusciano e l'Alento (da cui prende il nome la regione cilentana).

Orografia

Tra le alture di rilievo vanno menzionate il Cervati (1898 m) e il massiccio degli Alburni col monte Panormo (1742 m), appartenenti all'Appennino lucano; il Polveracchio (1790 m) e l'Accellica (1660 m), appartenenti all'Appennino campano. Le valli di maggiore dimensione sono il vallo di Diano, la valle del Sele e la val Calore. La costa della provincia di Salerno si estende per circa 220 km, da Positano a Sapri. La sua morfologia è estremamente varia: la parte nord è occupata dalla celebre Costiera amalfitana, aspra e frastagliata, e rinomata in tutto il mondo quale meta turistica; la parte centrale è piatta ed è caratterizzata da un'ampia e ininterrotta spiaggia, orlata da una rigogliosa pineta, che si estende per più di 50 km da Salerno ad Agropoli, passando per Paestum; la parte sud, detta "Costiera cilentana", si estende per circa 100 km da Agropoli a Sapri ed è caratterizzata dal continuo alternarsi di tratti aspri e rocciosi a spiagge ampie e sabbiose.

Clima

Il clima è caratterizzato da inverni tiepidi e da estati calde e secche. La temperatura media del mese di gennaio è 10,8 °C mentre quella di luglio è di 24,5 °C. La dolcezza climatica è dovuta al fatto che il territorio provinciale è protetto dai venti freddi nordorientali (a parte la città di Salerno, che ne è esposta a causa della valle dell'Irno e all'alta valle del Sele) ed esposto a quelli sudoccidentali. Il clima è marittimo, temperato e piovoso, specie nelle zone interne. I periodi di maggiore piovosità sono l'autunno e l'inverno. Quando si verificano le cosiddette "libecciate" (correnti umide di libeccio che spirano sulla provincia) oltre alle violente mareggiate si hanno intense precipitazioni orografiche, in particolare nelle zone più esposte a questi venti (Picentini e Cilento), dove, con queste configurazioni meteorologiche, si verificano talvolta veri e propri nubifragi.

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GEOGRAFIA LA PROVINCIA DI SALERNO

23 Ottobre 2021, 10:34am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Salerno - Wikipedia

DI MIKI PAPPACODA Salerno (AFI: /saˈlɛrno/,[6][7] ascolta[?·info]; Sali̯érnë[8] in dialetto locale, [sɑˈljernə]) è un comune italiano di 129 631 abitanti[3], capoluogo dell'omonima provincia in Campania e secondo comune della regione per numero di abitanti. Durante il Medioevo, sotto la dominazione longobarda, la città ha vissuto una delle sue fasi storiche più rilevanti quale capitale del Principato di Salerno, territorio che gradualmente arrivò a comprendere gran parte del Mezzogiorno continentale italiano. A Salerno ha avuto inoltre sede la Scuola Medica Salernitana, che fu la prima e più importante istituzione medica d'Europa all'inizio del Medioevo, e in quanto tale è considerata un'antesignana delle moderne università.[9][10][11] Dal 1968 la città è sede dell'Università degli Studi di Salerno,[12] dislocata dal 1988, sotto forma di campus, nei vicini comuni di Fisciano e Baronissi. Dal febbraio all'agosto del 1944 Salerno fu sede del governo italiano,[13] ospitando gli esecutivi Badoglio I, Badoglio II e Bonomi II che portarono alla Svolta di Salerno.

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GEOGRAFIA La Campania

13 Agosto 2021, 10:30am

Pubblicato da Miki Pappacoda

GEOGRAFIA La Campania

DI PASQUALE GRECO La Campania è bagnata ad ovest dal Mar Tirreno ed è in prevalenza collinare (51%); la restante parte del territorio è montuosa al 34% e pianeggiante al 15%.

La cima più elevata si trova sul confine con il Molise ed è il Monte La Gallinola (1.923 metri). Lungo la costa tirrenica sorgono numerose isole di natura calcarea, come Capri, o di origine vulcanica, come Ischia, entrambe molto note a livello turistico. Il Volturno è l'unico fiume oltre i 100 Km di lunghezza.

La Campania è la terza regione più popolata d'Italia, dopo Lombardia e Lazio. Napoli è il capoluogo di regione e terza città italiana, con quasi 1 milione di abitanti, che diventano oltre 3 milioni nei soli 1.171 Km² dell'area della città metropolitana, corrispondente al territorio della sua ex-provincia; nella zona attorno a Napoli vi sono perciò altri grossi centri, vicini ai 100.000 abitanti, come Giugliano in Campania, Torre del Greco, Pozzuoli. Le altre province sono Salerno, Caserta, Benevento ed Avellino.

Dal punto di vista economico bisogna distinguere fra due precise zone: quella costiera attorno al napoletano e quella interna. Lungo il litorale hanno luogo tutte le maggiori coltivazioni, ortaggi, frutta, uva, olive; nell'interno si ha invece la predominanza di cereali. Da sottolineare l'allevamento dei bufali, concentrato nella Piana del Sele.

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GEOGRAFIA ECONOMIA DEL PIEMONTE

16 Marzo 2021, 10:41am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Il Piemonte: caratteristiche, storia, economia e risorse

DI MICHELE PAPPACODA L'AGRICOLTURA

L'agricoltura, anche se nell'economia del Piemonte occupa una posizione secondaria rispetto all'industria, è molto importante e sviluppata. La sua caratteristica fondamentale è il notevole grado di specializzazione raggiunto nelle diverse coltivazioni, che pone l'attività agricola della regione fra le più produttive d'Italia. Gli aspetti che favoriscono la produzione agricola sono molteplici: prima di tutto la fertilità della pianura piemontese che può contare su di un ottimo sistema di irrigazione, costituito da canali e condotti, realizzati per convogliare le acque dei fiumi e delle risorgive nei campi. Alcuni di questi canali sono navigabili e servono anche per trasportare persone e merci. Inoltre, il lavoro agricolo è attuato con tecniche e mezzi produttivi di alto livello, capaci di far fruttare al meglio i diversi terreni. Fra i prodotti più diffusi ci sono frumento, ortaggi, legumi e frutta. l'uva dei vigneti piemontesi, anche se non molto abbondante, produce vini di ottima qualità come il Barbera, il Nebiolo, il Grignolino, il Dolcetto e il Barolo. Sono, inoltre, numerose le risaie, specie nella zona fra Vercelli e Novara, da cui proviene oltre la metà della produzione nazionale di riso. Questo territorio, infatti, grazie alla presenza delle risorgi ve è particolarmente ideale per una pianta come il riso che cresce nell'acqua. Un prodotto caratteristico del Piemonte è il tartufo, un fungo molto pregiato per il sapore, che nasce sottoterra ed è presente in abbondanza nei boschi della regione. 

LE INDUSTRIE

L'economia piemontese è soprattutto industriale. Infatti, in Piemonte si trovano aziende di piccole, medie, grandi e anche grandissime dimensioni, dove lavora circa la metà della popolazione attiva residente nella regione. Quasi tutte le aziende, oltre ad essere molto attive e produrre una gran varietà di merci, sfruttano le tecniche più avanzate che permettono loro di essere competitive a livello internazionale. Il settore con più stabilimenti è senza dubbio quello meccanico, di cui fanno parte fabbriche automobilistiche come la FIAT di Torino, attorno alla quale ruota una miriade di altre aziende di dimensioni minori. Oltre alle auto, il settore meccanico produce macchinari per ufficio, motori, macchine agricole, utensili, materiali elettronici e strumenti di precisione. Inoltre, sono attivi anche i settori edilizio, dolciario, chimico- farmaceutico ed estrattivo. Anche le produzioni artigianali sono di ottima qualità, come la lavorazione dell'oro, dell'argento e delle pietre a Valenza, una città a pochi chilometri da Alessandria. Il Piemonte è una meta importante anche per il turismo d'arte e per quello sportivo; sono infatti numerose le città che conservano famose opere d'arte, mentre nella zona alpina si trovano moderni centri attrezzati per gli sport invernali. 

L'ALLEVAMENTO E LA PESCA

Per quanto riguarda l'allevamento, è particolarmente sviluppato quello del bestiame che sfrutta la grande disponibilità di foraggio e di pascoli alpini. La pesca, invece, dal momento che il Piemonte non si affaccia sul mare si limita ad alcuni pesci d'acqua dolce.

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GEOGRAFIA PIEMONTE TERRITOTIO

16 Marzo 2021, 08:14am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Cartina fisica del Piemonte | Geografia, Carte geografiche, Mappa
DI MICHELE PAPPACODA Il Piemonte è una delle più vaste regioni italiane: per esattezza la seconda, subito dopo la Sicilia. Ha una figura piuttosto compatta, si assottiglia verso nord. Non si affaccia al mare, pur giungendovi vicino. Confina con la Valle d'Aosta, la Lombardia, la Liguria e, per breve tratto, anche con l'Emilia-Romagna.
 

Confina inoltre con due paesi stranieri: la Francia e la Svizzera. Gli appartiene il punto più occidentale del territorio della Repubblica Italiana.

 

Il territorio si divide in tre parti: montagna, pianura e collina.
La montagna spetta essenzialmente alla Alpi e solo in piccola misura all'Appennino. Il limite fra i due sistemi montuosi è segnato dal Colle di Cadibona, alle spalle del porto Ligure di Savona.
Le Alpi Piemontesi descrivono intorno alla pianura un ampio semicerchio, in cui si susseguono, a partire dall'Appennino Ligure, le Alpi Marittime, Cozie, Graie, Pennine e, in parte, Lepontine.
I passi che collegano il Piemonte alle regioni transalpine sono intorno ai 2000 m d'altitudine. Perciò le strade che li attraversano devono vincere forti pendenze, senza contare l'inconveniente del manto nevosi che per vari mesi dell'anno rende difficile il traffico o addirittura lo interrompe.
L'Appennino è molto più basso delle Alpi, ma ostacola ugualmente le comunicazioni fra il Piemonte e la Riviera ligure.
La pianura, che sale fino a 500 m sul livello del mare, rappresenta la parte più interna della pianura padana, ossia del Po, un antichissimo golfo del Mare Adriatico, poi riempito dai depositi dei fiumi. Nella sua zona alta il terreno è povero, ciottoloso, inciso da profondi letti fluviali; in quella bassa, verso la Lombardia, il terreno è fertile e livellato.
La collina caratterizza la parte sud-orientale della Regione. Comprende: le Colline del Po che culminano presso Torino; le dolci colline del Monferrato; le colline delle Langhe, più mosse e più elevate, alle quali succede la stretta zona di bassa montagna dell'Appennino.
Il clima del Piemonte è di tipo continentale, cioè con estati ed inverni accentuati. In montagna, naturalmente, l'estate è fresca, ma l'inverno diventa più rigido e nevoso.
Il Piemonte è ben fornito di acque, soprattutto grazie alle Alpi, dotate di numerosi ghiacciai e coperte di nevi per buona parte dell'anno. Per questa loro funzione le Alpi sono state soprannominate il castello d'acque d'Europa: una inesausta fonte che dona questo bene, sempre più prezioso, a tutti i paesi circostanti.

 

Trai i fiumi primeggia il Po che nasce dal Monviso, nelle Alpi Cozie, e si getta nel Mar Adriatico.
Tra i laghi il più vasto è il Lago Maggiore di cui è piemontese la sola sponda occidentale, lombarda quella orientale e svizzera la punta settentrionale. Tutto piemontese è invece il vicino Lago d'Orta. Numerosi laghetti si trovano poi in alta montagna e ai piedi delle Alpi, cioè nella zona subalpina tra le piccole colline formate dai depositi degli scomparsi ghiacciai e dei fiumi.

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GEOGRAFIA LA LOMBARDIA

16 Marzo 2021, 08:03am

Pubblicato da Miki Pappacoda

Carta geografica murale regionale Lombardia 100x140 bifacciale fisica e  politica: Amazon.it: Cancelleria e prodotti per ufficioLa Lombardia è la regione più popolosa d'Italia (oltre 10 milioni di abitanti) e grazie alle molte eccellenze in svariati settori produttivi, dall'industria metallurgica e siderurgica all'Alta Moda, è considerata il "motore economico" del Paese.

La Lombardia confina con la Svizzera a Nord, con Trentino Alto-Adige e Veneto a Est, con il Piemonte a Ovest e con l'Emilia Romagna a Sud.

CARATTERISTICHE FISICHE

La Lombardia è la regione dei tre paesaggi. Visitandola da Nord verso Sud infatti, ci si imbatte dapprima nell'Arco Alpino, con ghiacciai e alte montagne, poi si scende fino alle Prealpi e alla zona dei laghi per arrivare infine alla Pianura Padana.

Le catene montuose lombarde comprendono le Alpi Leopontine, le Alpi Retiche e le Alpi Orobie. Tra queste, spiccano per importanza il Pizzo Bernina, l'Adamello, l'Ortles, il Grigna e il Cevedale.

Ai piedi di questi rilievi si incastonano i grandi laghi di Lombardia, nonché i più estesi d'Italia: il Lago Maggiore, il Lago di Como, il Lago d'Iseo ed il Lago di Garda, condiviso con Veneto e Trentino.

Scendendo, poi, le colline degradano nella Pianura Padana, la più grande area pianeggiante italiana, la quale è attraversata dal fiume Po (che ne delinea il confine meridionale) e da molti importanti affluenti come il Ticino, il Lambro, l'Adda, l'Oglio e il Mincio.

Così come il suo paesaggio, anche il clima lombardo è molto vario. Si passa infatti dal clima alpino della zona settentrionale al clima tipicamente continentale della pianura. Nella zona dei laghi invece il clima è perlopiù mite.

RISORSE

La Lombardia è la regione più ricca d'Italia, grazie soprattutto alla sua posizione strategica a metà tra Europa e Mediterraneo e all'abbondanza di risorse naturali. Agricoltura e allevamento sono infatti due settori molto avanzati sia per la modernità delle tecniche impiegate, sia per la fertilità dei terreni a disposizione.

In Lombardia si coltivano soprattutto orzo, riso, mais (da cui la polenta, piatto tipico lombardo) e ortaggi.  Molto fiorente anche l'industria vinicola, soprattutto nel bresciano e nell'Oltrepò Pavese.

Oltre alle coltivazioni però grandi aree sono destinati al foraggio per sfamare l'abbondante bestiame. La Lombardia infatti è la maggior produttrice di carni macellate (sia bovine che suine) e di prodotti come latte, burro e formaggi. Tale disponibilità ha ovviamente influito sull'abbondante e variegata offerta di prodotti gastronomici tipici lombardi come polenta, risotti, salumi e prodotti caseari.

La Lombardia però occupa una posizione di rilevanza soprattutto per la presenza sul territorio di grandi industrie e per l'avanzatissimo settore terziario.

FABBRICHE MA NON SOLO...

Da Milano fino a Varese, Como, Bergamo e Brescia infatti si concentrano le grandi imprese metallurgiche, siderurgiche, meccaniche, tessili e chimiche.

Qui si trovano anche le aziende leader nel settore dell'editoria e della moda, la quale ha portato Milano ad essere una delle capitali mondiali del settore.

Il capoluogo lombardo è anche un esempio di modernità e sviluppo per quanto riguarda i servizi e le attività commerciali, con eventi, fiere (non ultima, l'Expo del 2015) e centri turistici efficienti. Milano, inoltre, ospita Piazza Affari, ossia la sede della Borsa italiana.

CITTÀ E AMMINISTRAZIONE

La Lombardia è divisa in 12 province e aree metropolitane.

- Milano (capoluogo di regione)

- Bergamo

- Brescia

- Como

- Cremona

- Lecco

- Lodi

- Mantova

- Monza e Brianza

- Pavia

- Sondrio

- Varese

PERSONAGGI FAMOSI

In Lombardia sono nati alcuni tra i più ilustri personaggi della storia italiana: si va infatti dai letterati Parini e Manzoni allo scienziato Alessandro Volta, passando per figure come Cesare Beccaria o Papa Giovani XXIII ("il Papa Buono).

FONTI: Regione Lombardia; Atlante Geografico di Base, Libreria Geografica; Doc Junior, Atlas

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