COSTIERA AMALFITANA NEWS AMALFI INTERVISTA AD ANDREA CRETELLA SUL DISSESTO IDROGEOLOGICO VIDEO E FOTO
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di Michele Pappacoda e Pasquale Greco
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Nella giornata di ieri, 25 maggio, Michele Pappacoda Direttore del Giornale Vettica di Amalfi online, e il giornalista Pasquale Greco, si sono recati ad Amalfi per intervistare Andrea Cretella, Presidente dell'Associazione Nazionale Mani pulite e del Tribunale dei Diritti del Malato. L’intervista si è svolta a Lone di Amalfi, nelle vicinanze del bivio per Positano e Agerola, dove è stata segnalata più volte la pericolosità del costone roccioso lungo la SS163. Già il 2 luglio 2020 l’Associazione Nazionale Mani Pulite, fece un esposto ai Carabinieri, al Sindaco di Amalfi e alla Procura della Repubblica di Salerno, dove veniva segnalata la pericolosità proprio dove si è verificata la frana del 2 febbraio 2021, che miracolosamente non ha registrato feriti o morti. Nella zona furono effettuati i lavori per la messa in sicurezza, con una spesa di oltre 1000.000 euro, come dichiarato dal Sindaco di Amalfi in un articolo. I controlli andrebbero effettuati regolarmente, visto che la Costiera Amalfitana è stata dichiarata ad alto rischio idrogeologico. Eventi drammatici simili, dopo le piogge torrenziali, si sono già verificati, come ad esempio la frana di Cetara e a Capo d'Orso. La situazione dovrebbe essere costantemente monitorata dagli Enti che hanno competenza sul territorio, ma, come nella maggioranza dei casi si aspetta la tragedia prima di correre ai ripari. Nel punto in cui ci troviamo per l’intervista, si trova una fermata della Sita e la gente ignora che sopra di loro c'è un pericolo costante. Le reti di protezioni esistenti non sarebbero più in grado di fermare eventuali frane, perché si sono allentate negli anni. Si chiede ai cittadini aiuto nelle segnalazioni, ma poi si fa poco o nulla. Si aspetta la tragedia, si aprono fascicoli giudiziari, anni di processi e alla fine niente di fatto. Andrea Cretella è una persona sempre in prima linea, che si spende con responsabilità per la comunità, nonostante i continui attacchi che gli vengono rivolti proprio per il suo senso civico
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“TAMMORRIATA”una danza estatica che si svolge al ritmo trascinante delle tammorre, i grandi tamburelli percossi dai componenti la “paranza dei tammorrari” (i suonatori) da antichi canti e dal suono del “sisco” che, in origine, presso i Romani, era costituito dal flauto doppio. Tradizionalmente si possono distinguere vari stili di tammorriate: la Tammorriata Paganese, tipica di tutto l'Agro Nocerino, la Tammorriata Giulianese, quella di Terzigno ed infine la nostra,
che potremmo definire “Maiorese”, e che si caratterizza per il numero non definito dei suonatori che percuotono il proprio strumento per molte ore. Si dice che il numero di tammorre non conta, anzi più ce ne sono meglio è! I danzatori, poi, a coppie, e muniti di “castagnette” (un tipo di nacchere), svolgono la danza rituale, carica di forza ed erotismo, e di una certa violenza, una pratica al limite del guerresco potremmo definirla, che cerca di invadere e conquistare lo spazio occupato degli altri danzatori.
Questi ultimi, senza mai smettere di danzare e battere le castagnette possono assecondare l’aggressione oppure contrattaccare. Ed è in quest’ultimo caso che prende vita la parte più suggestiva della danza, che si manifesta nell’intreccio delle gambe tra un “duellante” e l’altro. Questa danza è un ringraziamento alla Vergine che, da “Avvocata”, protegge la vita degli abitanti di questa Costa “montuosamente marina”, che dalla notte dei tempi li ha costretti alla dura lotta per la sopravvivenza tenendo “un piede in barca e l’altro in vigna” oppure, come personalmente preferisco definirla, conducendo la vita “della Volpe Pescatrice”… photo credits: Agostino Criscuolo/image%2F1394276%2F20210523%2Fob_41cd5c_4d618336-9f48-4d55-bbae-f688ded8c7d6.jpg)
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