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TOSCANA NEWS Un rogo ordinato dal clan dei casalesi

2 Marzo 2013, 11:34am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

A distanza di due anni risolto il giallo: era la minaccia al proprietario per 29 case in costruzione in via Mastacchi «Non ho idea di chi possa essere stato, sono in corso le indagini, spero che la polizia trovi presto i responsabili». Era la mattina del 20 luglio 2011 e Federica Angiolini guardava ciò che restava dell’omonima agenzia immobiliare lungo il viale Carducci all’interno della quale, poco prima, si era propagato un incendio che aveva distrutto buona parte dei locali e che i vigili del fuoco avevano subito catalogato come «doloso». A distanza di quasi due anni da quel rogo, la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Napoli in collaborazione con i colleghi di Firenze ha scoperto che quell’incendio sarebbe stata la ritorsione del clan dei Casalesi nei confronti del marito della donna, l’imprenditore Davide Ciucci che in quel periodo stava costruendo ventinove appartamenti lungo il viale Mastacchi. La ricostruzione degli interessi della Camorra a Livorno sono spiegati nella parte centrale dell’ordinanza che giovedì ha portato all’arresto di tredici persone, in particolare in Versilia, sospettate di essere fiancheggiatori delle famiglie Iovine, Rossi e Schiavone, e accusati a vario titolo di estorsione e associazione per delinquere di stampo mafioso. L’estorsione che riguarda l’imprenditore livornese – scrivono gli inquirenti – «riguarda l’accaparramento di un importante appalto con conseguenti inserimenti di altri soggetti e di altri ancora che reclamavano dal Ciucci il pagamento di vecchi debiti». È grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali che gli investigatori sarebbero riusciti a ricostruire rapporti e dinamiche dell’affare. Secondo la polizia giudiziaria, infatti, Ciucci, titolare della “Società Toscana Costruzioni” «si contendeva con la ditta “Bortone costruzioni sas” i lavori edili, ma a causa dei cattivi rapporti tra le due aziende non si sarebbe trovato un accordo». È in questo contesto che si sarebbe inserito il clan dei casalesi «che eseguì una azione intimidatoria nei confronti del Ciucci» per fargli mollare l’appalto e pagare un vecchio debito di 10mila euro. Oltre a dare fuoco all’agenzia immobiliare della moglie, i presunti estorsori: “Ciccio Gullit”, al secolo Franco Galante, Francesco Martino, Giovanni Sglavo, Nicola Garzillo e i fratelli Bortone, parte dei quali arrestati nei giorni scorsi, avrebbero minacciato più volte l’imprenditore livornese e la sua famiglia.

FONTE IL TIRRENO

02 MARZO 2013

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