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TOSCANA NEWS LIVORNO Studenti sospesi: la punizione è imbiancare «Pensavo di stare a casa, molto meglio così»

18 Gennaio 2013, 15:34pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Livorno, parla uno dei ragazzi che hanno dovuto dipingere un corridoio dell'Iti "Galileo Galilei". «Mi è servito a capire dove ho sbagliato». E centinaia di lettori su Facebook plaudono LIVORNO. Pennelli alla mano, vernice e tute per non sporcarsi. Così cinque studenti del secondo anno dell’Iti Galileo Galilei di Livorno hanno passato i loro giorni di sospensione: a dipingere i muri di un corridoio della scuola. La decisione di convertire la punizione in attività a favore della comunità scolastica è arrivata agli studenti come una sorpresa, ma non hanno protestato. Anzi. «Quando mi hanno detto che non sarei restato a casa - racconta Marco (i nomi sono inventati in quanto tutti i ragazzi coinvolti sono minori ndr) - sono rimasto senza parole. Poi però, fin dal primo giorno, ho capito che la decisione presa dalla mia scuola e dai miei genitori era quella giusta. Se fossi rimasto a dormire nel mio letto la mattina non avrei capito niente dei miei errori». Tutti imbianchini improvvisati dunque, fino allo scadere della sospensione. Non un periodo particolarmente lungo (lo studente che aveva rimediato quattro giorni di sospensione, il periodo più lungo, ha finito la sua “opera” proprio ieri), ma sufficiente a finire il lavoro e comprendere i propri errori. La scelta dell’istituto livornese di certo non è passata inosservata, ma tutti – dagli studenti agli insegnanti, passando dalla dirigente dell’ufficio scolastico provinciale di Livorno – ne sono entusiasti. «L’idea – racconta la preside del Galilei, Giuliana Ficini – in realtà è nata un anno fa da una professoressa che collabora anche con l’ufficio della presidenza, Susanna Giannetti, quando avevamo deciso di far scontare la sospensione a un ragazzo mettendolo a studiare in vice presidenza durante l’orario scolastico». La punizione non sembra però dare risultati, da giovani autoregolarsi nello studio può essere davvero difficile e così, la professoressa Giannetti, vedendo il ragazzo “bighellonare” coglie la palla al balzo. «La vicepresidenza - spiega Ficini - aveva da poco subito dei lavori di ristrutturazione. La professoressa Giannetti ha così subito pensato che, con l’approvazione dei genitori, sarebbe stato giusto provare a cambiare strada facendo dipingere la stanza al ragazzo. E così è stato. Con successo». Visti i risultati dell’esperienza quando arriva la decisione di sospendere quest’anno i cinque ragazzi nessuno nella scuola ha dubbi: bisogna ripetere la strada dei lavori utili. I genitori approvano e i ragazzi si ritrovano “pennello alla mano”. «Crediamo molto in questo tipo di percorso - afferma Ficini - La scuola è un luogo educativo, non punitivo. In questo modo è più facile coinvolgere i ragazzi nel proprio percorso di recupero, anche perché, oltre al “lavoro”, vengono seguiti costantemente dalla psicologa dello sportello scolastico che li aiuta ad analizzare il proprio comportamento». E a chi pensa che in questo modo possa esserci un problema di sicurezza rispondono gli stessi studenti coinvolti. «Nessuno di noi è nemmeno montato su una scala, senza contare che siamo stati sorvegliati incessantemente da un professore». Nessun pericolo, dunque, anzi. «Dipingendo - affermano i ragazzi - abbiamo capito che studiare non è solo un diritto, ma anche una grande fortuna. Lavorare è molto peggio che stare seduti sui banchi di scuola avendo tempo di crescere e imparare». Pennellata dopo pennellata, chiacchiera dopo chiacchiera l’istituto Galileo Galilei ha un muro perfettamente ridipinto e cinque studenti più consapevoli. Provare per credere.

FONTE IL TIRRENO

18 GENNAIO 2013

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