TOSCANA NEWS LIVORNO Scarpe rosse all’Attias per dire alt alla violenza contro le donne
INSERITO DA ANGELA CECERE
Per dare un segnale contro la violenza di genere, all’Attias sono state collocate decine di scarpe femminili rosse: è ormai un simbolo internazionale per ricordare le donne uccise, stuprate o calpestate LIVORNO. Molte le scarpe rosse che hanno occupato per un giorno parte di piazza Attias in un percorso ideale che collega piazze di tutto il mondo per dire basta alla violenza di genere. L’allestimento, ispirato alle installazioni dell’artista messicana Elina Chauvet, ricorda tutte le donne uccise, stuprate o i cui diritti e la dignità sono stati calpestati da uomini. Ogni paio di scarpe, stivali, sandali, ballerine o semplici ciabatte, (reperiti attraverso una rete di solidarietà attivata grazie all’iniziativa di Liliana Migliocca) rappresenta una donna e la traccia di una violenza subita. Sistemate davanti a ad una folla che si radunava incuriosita, segnano una marcia ideale di donne assenti, modellando l’estetica dello spazio nell’assenza di un corpo. È stato sottolineato così il dolore che tale mancanza provoca sia sul piano sociale quanto su quello familiare. Donne di tutte le età, bambine con le loro madri, nonne, ragazze giovani, mogli e compagne con i propri uomini, sono scese in piazza Attias per combattere la violenza e la discriminazione di genere, per denunciare che in Italia ancora oggi l’uguaglianza sembra essere raggiunta soltanto a parole, in un paese in cui si respira invece un clima politico e culturale che usa il corpo femminile come fosse merce da esibire e niente di più. Maschilismo, autodeterminazione, libertà sono alcune delle parole chiave lette per riflettere sulla condizione della donna. Per affermare a voce alta che nessuna deve sentirsi schiava di un amore andato, prigioniera di una storia finita, di un rapporto malato in cui il dialogo viene sostituito dalla prepotenza, dalla violenza e dal possesso. Un gesto di solidarietà verso chi resta vittima di mariti, conviventi o ex, ma soprattutto un gesto di denuncia nella speranza di poter dare vita a un movimento che possa tutelare i diritti della donna.
IL TIRRENO
08.06.2013.
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