TOSCANA NEWS LIVORNO Maxi traffico di cocaina: nei guai anche un ristoratore
INSERITO DA ANGELA CECERE
L’uomo è accusato di essere un consumatore e di aver aiutato uno spacciatore. In sei mesi la Finanza ha sequestrato oltre un chilo di eroina LIVORNO. C'è anche il nome di un noto ristoratore livornese tra gli indagati delle due inchieste della Guardia di finanza che sta cercando di fare luce da un lato su un presunto maxi giro di droga tra l'Olanda e Livorno e dall'altro sul favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La prima indagine, arrivata in aula per il rinvio a giudizio e posticipata al 28 giugno per l'incompatibilità del giudice, ha avuto una svolta decisiva il 5 luglio dello scorso anno quando i finanzieri arrestarono Mauro Casoli, 62 anni, e la moglie Cinzia Lucarelli, 52: viaggiavano sul viale Carducci a bordo di uno scooter con un etto di eroina nascosto sotto la sella (la coppia è stata condannata in abbreviato due mesi fa). Adesso, dalle carte dell’accusa, si scopre che quel giorno i militari non fermarono casualmente quel motorino. Da tempo, infatti, in Procura era stata aperta un’indagine, coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci, sullo spaccio di cocaina ed eroina in città. Così gli investigatori erano finiti sulle tracce della coppia grazie alcune intercettazioni telefoniche che portarono i finanzieri, nell’arco dei successivi quattro mesi, a sequestrare oltre mezzo chilo di eroina e un chilo di eroina. Nei guai, in una prima battuta, sono finiti in quattro Damiano Lupo Cosimo, Bruno Bugliesi, Eduard Duma, 53 anni, e il figlio Deive, 24 da compiere, gli ultime tre ancora in carcere. A i due albanesi gli investigatori attribuiscono la gestione di un traffico di droga di non modeste dimensioni. Ed è indagando sul ruolo del più giovane degli indagati che gli investigatori hanno aperto la seconda tranche dell'inchiesta, chiusa recentemente dal pubblico ministero che sta per chiedere il processo per le altre persone coinvolte. È dalle dichiarazione del ventiquattrenne che sarebbe stato coinvolto anche il titolare del ristorante Sorsi&Morsi che si dice «innocente e colpevole unicamente di aver voluto fare del bene ad una persona in difficoltà favorendo l'integrazione come ho fatto lo scorso anno quando ho accettato la richiesta del Comune di Livorno di assumere due ragazzi che provenivano da una comunità di recupero». Secondo la procura, invece, Alberto Lenzi avrebbe assunto il ventiquattrenne per farlo entrare in possesso del permesso di soggiorno garantendogli la permanenza nel nostro Paese. Da quest’ultimo, poi, «avrebbe acquistato cocaina in più occasione». In ogni caso la Procura esclude che il locale sia coinvolto nello spaccio, non a caso, infatti, il proprietario è finito nei guai come consumatore e come dice lui stesso «il reato a breve dovrebbe decadere».
IL TIRRENO
23.05.2013.
/image%2F1394276%2F20210111%2Fob_9cffcd_1.jpg)