PUGLIA E CALABRIA NEWS BARI È il giorno della rabbia operaia «Spegnevamo la luce, loro la fabbrica»VIDEO
INSERITO DA ANGELA CECERE
In centinaia assediano l’incontro azienda-sindacati «Brutto segnale, appresso a noi verrà giù la Bosch» BARI - «Allora: un gruppo va alla stazione, un altro in via Amendola e, così, blocchiamo la città. Il macello facciamo. Ma che, si fa così? In mezzo alla strada dalla mattina alla sera». Sono le 12,30 fuori dai cancelli della Bridgestone, la fabbrica di pneumatici nella zona industriale di Bari, alla quale rimane solo un anno di vita, stando alle dichiarazioni dei dirigenti giapponesi che hanno deciso di tirar giù la saracinesca. «Per ragioni di costi energetici e logistici» ha detto il management, molto più probabilmente per delocalizzare la produzione in Ungheria, dove si stanno ultimando i lavori di un nuovo stabilimento e la paga base di un operaio di Budapest è di 400 euro, contro i 1.500 di uno barese. Sono 950 i lavoratori che andranno a casa, oltre ai 120 interinali che da maggio scorso sono fuori e senza contare il buco dell’indotto. La rabbia degli operai «È un brutto segnale per tutti se chiudiamo - spiega uno degli operai più incazzati - Bari è un polo d’eccellenza della componentistica dell’auto, appresso a noi verrà giù anche la Bosch». Età media 40 anni, ultima infornata nel ’94, gli operai avevano 20 anni e pur di lavorare hanno accettato anche 13 notturni di seguito. Sono quasi tutti baresi, in tanti arrivano da Carbonara. Ma ce ne sono di Modugno, Cisternino, Minervino, Taranto. Mentre con le mani nei capelli sono lì a chiedersi come pagheranno i mutui («ad aprile devo firmare un rogito e ho già dato la caparra») o le rate del prestito per l’auto, si affaccia un responsabile dei turni e chiede: «C’è qualcuno che vuole fare gli straordinari?». Gli operai si guardano negli occhi stralunati: la fabbrica chiude e si offre lo straordinario? C’è qualcosa che non quadra in questa chiusura. Come in quell’assegno appena staccato per coprire i lavori di manutenzione per oltre 200mila euro, giurano i lavoratori. Possibile che tutto sia stato un fulmine a ciel sereno? «Siamo come la Nasa, nessuno si è accorto di nulla fino a quando non ci è caduto addosso un meteorite». La notizia che stavano per perdere il posto è arrivata via internet: «Mi ha chiamato mio figlio e mi ha detto: papà, in facebook dicono che la fabbrica chiude. Io sono 5 mesi che mangio solo pasta e quando i mei figli mi chiedono perchè non mangio carne, dico che non ho fame». Qui lo stipendio finisce già al 20 del mese. Dall’esterno, si vede quel display luminoso, l’unico strumento scelto dall’azienda per comunicare con i lavoratori: Spegni la luce, accendi l’ambiente; Risparmia la tua acqua. «E noi abbiamo chiuso i rubinetti e spento la luce come fosse casa nostra. Per tutta risposta loro ci spengono la fabbrica», dice Francesco. «Ma con che animo torniamo a lavorare stanotte su quelle macchine che sono pure così pericolose, con la testa girata che abbiamo?». Di politici fuori dalla fabbrica nemmeno l’ombra. Da lontano arriva l’eco delle solite dichiarazioni di prammatica: faremo, vedremo. «Ci hanno lasciati soli: Emiliano dove sei? E il signor Vendola dove sta? Abbiamo votato Grillo e ci stanno punendo». Mica sono stupidi i giapponesi, «hanno scelto il momento: siamo senza Governo e in Regione non si capisce niente». Ieri mattina, davanti ai tornelli, si è fatto vedere anche Michele Cioce, pensionato Bridgestone con 41 anni di servizio «Piangeva come un bambino. Ci hanno tolto la dignità degli uomini, ci ha detto, è finita per tutti noi».
FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
06 MARZO 2013
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