SEZIONE SICILIA NEWS Stato-mafia, respinte eccezioni: il processo resta a Palermo
INSERITO DA ANGELA CECERE
Erano stati i difensori di Nicola Mancino a formulare le contestazioni più articolate sulla competenza PALERMO - Resta a Palermo il processo per la trattativa Stato-mafia. La Corte di assise ha respinto oggi tutte le eccezioni di competenza territoriale e funzionale sollevate dalle difese. Dopo aver letto l'ordinanza con la quale sono state rigettate tutte le eccezioni, il presidente della Corte, Alfredo Montalto, ha dichiarato aperto il dibattimento. DIFESA MANCINO - Erano stati i difensori di Nicola Mancino a formulare le contestazioni più articolate circa la competenza della Corte di assise di Palermo. Gli avvocati avevano in primo luogo chiesto il trasferimento degli atti al Tribunale dei ministri, sostenendo che il reato di falsa testimonianza contestato a Mancino era stato commesso o si riferiva comunque a incarichi di governo da lui ricoperti. Inoltre, i legali avevano sostenuto che in ogni caso la competenza per questa fattispecie è del Tribunale ordinario in composizione monocratica e non della Corte di assise. Secondo i giudici, invece, "appare palese la mancanza di presupposti sollevati dalla difesa di Nicola Mancino per l'attribuibilità dei reati contestati al Tribunale dei ministri". FALSA TESTIMONIANZA - Mancino, ha detto il presidente Montalto leggendo l'ordinanza, "è imputato del reato di falsa testimonianza, commesso il 24 febbraio 2012, ben oltre la cessazione di ogni carica ministeriale ricoperta. Spetta a questa Corte -ha proseguito il presidente- il potere di qualificazione del reato, se esso sia ministeriale o meno. E non si comprende quale concreto pregiudizio vi possa essere nei confronti dell'imputato nell'essere giudicato dalla Corte di assise di Palermo". ECCEZIONI INFONDATE - La Corte ha inoltre respinto perché "manifestamente infondate" le eccezioni presentate dai difensori di Mori e De Donno. Si è quindi proceduto alla lettura dei capi d'imputazione contestati a ciascun singolo imputato. BOSS IN VIDEOCONFERENZA - Soltanto i boss mafiosi assistono all'udienza collegati in videoconferenza: Totò Riina dal carcere di Opera, Leoluca Bagarella da quello di Ascoli Piceno, Antonino Cinà da quello di Parma e Giovanni Brusca da un sito riservato. Nell'aula bunker dell'Ucciardone non è presente nessuno degli altri imputati: Massimo Ciancimino, Nicola Mancino, Marcello Dell'Utri, Mario Mori, Giuseppe De Donno e Antonio Subranni. In aula tutti i pm, il procuratore aggiunto Vittorio Teresi e i sostituti Di Matteo, Del Bene e Tartaglia.
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
04.07.2013
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