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SEZIONE SICILIA NEWS LAMPEDUSA Papa: «Tragedia migranti spina nel cuore» E ai musulmani dice: «'O scià

8 Luglio 2013, 11:32am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Appena giunto a Lampedusa, dalla motovedetta della guardia costiera ha lanciato una corona di fiori in mare LAMPEDUSA - - «Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo? Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini?», «siamo una società che ha dimenticato l'esperienza del piangere». Così Papa Francesco ha concluso la sua toccante omelia durante la messa celebrata a Lampedusa. Appena giunto sull'isola Bergoglio ha salutato e stretto la mano a numerosi migranti africani, quasi tutti giovanissimi, che lo attendevano all'arrivo sul molo. Il Papa li ha salutati sorridendo uno per uno, scambiando con loro parole di saluto. È il primo viaggio apostolico dall'inizio del suo Pontificato. Secondo la sala stampa vaticana in diecimila hanno assistono alla messa di papa Francesco nel campo sportivo di Lampedusa. Papa Francesco a Lampedusa NUOVO SBARCO - E stamane un barcone con 166 stranieri a bordo è stato intercettato dalle motovedette della Guardia di Finanza e della Capitaneria di Porto a poche miglia dall'isola. I migranti sono stati caricati su due motovedette della Capitaneria di porto e una della Guardia di finanza e sono giunti sull'isola prima dell'arrivo del Papa. Una volta soccorsi, sullo stesso Molo Favarolo dove meno di un'ora dopo è sbarcato il Pontefice, sono stati accompagnati al Centro di primo soccorso sull'isola. Tra di loro ci sono anche quattro donne. CORONA DI FIORI - Dalla motovedetta della guardia costiera il Pontefice, ha lanciato una corona di fiori in mare e si è raccolto in preghiera per qualche istante. Il gesto del Papa è stato seguito da terra da decine di isolani, che si erano radunati alla Porta d'Europa, il monumento che segna Lampedusa come il punto più a Sud del continente. MOLO FAVALORO - Decine di pescherecci e natanti da diporto, oltre a unità della Guardia costiera, dei carabinieri e dalla Guardia di finanza, hanno seguito la motovedetta del Pontefice in un clima di entusiasmo. Papa Francesco è approdato al molo Favaloro, la zona del porto di Lampedusa dove attraccano le motovedette per sbarcare i migranti soccorsi in mare. Il pontefice ha viaggiato proprio su una delle unità che ogni giorno sono impegnate nelle operazioni di salvataggio, la CP282. SPINA NEL CUORE - « È stata la notizia degli «immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte», diventata per lui «una spina nel cuore che porta sofferenza» a spingere il Papa ad andare a Lampedusa, ha detto, per «risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta». «Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali», ha detto il Papa all'inizio dell'omelia. «Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta - ha proseguito -, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza». E allora «ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare - ha aggiunto -, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perchè ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore». «'O 'SCIÀ» - Durante la messa papa Francesco ha rivolto un pensiero «ai cari immigrati musulmani che, oggi, stasera, stanno iniziando il digiuno di Ramadan, con l'augurio di abbondanti frutti spirituali». «La Chiesa vi è vicina - ha aggiunto - nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi, 'O 'scià», che in dialetto lampedusano significa respiro, ed è utilizzato come saluto. INDIFFERENZA - «Di fronte alle morti in mare, ha detto il Papa, «domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, sulla crudeltà che c'è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell'anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada a drammi come questo. Chi ha pianto?». La «cultura del benessere», ha continuato Francesco, ci rende «insensibili alle grida degli altri», ci fa vivere «in bolle di sapone», in una situazione «che porta all'indifferenza verso gli altri - per il Papa -, anzi porta alla globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell'altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!»

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

08.07.2013.

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