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SEZ. VANGELO E METEO VANGELO DEL 12.07.2013 A CURA DI DANIELA CAIRA

12 Luglio 2013, 11:22am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

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Santo del giorno : S. GIOVANNI Gualberto, Abate, Fondatore dei Vallombrosiani

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 10,16-23. 
Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. 
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; 
e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. 
E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: 
non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi. 
Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire. 
E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato. 
Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un'altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell'uomo. 

 

S. Giovanni Gualberto, Abate

Fondatore dei Vallombrosani

 

G

iovanni, figlio di Gualberto, nacque probabilmente a Firenze o, secondo altre fonti, nel castello, oggi Villa di Poggio Petroi - in Val di Pesa, intorno all'anno mille, dalla nobile famiglia dei Visdomini.

I tristi tempi di lotte fratricide lo trovarono, ancora giovane, al bivio dell'odio e dell'amore : suo fratello Ugo fu assassinato e a Giovanni, secondo il costume del tempo, fu assegnato il compito di vendicare l'oltraggio con la morte dell'uccisore. Il drammatico incontro avvenne, un Venerdì Santo, in una strettoia fuori porta S. Miniato, a Firenze. Di fronte al nemico che, tremante e con le braccia stese in forma di croce, invoca pietà, Giovanni getta la spada, scende da cavallo e concede il perdono. Sale poi alla Basilica poco distante di S. Miniato e si inginocchia davanti al crocifisso. Il Cristo, racconta il biografo del Santo, mosse il capo in segno di approvazione. A motivo di questo gesto S. Giovanni Gualberto è riconosciuto come  “Eroe del perdono”.

 

Dopodiché Giovanni, vincendo le dure resistenze del padre, si ritirò all'interno del monastero benedettino annesso. Una volta diventato monaco, il suo impegno si diresse a difendere la Chiesa dalla simonia (compravendita di cariche ecclesiastiche, assoluzione di peccati e indulgenze) e dal nicolaismo (il termine nicolaismo tornò in auge nel Medioevo, per indicare i religiosi che vivevano in concubinato).  Suoi primi avversari furono il suo stesso abate, Oberto, e il vescovo di Firenze, Pietro Mezzabarba, entrambi simoniaci. Non essendo incline ai compromessi e non riuscendo ad allontanarli dalla città preferì ritirarsi in solitudine.

 

Nel 1036, dopo varie peregrinazioni, insieme ad alcuni monaci, giunse a Vallombrosa, conosciuta allora come Acquabella. Qui lo raggiungono altri monaci, fuggiti dal monastero del sopraccitato abate mercenario, e con essi, verso il 1038, crea la Congregazione benedettina vallombrosana, approvata da Pp Vittore II (Gebhard II dei Conti di Dollnstein-Hirschberg, 1055-1057) nel 1055 e fondata su austera vita comune, povertà, rifiuto di doni e protezioni. Cioè di quei favori, di quel “patronato” che sovrani e grandi casate esercitano nella Chiesa, nominando vescovi e abati, designando candidati al sacerdozio e popolando il clero di affaristi e concubini.

 

Sono afflitto da immenso dolore e universale tristezza... trovo ben pochi vescovi nominati regolarmente, e che vivano regolarmente, così dirà S. Gregorio VII (Ildebrando Aldobrandeschi di Soana, 1073-1085), protagonista dei momenti più drammatici della riforma detta poi “gregoriana”. Ma essa comincia già prima di lui. Anche in piena crisi, il corpo della Chiesa esprime forze intatte e nuove che combattono i suoi mali: tra queste forze c’è la comunità di Giovanni Gualberto, che si diffonde in Toscana e sa uscire arditamente dal monastero, con vivaci campagne di predicazione, per liberare la Chiesa dagli indegni.

A questi monaci si ispirano e si affiancano gruppi di sacerdoti e di laici, dilatando l’efficacia della loro opera, di cui si servono i papi riformatori.

 

Nel 1060-61 Milano ha cacciato molti preti simoniaci e, per sostituirli, Giovanni Gualberto ne manda altri: uomini nuovi, plasmati dallo spirito di Vallombrosa. Dedica grande attenzione al clero secolare; lo aiuta a riformarsi, lo guida e lo incoraggia alla vita in comune: un senso pieno della Chiesa, tipico sempre in lui e nel suo Ordine, e sempre arricchito dalla forza dell’esempio.

 

La purezza della sua fede splendette mirabilmente in Toscana”, dirà di lui S. Gregorio VII. E i fiorentini, in momenti difficili, affideranno agli integerrimi suoi monaci perfino le chiavi del tesoro della Repubblica.

 

Giovanni Gualberto muore nel monastero di Passignano il 12 luglio 1073.

Ai suoi monaci, prima di morire, aveva detto: Quando volete eleggervi un abate, scegliete tra i frati il più umile, il più dolce, il più mortificato”. Senza ostentazione e retorica, egli aveva tracciato il profilo della propria anima.

 

Papa Celestino III (Giacinto Bobone Orsini, 1191-1198) lo canonizzerà nel 1193.

I suoi monaci torneranno nel 1951 a Vallombrosa, che avevano lasciato in seguito alle leggi soppressive del XIX secolo.

Nello stesso anno, il Venerabile Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) proclamerà S. Giovanni Gualberto patrono del Corpo Forestale italiano e nel 1957 dei Forestali del Brasile.

 

Significato del nome Giovanni : “il Signore è benefico, dono del Signore” (ebraico).

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