SEZ. POLITICA ROMA Terrorismo, Napolitano ricorda Moro e le stragi: trarre lezione dal passato
INSERITO DA ANGELA CECERE
ROMA - Aldo Moro moriva 35 anni fa. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto ricordare lo statista democristiano rapito e ucciso dalle Brigate Rosse con un cuscino di fiori deposto dal Consigliere per gli Affari Giuridici e le Relazioni Costituzionali, Giancarlo Montedoro, sulla tomba a Torrita Tiberina. Napolitano ha deposto una corona di fiori in via Caetani, sotto la lapide di Moro.
La cerimonia. Insieme al capo dello Stato, il premier Enrico Letta, il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini, il ministro della Difesa Mario Mauro, il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Presente anche il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e Pierluigi Castagnetti dei Popolari. Il capo dello Stato si è soffermato qualche minuto in raccoglimento in via Caetani, nel luogo dove è stata rinvenuta il 9 maggio del 1978 la R4 rossa con il corpo dello statista Dc. Dopo la cerimonia, si è intrattenuto a colloquio con Grasso, Boldrini e Letta.
Giorgio Napolitano. «Basta chiamare questi palazzi i palazzi del potere», sono invece i «Palazzi della sovranità popolare», ha detto il capo dello Stato ricordando le vittime del terrorismo. «A partire da quest'anno - aggiunge Napolitano - ho voluto che la cerimonia si dislocasse anche in altri luoghi istituzionali come il Senato e vorrei che la si smettesse di identificarli come i 'Palazzi oscuri del potere' e se il Quirinale è stato definito dal mio augusto predecessore 'la casa degli italiani' vorrei che questi palazzi venissero considerati i luoghi della sovranità popolare, i palazzi della democrazia». «Dobbiamo trarre una lezione dal passato: l'Italia ha superato non solo momenti di tensione ma periodi tragici che l'hanno esposta a rischi estremi. Se abbiamo superato quei momenti, sapremo superare le prove che abbiamo davanti», ha aggiunto il Presidente.
Enrico Letta. «Quando i miei genitori mi portarono in via Fani, avevo 12 anni e vedere 5 servitori dello Stato che persero la vita, il presidente della Dc rapito e poi assassinato, ha voluto dire capire quanto al politica è alta se è di servizio», ha detto il premier Enrico Letta all'assemblea di Rete Imprese.
Il discorso di Grasso. «La scelta della data per "il Giorno della memoria" che ricorda le vittime del terrorismo è caduta sull'anniversario dell'assassinio di Aldo Moro perchè quella decisione spietata, che portò dopo 54 giorni di prigionia all'uccisione del Presidente della Democrazia Cristiana, ha rappresentato un momento di condivisa presa di coscienza da parte dello Stato. Quello Stato che, purtroppo, solo allora, capì che la reazione non poteva più tardare», ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso, parlando in aula alla presenza del presidente della Repubblica. «Le Brigate rosse avevano colpito il perno del sistema politico e istituzionale su cui poggiava la democrazia. Moro divenne la vittima simbolo di un sistema, fu la tragedia non solo della perdita di un alto rappresentante delle Istituzioni ma di tutto il Paese», ha aggiunto Grasso.
Le stragi del terrorismo. «Auspico che il Parlamento, qualora approvi i disegni di legge già presentati per istituire la Commissione» Antimafia, «possa estenderne le competenze anche ad altre stragi di qualsiasi estrazione rimaste irrisolte. Se le forze del male si compattano, lo Stato deve poter rispondere con altrettanta compattezza e forza per scongiurare ogni rischio di riproduzione di quei fenomeni che tanto sono costati alla democrazia e agli italiani e che tanto potrebbero costare ai nostri figli», ha aggiunto Grasso nel ricordare le stragi del Terrorismo. «Io, quale rappresentante delle istituzioni, mi sento oggi responsabile di un sistema giudiziario che non seppe trovare in tempo quelle verità che avrebbero reso giustizia. La verità oggi è nota e gli assassini sono rei confessi. Mai più succeda che la giustizia sia negata», ha aggiunto. «Quel che più mi preme è porre un limite insuperabile a qualsiasi forma di violenza (armata, fisica od anche verbale), perfettamente convinto che non possano esistere ragioni di dissenso politico o di tensioni economiche e sociali che giustifichino in alcun modo il ricorso alla forza, ad atti di ribellione o di protesta violenta, che rischino di trasmodare e di generare terrore in cittadini indifesi ed innocenti», ha sottolineato Grasso.
LEGGO.IT
09.05.2013.
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