SEZ. POLITICA E INTERVISTE ROMA BERLUSCONI ACCELERA: "BASTA MEDIAZIONI, VOGLIO SOLO LE URNE"
INSERITO DA ANGELA CECERE
ROMA - «Basta. Mi avete stufato. Venite continuamente qua a parlarmi soltanto di soluzioni impraticabili, di pastoie da legulei». «Lo volete capire o no che il Pd e pure Letta vogliono solo darmi la colpa di far cadere il governo?». Silvio Berlusconi si sfoga con le colombe e i governisti. La sua linea è chiara: «Il Pd e il premier si devono prendere le loro responsabilità. Se ritireremo i ministri e il governo cadrà sarà per colpa loro e di Napolitano che non hanno voluto trovare una soluzione. Voi preparatevi perché dovete essere pronti a tutto. Alle elezioni e anche alla possibilità che facciano un governo contro di noi. Andremo all’opposizione? Va bene, ma le prossime elezioni le vinciamo noi». Magari non direttamente ad Angelino Alfano, che è andato a trovarlo ieri sera ad Arcore (dopo aver passato una intera giornata al Meeting di Cl), ma a tutti i suoi interlocutori che lo hanno sentito, il Cavaliere, ormai, non dice che parole di tale tenore. E ha convocato per sabato ad Arcore un vertice dell’intero stato maggiore. Ci saranno Alfano, Lupi, Gelmini, Cicchitto, Schifani (colombe), Verdini e Santanché (falchi), forse ci sarà pure Gianni Letta, mentre è sicura la presenza della figlia Marina, che però il Cav vuole tenere al riparo dall’agone politico («è una leonessa, ma non scenderà in campo), sicuro di potersi ricandidare, da uomo libero o semi-libero come sarà ancora per qualche mese. Il vertice, infatti, si profila preparatorio di una crisi di governo e forse di un voto che - i falchi assicurano - potrebbe ancora arrivare entro l’anno, sfruttando l’ultima finestra utile per modificare la legge elettorale, sciogliere le Camere e votare (il 24 novembre). Insomma, «Silvio è un fiume in piena», dicono i fedelissimi. Ma anche un falco temperato, come Ignazio Abrignani, responsabile elettorale del Pdl, avverte con identico spirito bellicoso: «La dead line è il 9 settembre, quando si riunirà la Giunta. Se il Pd voterà per la decadenza, quella per noi sarà come quando il 10 giugno del 1940 Mussolini si affacciò dal balcone e disse: la dichiarazione di guerra è stata consegnata». La verità è che la linea è tracciata, l’aratro deve solo seguire il solco. Per capirsi, i “ministeriali”, colombe per eccellenza, devono dare prova di cieca e assoluta fedeltà. LE POSIZIONI L'altro giorno ha parlato Nunzia De Girolamo, smentendo ogni voce su loro paventati tradimenti, e ieri ha rotto un silenzio che, su temi politici, durava da mesi, Beatrice Lorenzin: «Il Pd sapeva benissimo con chi andava a formare un governo per fare il bene del Paese, ora non può far finta di nulla». Il guaio è che quel «più fatti e meno parole» che la Lorenzin ancora si augura che arrivino dal Pd, ormai sta a zero, sibilano i falchi. A finire sul banco degli imputati, però, non sono, come si potrebbe credere dai diverbi ormai quotidiani che la Santanché scatena via twitter un giorno con Gasparri e un giorno con Cicchitto, le colombe del Pdl, ma oltre a Napolitano, Letta e il Pd, proprio quelli che i falchi considerano dei veri e propri nemici in casa: i ciellini pidellini (Lupi, Vignali, e altri) e il ministro Gaetano Quagliariello. L’unico che, dal suo buen retiro in un trullo pugliese, sta ancora studiando le soluzioni teoricamente possibili per trovare una via d’uscita che eviti la crisi del governo Letta. Via d’uscita che appare, ormai, lontanissima.di Ettore Colombo
LEGGO.IT
23.08.2013.
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