SEZ POLITICA E INTERVISTE DECADENZA, LA FURIA DI BERLUSCONI: "PATTI TRADITI, PRONTO ALLA CRISI"
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Martedì 10 Settembre 2013
ROMA «Avete visto? Volete ancora delle prove? Il Pd ha deciso di farmi fuori, di dare seguito a un vero omicidio politico, il mio, con l’accelerazione che hanno impresso nella discussione in Giunta. E’ quello che avevo sempre pensato e sospettato: questo è solo un plotone d’esecuzione. Ora basta». Silvio Berlusconi è furioso, certo, ma in fondo in fondo «me l’aspettavo», dice a denti stretti. Di fronte all’accelerazione del Pd, che chiede di votare insieme la relazione di Augello e le pregiudiziali di costituzionalità, come pure di fronte a qualche errore tattico che lo stesso Augello potrebbe aver commesso («Perché - si chiedevano dei deputati del Pdl – non ha separato la relazione dalle pregiudiziali, magari facendole presentare a qualcun altro?»), «non ci sono alternative. Dobbiamo rompere».
LA STRATEGIA
Probabile che si cominci con il ritiro della delegazione dei ministri dal governo. Lo dice a chiare lettere l’intero Pdl. Un crescendo rossiniano che finisce con le dichiarazioni in simultanea dei capigruppo di Senato e Camera, Schifani e Brunetta (i quali, ieri sera, hanno sentito il Cav che li ha esortati a «tenersi pronti a tutto»): «Se ci sarà il voto della Giunta non c’è più la maggioranza» è il drammatico aut-aut.
La decisione dovrebbe essere formalizzata mercoledì, quando Berlusconi tornerà a Roma per partecipare all’ufficio di presidenza del Pdl, convocato ad horas per decisioni che già si annunciano «gravi e irrevocabil». La crisi di governo, appunto, perché «con chi ti vuol uccidere non puoi governare». Eppure, fino a ieri, c’era chi, come le colombe (da Alfano ai ministri, da Gianni Letta a Confalonieri), ha creduto alla possibilità di una trattativa con Pd e Colle. Era stato addirittura «siglato un patto», assicura un gruppo di governisti. Peccato che sia stato stracciato in un pomeriggio. «Hanno vinto i falchi del Pd che vogliono sbarrare la strada a Renzi e i nostri che vogliono il voto anticipato», sospirano le colombe ministeriali, oggi in massa a Frascati, ospiti di Quagliariello. Eccola allora l’ira del Cav: «Napolitano mi ha solo preso in giro, del Pd non ci si può fidare, le toghe rosse mi vogliono morto, oltre che in galera, per farmi fare la fine di Craxi, costringermi alla fuga ignominiosa all’estero e alla gogna pubblica, ma questa soddisfazione non gliela do. Sono un combattente e combatto».
E pensare che ieri, proprio per cercare di dare spazio alla trattativa, il Cav aveva rinunciato persino ad andare dai suoi amici del cuore, alla festa sanremese di “Contorcorrente” della coppia Santanché-Sallusti. E pensare che il videmessaggio che annunciava la rinascita di Forza Italia è fermo lì, da giorni, in un cassetto, ma presto sarà rinfrescato e ritirato fuori per la messa in onda definitiva. Tutto inutile. «Mi vogliono morto - ripete il Cav - e si alleano coi grillini pur di ottenerlo». Ieri, Berlusconi ha riunito, per l’ennesima volta, a Villa San Martino, prima i figli (da Marina a Barbara, che ormai gli dicono solo: «Prima vieni tu, papà, la tua libertà, poi le aziende») e i vertici Mediaset (da Confalonieri a Bruno Ermolli). Poi, nuova full immersion con gli avvocati. Infatti, altre nubi s’addensano sul capo del Cav a partire dalla Corte d’Appello di Milano che ricalcolerà, il prossimo 15 ottobre, l’interdizione dai pubblici uffici. Nel frattempo, «Altre procure sono già in azione – ex deputati di lungo corso come il campano Mario Pepe – «a partire da Napoli che indaga sulla compravendita dei deputati e che lavora per un mandato di cattura contro di lui. Silvio faccia qualcosa». Il Cav sta per farla. Il guaio è che questa cosa si chiama crisi di governo. E il primo passo dovrebbe essere quello che porta alle dimissioni dei ministri Pdl.
DI ETTORE COLOMBO LEGGO.IT
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