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SEZ. POLITICA E INTERVISTA ROMA ABLYAZOV, RESPINTA LA SFIDUCIA AD ALFANO. BERLUSCONI: "LETTA MI È PIACIUTO MOLTO"

19 Luglio 2013, 16:00pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

ROMA - L'Aula del Senato ha respinto la mozione di sfiducia, presentata da Movimento 5 Stelle e Sinistra Ecologia e Libertà, a carico del ministro degli Interni Angelino Alfano. I voti contrari alla mozione sono stati 226; i favorevoli 55, 13 gli astenuti. I senatori presenti alla votazione sono stati 295, i votanti 294. La maggioranza richiesta era di 148 voti. Contro la mozione hanno votato tutti i gruppi della maggioranza (Pd, Pdl, Scelta Civica, Gal, autonomie); a favore Sel e M5S. Ad astenersi sono stati i senatori della Lega Nord. Alcuni senatori pd in dissenso dal loro gruppo, come Laura Puppato, non hanno partecipato al voto. «C'era una mozione di sfiducia, è stata respinta, sono soddisfatto», ha commentato Alfano, lasciando il Senato al termine delle votazioni. BERLUSCONI: LETTA MI E' PIACIUTO MOLTO «Sì, molto». risponde così Silvio Berlusconi ai cronisti che gli chiedono se gli sia piaciuto l'intervento del presidente del Consiglio, Enrico Letta. Uscendo dal Senato il Cavaliere, a chi gli domandava se fosse soddisfatto del voto, ha risposto: «sì certamente». LETTA: IMBARAZZO E DISCREDITO «L'espulsione della moglie di Ablyazov e della sua figlioletta è per noi motivo di imbarazzo e discredito». I vertici del governo, e quindi anche Angelino Alfano, non sapevano e non sono stati coinvolti nella vicenda Ablyazov, lo ribadisce il premier Enrico Letta parlando al Senato e sottolineando che la linea è quella della «totale trasparenza». «La relazione Pansa è approfondita, corretta e non fa sconti» e disegna «fatti che lasciano attoniti e che nel 2013 non devono più accadere», ha detto Letta, che ha aggiunto: «Basta con lo stato di precarietà permamente. È qualcosa che non mi appartiene come il tic costante del complotto e del mito del nemico brutto, sporco e cattivo nascosto dietro gli avversari politici». DAL PD INTERVENTO DURO Alfano «valuti se nell'agenda della sua giornata ci sia abbastanza tempo per l'incarico di vicepremier, di ministro dell'Interno e di segretario del Pdl». Così il capogruppo del Pd Luigi Zanda al Senato, dichiarando che il Pd non voterà la sfiducia ad Alfano per sostenere il governo ma che Alfano deve ancora «chiarire» sul caso Ablyazov. «Respingiamo la mozione contro Alfano, ma ricordiamo che servitori dello Stato devono essere non solo i funzionari di polizia ma anche i ministri della Repubblica». dice Zanda. Il Pd voterà no alla sfiducia ad Alfano nella «piena coscienza della necessità di assicurare continuità all'azione del governo, ma anche sapendo quanto il caso sia ben lungi dal potersi considerare chiuso». Zanda chiede «piena trasparenza dei fatti» sul caso Ablyazov. «È nostro dovere esprimere un giudizio molto severo sull'espulsione di Shalabayeva, su modalità, responsabilità degli apparati e anche responsabilità politiche dell'autorità politica». BERLUSCONI SCUOTE IL CAPO Gelo nei banchi del Pdl durante l'intervento del capogruppo del Pd Luigi Zanda che è stato molto duro nei confronti del ministro Alfano. In vari passaggi dell'intervento Berlusconi ha scosso la testa e scambiato sguardi con il vicepremier Alfano, seduto ai banchi del governo. Alcuni senatori del Pdl hanno poi fatto alcuni rumoreggiamenti. Applausi dai banchi del Pd e di Sel al termine dell'intervento del capogruppo. La tensione si è, poi, di fatto 'sfogatà sull'intervento successivo, quello di Laura Puppato (che ieri si è astenuta nel voto del gruppo del Pd sul no alle mozioni di sfiducia del ministro Alfano) che ha chiesto di intervenire in dissenso rispetto al proprio gruppo. Dai banchi del Pdl sono partiti fischi e qualche 'buuuù, qualcuno ha rumoreggiato e attaccato «non è in dissenso!», riferendosi evidentemente alla durezza delle parole utilizzate da Zanda nei confronti di Alfano. Il presidente Grasso è stato costretto più volte a intervenire per consentire alla senatrice di terminare il suo intervento ma chiedendole anche di specificare il suo voto e di stare nei tempi consentiti per questo tipo di interventi visto, anche, che dai banchi del Pdl in più di qualcuno in piedi indicava il proprio orologio per chiederle di chiudere. L'intervento della Puppato è stato applaudito dai banchi del Movimento 5 Stelle. PUPPATO: CI ASTENIAMO La senatrice del pd Laura Puappato annuncia che lei ed alcuni altri senatori del pd si asterranno sulla mozione di sfiducia contro Alfano. «Questa non è una mozione di sfiducia al governo ma un singolo ministro. E noi non possiamo votare la fiducia al ministro», dice in aula. M5S SVENTOLA AGENDE ROSSE Al termine dell'intervento del capogruppo del MoVimento 5 Stelle, Nicola Morra, che ha citato la ricorrenza della strage che ha portato alla morte del giudice Borsellino i senatori grillini si alzano in piedi sventolando delle agende rosse per ricordarlo. I senatori vengono ripresi dal presidente Pietro Grasso che, tra l'altro, ironizza sulla citazione 'sbagliatà fatta da Morra che ha parlato di Salvatore Borsellino e non di Paolo: «Noi - dice Grasso - dobbiamo ricordare Paolo Borsellino, non mi sembra che Salvatore Borsellino sia nelle condizioni di dover essere ricordato». Morra ammette l'errore e china la testa con i palmi delle mani rivolti in avanti in segno di scuse. GRASSO BACCHETTA IL M5S «Ieri il presidente della Repubblica...». «Non sono ammessi riferimenti al capo dello Stato». Botta e risposta tra il presidente del Senato Pietro Grasso e il capogruppo M5S Nicola Morra. Grasso stoppa Morra, quando tira in ballo Napolitano nel suo discorso sulla sfiducia ad Alfano, ma il 5 Stelle va avanti: «Credo il riferimento sia ammissibile, se poi sbaglierò dovranno i cittadini valutare». Morra prosegue con una citazione del capo dello Stato e Grasso interviene di nuovo: «Finisce qui la citazione», sollecita. VIDEO: IL BATTIBECCO MORRA-GRASSO SEL: PD SU ALFANO COME PDL SU RUBY «Alfano è stato complice o gravemente negligente. In entrambi i casi rassegnare le dimissioni sarebbe doveroso per lui, come imporle lo sarebbe per il presidente del Consiglio. In un Paese normale il Parlamento sentirebbe il dovere di votare la sfiducia». Loredana De Petris (Sel), accusa Alfano di aver «ingannato» le Camere sul caso Ablyazov. «Il Pd non voterà la sfiducia - nota - non perchè crede al ministro, ma perchè farà come il Pdl che non credeva alla barzelletta di Ruby nipote di Mubarak ma la votò, perchè gli fu ordinato». «Se l'azione del governo fosse così forte e produttiva di fatti positivi per il Paese, forse questa vicenda sarebbe stata affrontata in modo diverso. Lei stesso avrebbe chiesto e ottenuto le dimissioni di Alfano», dice la capogruppo di Sel Loredana De Petris, nell'Aula del Senato, rivolgendosi al presidente del Consiglio Enrico Letta. Sinistra e libertà, che ha firmato con il M5S la mozione di sfiducia ad Alfano per l'espulsione di Alma Shalabayeva, sostiene che «il ministro dell'Interno ha ingannato il Parlamento, quando ha scientemente omesso di leggere alcuni passaggi della relazione di Pansa, incluso quello che diceva che era stato Alfano a mettere in contatto il capo di gabinetto Procaccini con l'ambasciatore kazako. Il ministro - dichiara De Petris - è stato vago e reticente con questo Parlamento, ma non sono solo questi gli aspetti oscuri nella vicenda di Alfano. È chiaro a tutti che vi è stata un'inammissibile cessione di sovranità del nostro Paese nei confronti di uno stato estero». «Non vi era nessuna strumentalità nella mozione di sfiducia», sottolinea la capogruppo di Sel. E sollecita il premier Letta, «per la dignità di questo Paese, a impegnarsi direttamente per riportare in Italia Alma Shalabayeva e la sua bambina. Almeno questo». FINANCIAL TIMES: SI DIMETTA PER IL BENE DEL GOVERNO L'Italia «non può permettersi una crisi politica, ma se nessuno si assumesse la responsabilità di quanto accaduto (nel caso Ablyazov) la credibilità del governo sarebbe severamente minata. Sarebbe opportuno che Alfano si dimettesse, e lasciasse il suo incarico a un collega di partito». Lo scrive il Financial Times. «Il caso è imbarazzante per Roma - prosegue l'editoriale di Ft intitolato "Romès imbroglio" (l'imbroglio di Roma) - che è stata condannata dalle Nazioni Unite. L'Italia, membro fondatore dell'Ue, dovrebbe difendere i diritti umani, non consegnare persone innocenti a regimi spietati». «Se Alfano non è stato informato della vicenda ciò vuol dire che non controlla il suo ministero», continua l'articolo. Nel caso dell'espatrio forza di Alma, la moglie del dissidente kazako Mukthar Ablyazov, «ci sono sospetti che l'Italia abbia voluto fare un favore al governo del Kazakistan - prosegue Ft -. Roma ha forti legami commerciali con Astana, a dispetto delle carenze nella tutela dei diritti umani nel Paese».

LEGGO.IT

19.07.2013.

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