SEZ.POLITICA QUIRINALE L’ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA L’intesa con il Pdl non regge alla conta. I renziani votano Chiamparino. Torna in pista Prodi Flop di Marini e terremoto nel Pd Bersani: fase nuova, decide il partito
Roma. Peggio di così Bersani non poteva immaginare la prima giornata di voto pder il Colle. Doppia fumata nera. Franco Marini non raggiunge il quorum per l’elezione del presidente della Repubblica. Anzi. Si ferma ben al di sotto della soglia: 521 voti contro i 672 richiesti. Stefano Rodotà prende 240 preferenze, Sergio Chiamparino 41. Poi 14 per Romano Prodi, seguito da Bonino, D’Alema, Napolitano e Finocchiaro. Niente di fatto anche al secondo turno perché Pd e Pdl votano scheda bianca. La palla è nelle mani del Partito democratico. Bersani, dopo aver sentito Marini, annuncia la svolta: «Bisogna prendere atto di una fase nuova. A questo punto penso tocchi al Pd la responsabilità di avanzare una proposta a tutto il Parlamento. Questa proposta sarà, come nostro costume, decisa con metodo democratico nell’assemblea dei nostri grandi elettori». I nomi che girano sono sempre gli stessi: Amato, D’Alema, Finocchiaro. Oppure Prodi. Ma non si esclude un outsider: magari proprio quel Chiamparino votato non solo dai renziani. Il bacino potenziale dal quale partiva Marini era di 745 voti: Pdl, Lega, Fratelli d’Italia, Pd (tranne i 51 renziani) Scelta Civica. Ebbene, rispetto al serbatoio complessivo il candidato Pd al Colle ha avuto 224 voti in meno. L’ex leader Cisl, sondato da Bersani, ha escluso un passo indietro. Ma poco dopo è stato “scaricato” dal segretario. Il Pd quindi prende tempo. Oggi è sono previsti il terzo scrutinio e l’eventuale quarto dove il quorum scenderà e sarà suffi - ciente la maggioranza relativa. E qui non è escluso che a quel punto Bersani preferisca decidere di ricompattare il partito su Prodi. Bersani invita alla calma: «Vedrete che si troverà una soluzione. Marini? Riuniremo l’assemblea dei grandi elettori e vedrete che la soluzione si troverà». Il Pd sta esplodendo? «Ma no, no... certo che sono preoccupato ma sono preoccupato per l’Italia. È troppo enfatico?». Il Pdl fiuta aria di “trappola”. «Invitiamo tutti a impegnare questo tempo per individuare la soluzione più idonea per eleggere il capo dello Stato alla quarta votazione», è l’appello lanciato dal segretario Alfano. L’obiettivo è quello di trovare l’intesa su un nuovo nome per allontanare lo “spauracchio” Prodi. La spaccatura nel Pd tuttavia è evidente. I renziani hanno votato per Sergio Chiamparino. Renzi va a Roma per incontrare i suoi, ma smentisce un incontro con Bersani. Anche Vendola e i suoi si sono sfi lati scegliendo Rodotà, il candidato indicato dai 5 Stelle dopo le rinunce di Gabanelli e Gino Strada. E adesso nel Pd c’è già chi invoca la resa dei conti sul segretario. La linea di Bersani è infatti stata bocciata sonoramente dalle Camere. Ma il no a Marini travalica la tradizionale suddivisione in correnti del Pd. Se Bersani dovesse insistere su Marini senza risultato, la sua segreteria potrebbe non solo scricchiolare. come avviene in queste ore, ma addirittura essere costretta alle dimissioni. Nel Pdl al momento si punta ancora sullo schema Marini, ma si continua a non escludere la pista D’Alema. La vera preoccupazione, però, è che torni ad affacciarsi il “nemico” Prodi. «Quello che vedo è una nuova linea per il Pd: una linea che ha un nome e si chiama Prodi», conferma Civati. Arriva anche una timida apertura dai 5 Stelle: «Noi andiamo avanti con Rodotà», spiega Roberto Fico, chiarendo che il nome di Prodi potrà essere votato «solo se tutti i candidati M5S prima di lui nella rosa dovessero rinunciare ».
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