SALERNO E PROVINCIA NEWS SALERNO Ricercatrice di Avellino inventa lo spray che scopre tracce biologiche dei criminali
INSERITO DA ANGELA CECERE
Nanda Frascione ha 32 anni, ora lavora a Londra: «Purtroppo non c'è nessuna prospettiva nel Sud Italia» SALERNO - Di certo il laconico Grissom, il tenace Horatio Caine ed il riflessivo Mac Taylor – protagonisti delle pluripremiate serie tv Csi - sarebbero impazziti di gioia. Perché le loro indagini sarebbero diventate in un attimo molto più rapide ed accurate. Parliamo di una vera rivoluzione nel campo delle investigazioni di polizia scientifica sulla scena del crimine: uno spray capace di individuare ed evidenziare diverse tipologie di tracce biologiche colorandole differentemente a seconda che si tratti di sangue o altri fluidi corporei. Permettendo così alla Scientifica di ottenere informazioni ancora più precise ed in meno tempo. Abbattendo drasticamente i margini di errore purtroppo possibili utilizzando i metodi finora conosciuti. Migliorando così enormemente la qualità ed il risultato delle indagini. CHI E' - Protagonista di questa importantissima scoperta è Nanda Frascione, 32 anni, originaria di Bisaccia, comune di circa 4mila abitanti in provincia di Avellino. Ed il suo lavoro – denominato “Light it Up” - è diventato immediatamente famoso a livello globale: è stato infatti pubblicato con un focus dalla rivista scientifica più prestigiosa al mondo, Nature, e su altri magazine specializzati. Lei oggi lavora in un ateneo inglese, a Londra, nei laboratori del Forensic Science and Drug Monitoring Department della King's College of London. Ma tutto è iniziato in Italia, con la laurea in Farmacia (110 e lode) presso la Federico II. Poi la scelta di proseguire con un dottorato di ricerca nella capitale inglese. «Perché – afferma Nanda – dopo la laurea non c'era nessuna prospettiva di crearmi un futuro professionale in Italia, tantomeno al Sud». In Inghilterra studia ancora, si specializza con un Phd (l'equivalente del nostro dottorato di ricerca), entra a far parte di alcuni gruppi di ricercatori impegnati in diversi progetti (sulle nanoparticelle e sulla biologia molecolare), molti dei quali saranno anche pubblicati sulle più famose riviste scientifiche di tutto il mondo. Iniziano i congressi e le conferenze, che le permetteranno di visitare molti paesi stranieri, in Europa e negli Usa, e di stringere legami e contatti con il mondo accademico e della ricerca internazionale. FUGA DI CERVELLI - Una storia di successo e di riconoscimento delle proprie capacità e dei propri sforzi, velata però da un rammarico: quello di non aver potuto lavorare in Italia, al Sud, alimentando controvoglia quella “fuga dei cervelli” che tanto spesso viene evocata come una delle grandi patologie italiane. E Nanda è proprio un esempio tipico di questa realtà: formata a livelli competitivi dall'università italiana, senza la possibilità di poter lavorare nel nostro paese, costretta ad inseguire i suoi sogni all'estero, finisce per essere apprezzata lontano dalla sua terra, e lì effettua una scoperta di altissimo livello. Una occasione persa per il mondo scientifico ed accademico italiano, stretto nella morsa dei costanti tagli alla ricerca da un lato, e dei rapporti clientelari dall'altro. Come lei tantissime ragazze e ragazzi hanno dovuto fare questa scelta. I dati parlano chiaro: nel periodo 2002-2011 circa 68mila (fonte Eurostat) i laureati italiani fuggiti all'estero per lavorare. Tra questi anche il compagno di Nanda: il napoletano Vincenzo Abbate. Anch'egli laureato in farmacia con 110 e lode, anch'egli ricercatore presso il King's College, anche lui vanta importanti pubblicazioni internazionali dopo aver lavorato su progetti incentrati sulla sintesi peptidica, sui polimeri (per sviluppare nuovi materiali super-conduttori) e sulla chimica organica. Una coppia di brillanti ricercatori italiani tra i protagonisti della ricerca scientifica inglese, che l'Italia, questa Italia, si è lasciata scappare. Speriamo non per sempre. Luca Clemente
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
27.05.2013.
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