SALERNO E PROVINCIA NEWS Migranti al porto di Salerno assistiti anche da volontari della Costa d'Amalfi: «Esperienza unica»
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA FONTE IL VESCOVADO DI RAVELLO C'erano anche i volontari del nucleo di Protezione Civile Millenium di Amalfi ieri mattina, sul molo Trapezio del poto di Salerno, ad attendere la nave rifornitrice con a bordo i 1044 migranti, una parte di quelli salvati al largo di Lampedusa. Alcune centinaia di persone verranno trasferite nelle località di Teggiano e di Capaccio, che in un recente passato hanno già accolto altri migranti.
Un'altra parte dovrebbe essere trasferita anche nelle altre quattro province della Campania.
I primi a sbarcare dalla nave Etna della Marina Militare sono stati 85 immigrati affetti da scabbia. Le 85 persone, molte delle quali con mascherine e tute protettive, sono state fatte salire su alcuni pullman per essere trasferiti nelle strutture sanitarie regionali dove saranno curate. Ad effettuare la profilassi sanitaria al porto di Salerno i mezzi dell'Humanitas che con altri nuclei di Protezione Civile di tutta la regione (circa 150 uomini) hanno garantito assistenza. Allertati la sera precedente, tre i volontari provenienti da Amalfi, Maurizio Arpino, Robert Cuomo e Alin Glavan. Proprio Arpino, attraverso le pagine di Facebook, ha raccontato la sua straordinaria esperienza che abbiamo ritenuto opportuno riproporre ai nostri lettori.
«Erano le 17 del 30 giugno quando ricevo un messaggio d'emergenza: occorre un autista con due volontari per Salerno, montaggio tende per sbarco profughi. Subito do conferma, prendo il mezzo, recupero i volontari e inizia il viaggio. Giungiamo al porto alle 19 dove ci aspettano già altri volontari, tutti per la stessa ragione: dare prima assistenza. Alle 21 si iniziano a montare i primi gazebo, i primi tavoli, si preparano i mezzi mensa e tutto quello che occorre.
Alle 22,30, circa, è già tutto pronto, meno che la tenda da allestire per il pranzo. Si attendono ordini da chi di dovere, quando poi finalmente, alle 00,30, si può iniziare a montare. Siamo tutti ormai stanchi, tutti vorremmo andare a letto. Tutto sembra non finire mai, ci rimettiamo al lavoro e finalmente ne veniamo a capo. Sono già le 4, 30 e noi della Millenium non abbiamo ancora cenato, consapevoli che alle 7 saremmo dovuti essere in postazione. Intorno alle 6,30 riusciamo a mangiare un boccone e pian piano iniziano ad arrivare tutti gli altri volontari.
Alle 9 30, esausti, vediamo finalmente la nave Etna fare il suo ingresso nel porto, sembra non attraccare mai. Io ormai senza un fil di forza, non vedo l'ora che tutto finisse, volevo andar via. Iniziano a sbarcare le prime persone, quelle malate, il mio pensiero era sempre lo stesso: quello di poter far presto rientro a casa. Ma quando dalla nave cominciano a scendere le donne e i bambini qualcosa inizia a cambiare, soprattutto quando vedo un padre con la sua figlioletta triste e impaurita. D'istinto provo ad avvicinarmi ma lei si tira indietro, si leggeva la paura sul suo viso.
Ma quando una collega si inventa di trasformare guanti in lattice in palloncini, il suo volto comincia a regalare un accenno di sorriso. Quel semplice e spontaneo gesto, dà fiducia alla bambina. In quel momento non ho più avvertito né sonno, né stanchezza fisica, soltanto voglia di poter rendere felici tanti bambini disperati. E quando abbiamo iniziato a distribuire il pranzo, un semplice piatto di riso con pollo o vitello, anche gli adulti hanno cominciato a sorridere e a tranquillizzarsi. E' bastato poco per fare tanto. E' stata l'esperienza più bella della mia vita e ringrazio chi mi ha dato la possibilità di viverla. Grazie P.A. Millenium». FONTE IL VESCOVADO DI RAVELLO.IT
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