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PUGLIA E CALABRIA NEWS LECCE «Io innocente, vado dal Papa» Miccolis: vittima di un complotto

10 Settembre 2013, 10:55am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

Emilio Miccolis

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

L’ex direttore generale rompe il silenzio Il manager è stato per 81 giorni ai domiciliari LECCE - Affranto, senza più neppure un briciolo dell’esuberanza che pure era nelle sue corde, reduce da 81 giorni filati di reclusione ai domiciliari, l’ex direttore generale dell’Università del Salento, Emilio Miccolis, parla per la prima volta pubblicamente da uomo libero, dopo la sua scarcerazione avvenuta il 3 settembre scorso, puntando l’indice contro i suoi accusatori, i sindacalisti Tiziano Margiotta e Manfredi De Pascalis, e soprattutto gridando al «complotto». Che uomo è Emilio Miccolis dopo due mesi e mezzo ai domiciliari? «Ne esco molto provato. Ho avuto due choc nella vita, uno il 22 aprile del 1973, giorno di Pasqua, quando morì mio padre a 51 anni in un incidente stradale; l’altro il 15 giugno 2013, quando alle 5,30 del mattino mi hanno privato della libertà personale». Si ritiene innocente? «Sì, dinanzi al tribunale della mia coscienza io so di non aver fatto nulla di quanto mi viene addebitato». La si accusa di tentata concussione. Due sindacalisti hanno consegnato alla procura i nastri da cui si evincerebbe un suo tentativo di addomesticare la loro attività sindacale dietro promesse di avanzamenti in carriera. «Spesso, quando parlo con il personale, riconosco meriti a chi è bravo. L’ho fatto con Margiotta dicendogli che aveva titolo a viaggiare come un razzo, e anche con De Pascalis di cui riconobbi l’intelligenza». Ritiene di avere agito in modo irreprensibile? «Sì, senza ombra di dubbio». La procura non sembra essere molto d’accordo con lei sulla vicenda dei colloqui con i sindacalisti. «Guardi, contro di me e contro il rettore Domenico Laforgia è stato ordito un complotto. Non siamo noi i poteri forti, questi sono da altre parti, tant’è che volevano eliminarmi e ci sono riusciti». E quali sarebbero i veri poteri forti? «Alcuni importanti professori usavano chiamare Laforgia e me il gigante e il nano, laddove il nano sarei io, non per motivi di statura, quanto per il fatto che mi venivano addebitati modi e poteri da folletto, da personaggio medievale capace di cose malefiche». Qual è una cosa importante che ha fatto e una che non ha potuto fare durante la reclusione? «Il 10 agosto ho scritto a Papa Francesco parlandogli del tribunale degli uomini che farà il suo corso e del tribunale della mia coscienza, quella di dirigente pubblico e uomo buono che ha dato la sua vita per il lavoro (la voce di Miccolis s’interrompe rotta dal pianto, ndr). Il segretario di Stato Vaticano mi ha risposto raccomandandomi di non perdere la speranza e comunicandomi che il Papa mi attende per un’udienza». Qual è il suo cruccio? «È di non essere stato presente alla seduta di laurea di mia figlia Claudia, a Trieste. Per la verità ero stato autorizzato, ma avrei dovuto presentarmi accompagnato dai carabinieri e ho preferito lasciar perdere». Lei sostiene di essere vittima di un complotto. Per quale ragione? «Mi hanno colpito perché non guardavo in faccia nessuno, perché ho applicato le norme nell’interesse dello Stato toccando interessi particolari. Ma continuerò su questa strada quando tornerò in auge». Da dove riparte Emilio Miccolis? «Dai suoi principi. Continuerò ad avere fiducia nella giustizia, a difendere la mia dignità di servitore dello Stato e di uomo». Antonio Della Rocca

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

10.09.2013.

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