PUGLIA CALABRIA NEWS TARANTO Ilva, installati i primi fog cannon Ma l’Aia è ancora in ritardo
INSERITO DA ANGELA CECERE
Il ministro Orlando valuta i risultati dell’ispezione Ispra e Arpa, tre giorni nello stabilimento TARANTO — Il gruppo ispettivo Ispra-Arpa porta a termine la seconda verifica sull’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale nello stabilimento siderurgico di Taranto e, intanto, Ilva subisce uno stop per la copertura dei parchi minerali, proprio uno degli interventi più importanti dell’Aia e atteso da tutti i tarantini perché bloccherebbe la dispersione di polveri di minerale sul quartiere Tamburi e sulla città. Il centro siderurgico dell’Ilva è stato per tre giorni sotto la lente di ingrandimento di una dozzina di tecnici che hanno visionato gli interventi realizzati sugli impianti e la relazione conclusiva sarà presentata entro dopodomani al ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che dovrà illustrarla al governo. Ciò che scriverà il gruppo ispettivo, guidato da Alfredo Pini, è determinante per indirizzare le scelte del governo sul commissariamento o meno dell’azienda. Le accuse all’azienda di «non aver fatto nulla fino adesso», le dimissioni dei vertici (Bondi e Ferrante) e quelle di trentasei quadri medio-alti hanno creato grande tensione in fabbrica e un vuoto nella catena di comando denunciato dallo stesso garante Vitaliano Esposito; il governo è atteso a soluzioni rapide per non assistere al collasso della più grande industria dell’acciaio italiana. Dalle relazioni stilate al termine di ognuno dei tre giorni di ispezioni sugli impianti emerge la consueta situazione al chiaroscuro. Emissioni in parte oltre i parametri di legge, altri due episodi di slopping, contestazioni di ritardi su altre prescrizioni dell’Aia, ma anche chilometri di nastri trasportatori già blindati, fog cannon installati e funzionanti, edifici in parte chiusi. E viene anche chiarito il concetto di «subito» collegato ad alcune prescrizioni che l’Aia dell’ottobre 2012 imponeva, appunto, di realizzare secondo questo avverbio di tempo. Nel verbale del 29 maggio è scritto che, secondo Ilva, il «subito è da intendersi nel senso indicato dall’autorità competente con nota del 29 aprile 2013 ovvero che l’attività deve essere adempiuta nei tempi tecnici strettamente necessari, ovvero che il gestore deve subito adoperarsi per la sua attuazione e deve inoltre portarla a termine nel più breve tempo possibile, compatibilmente con le buone regole dell’arte». Di qui la contestazione fatta da Ilva alla data del 27 ottobre 2012 quale data di scadenza di alcune prescrizioni per le quali, quindi, ha chiesto una proroga con la motivazione di «modifica non sostanziale». La chiusura dei nastri trasportatori dai quattro lati, per una lunghezza di 90 chilometri, doveva essere portata a termine in tre mesi. In realtà ci vorranno altri due anni ma, intanto, gli stessi ispettori hanno messo nel verbale del 30 maggio di aver preso visione «dei nastri trasportatori attualmente chiusi nell’area agglomerato e nell’area Pca». Tra le misure realizzate gli ispettori annotano, inoltre, i due fog cannon installati nell’area Gestione Rottami Ferrosi (questo già funzionante) e al parco Omo; gli edifici Omo2 e Lvc2 chiusi e l’area terminale del cantiere barriere frangivento al parco nord; le macchine scaricatrici Dm7 a tazze in continuo e Dm 6 a benna mentre al secondo sporgente erano attivi i sistemi di bagnatura del coke sia sulla nave che sulla tramoggia. Ilva, dal canto suo, ha elencato nel verbale 90 punti che ritiene di aver ottemperato. Si va dalle misure per i parchi a quelle per i wind days, dall’efficienza della captazione dei gas allo studio per il convogliamento delle emissioni diffuse, dalla durata delle emissioni visibili ai tempi di distillazione del fossile. Insomma una lunga serie di misure attuate che cozza contro le evidenze segnalate dal gruppo ispettivo nei primi due giorni. In particolare i tecnici hanno evidenziato emissioni fuori norma dalle batterie 9-10 da gennaio ad aprile, spiegate dall’Ilva come errore di misurazione. Gli ultimi due episodi di slopping contestati dai tecnici sono stati spiegati con il guasto che aveva colpito il software che analizza i parametri di processo e con l’errore umano. Il giorno dopo il gruppo ispettivo sottolineava i superamenti dei 30 secondi delle emissioni visibili da gennaio ad aprile alle batterie 9-10 ma nessuna criticità alle batterie 7-8-11-12. Cesare Bechis
CORRIERE DEL MEZZOGGIORNO
O1.06.2013
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