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PUGLIA CALABRIA NEWS Scandalo case popolari, Comune sotto accusa

1 Febbraio 2013, 11:43am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/01/palazzino_2--140x180.JPG?v=20130201103511

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Fideiussione del costruttore, nessun controllo. Mongelli avvia un’indagine interna. Sprecati due milioni di euro FOGGIA - «Voglio morire in una casa degna»: questo in diverse occasioni hanno ripetuto ai funzionari dell’assessorato ai Lavori pubblici alcuni degli anziani che dal 2009 hanno avuto dal Comune l’assegnazione di uno dei 32 alloggi della palazzina in via D’Addedda. Quattro di loro nel frattempo sono deceduti. Una palazzina mai finita, costruita con due milioni di finanziamenti pubblici e per la quale, come rivelato ieri dal Corriere del Mezzogiorno, è emerso che l’impresa appaltatrice depositò una fideiussione assicurativa di una finanziaria «inesistente». Oggi il Comune non può usare quella fidejussione come risarcimento per i lavori non conclusi. Ma dalle carte del collaudo effettuato nei mesi scorsi emerge anche che gli anziani non avevano il diritto di andare ad abitare in appartamenti confortevoli. Stando alle contestazioni fatte dalla commissione collaudo l’appalto presenta «difettosità costruttive». I materiali utilizzati sono di «scadente qualità», ad esempio il marmo con il quale sono stati pavimentati i ballatoi dei pianerottoli e le scalinate. I muretti, le così dette velette, nei balconi «non sono stati realizzati a regola d’arte». La commissione collaudo ha anche contestato la pendenza dei terrazzi e il fatto che la copertura di mattoncini sia già saltata in molti punti. In diversi appartamenti sono state rilevate macchie di umidità e infiltrazioni d’acqua. Secondo le carte in possesso all’assessorato ai Lavori pubblici la direzione dei lavori, che era composta da tre noti professionisti foggiani, non ha mai contestato nulla di tutto ciò all’impresa. «Non ci sono ordini di servizio». Tutto filava liscio per i tre professionisti. Complice l’assenza di vigilanza, questa è un’altra contestazione mossa dal Comune all’impresa Schiavone, i vandali hanno depredato l’immobile: portati via gli infissi, buona parte dei sanitari, molti avvolgibili sono danneggiati. Attualmente sono stati chiusi con delle assi di legno tutti gli ingressi allo stabile, ma la recinzione è completamente saltata in più punti. E poi c’è la delicata questione della fideiussione «fantasma». In queste ore l’amministrazione comunale ha avviato alcuni procedimenti interni che riguarderebbero i dirigenti dell’ufficio contratti e dei lavori pubblici. Perché nel 2007 non fu interrogata la Banca d’Italia e l’Isvap per sapere se esisteva ad Arezzo «La Stella finanziaria spa»? E come mai fu accettata una fidejussione che non copriva tutte le annualità previste dall’appalto, ma solo un anno? Va ricordato che per altra vicenda, il dirigente di un altro assessorato (urbanistica) è indagato per alcune fidejussioni fasulle presentate da imprese foggiane al Comune. Il direttore generale e il segretario dell’ente avrebbero indirizzato al dirigente dell’assessorato ai Lavori pubblici una richiesta di chiarimenti su quali siano state le attività di controllo sull’appalto poste in essere dal responsabile unico del procedimento. Non è chiaro se l’ente si sia o meno rivolta alla Procura della Repubblica. In queste ore l’amministrazione e la burocrazia ha non poca difficoltà a chiarire cosa sia accaduto in questi cinque anni.

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

01 FEBBRAIO 2013

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