PUGLIA CALABRIA NEWS BARI «Il sistema Degennaro: così truccavano gli appalti»
INSERITO DA ANGELA CECERE
I giudici: «Associazione a delinquere». Pesanti accuse del Riesame: «Rapporti con gli enti pubblici» BARI - Lo chiamano "sistema Degennaro", un «meccanismo costantemente utilizzato» dagli imprenditori baresi per «aggiudicarsi nel corso degli anni (2004-2007) appalti pubblici tutti di rilevante importo finanziario». Per i giudici del Tribunale del Riesame (giudici Maria Teresa Romita, Francesco Mattiace e Rosa Caramia) i tre fratelli Degennaro - Daniele, Vito Michele e Gerardo - assieme ad altre sei persone tra funzionari pubblici e tecnici avrebbero preso parte ad un’associazione per delinquere finalizzata ad una serie di reati (truffa, frode in pubbliche forniture, corruzione). È quanto si legge nelle 75 pagine del provvedimento con il quale il Riesame rigetta la nuova richiesta di arresto del pm Renato Nitti per Daniele e Gerardo Degennaro, ritenendo che non sussistano le esigenze cautelari; ma allo stesso tempo riconosce i gravi indizi a loro carico e, in particolare, sostiene - a differenza del gip Michele Parisi - che sia esistita un’associazione per delinquere che abbia pilotato milionari appalti pubblici. Il difensore degli imprenditori, Gaetano Castellaneta, ha già annunciato che farà ricorso in Cassazione. Secondo i giudici del Riesame, dall’inchiesta sulla realizzazione di sei grandi opere urbanistiche ed edilizie (indagine che nel marzo del 2012 sfociò negli arresti ai domiciliari, tra gli altri, di Gerardo Degennaro e suo fratello Daniele Giulio Degennaro e nel sequestro di 25 milioni di euro) «emerge come le regole della gara pubblica possono intendersi aggirate anche quando il concorrente già prevede che potrà - dopo l’aggiudicazione - ritenersi svincolato dalle previsioni di bando sia mediante la realizzazione, in concreto, di opere diverse da quelle previste, sia mediante l’approvazione di varianti». Il presunto "sistema Degennaro" viene riassunto dal Tribunale in sette punti, regole da seguire ogni volta che c’è un affare all’orizzonte. Si parte con la «costituzione di società diverse, aventi anche la forma di società di progetto, tutte collegate, sotto il profilo personale, operativo e finanziario»; al secondo punto c’è «l’utilizzo di legami con coloro che occupano posti chiave nella pubblica amministrazione»; si prosegue con «la pianificazione delle spese della commessa di gran lunga inferiori a quelle risultati dai piani economico-finanziari e nei computi metrici»; quarta regola «introduzione di varianti strutturali»; dopo «alterazioni dei registri di cantiere e dei verbali di collaudo»; «scelta dei direttori dei lavori»; e infine «influenza sulle commissioni di collaudo». Sempre secondo i giudici, «nel sistema criminale in esame nulla è lasciato al caso, ma tutto viene pianificato e orientato affinché non vi siano ostacoli prima, durante e dopo l'ultimazione dei lavori eseguiti dall'impresa aggiudicataria». E ancora: «Emerge l’attuazione con ogni mezzo del programma criminoso - prosegue il Riesame - che si sostanzia nella sistematica occupazione di tutti i segmenti fondamentali che connotano l'aggiudicazione di una gara d'appalto fino al momento dell'esecuzione e del completamento dell’opera. Proprio dalla indispensabilità del contributo dei soggetti investiti da tali cariche discendeva la necessità della creazione di quella rete di funzionari e professionisti fedeli». Non solo: la «pianificazione delle spese della commessa di gran lunga inferiori a quelle risultanti dai piani economico-finanziari» sarebbe «un modello operativo applicato dall’impresa Degennaro non per un singolo appalto, ma per un susseguirsi di appalti e affidamenti, in genere di straordinaria importanza e di ingente valore economico». Ogni componente della famiglia avrebbe avuto un ruolo diverso: Daniele «può considerarsi il coordinatore e lo stratega degli aspetti economici, finanziari e contabili del gruppo»; Gerardo «è l’artefice delle decisioni operative dell’associazione e cura i rapporto con i funzionari degli enti pubblici»; Vito Michele «è ritenuto coordinatore degli aspetti economici, finanziari e contabili del gruppo, artefice delle decisioni strategiche e operative dell’associazione, il grande capo». Vincenzo Damiani
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
08.06.2013.
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