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PUGLIA CALABRIA BARI NEWS «Rivelandosi ha umanizzato il potere»

1 Febbraio 2013, 11:30am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/02/01/bellino--180x140.JPG?v=20130201094711

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Francesco Bellino, docente di bioetica, sulla scelta dell’assessore di parlare del cancro BARI - «Il fatto che Guglielmo Minervini abbia rivelato il suo stato di salute rivela due aspetti della vita pubblica: che la politica si è umanizzata e il potere si è desacralizzato». Sono parole di Francesco Bellino, docente di Bioetica e Filosofia morale all’università di Bari. Professore, come giudica la scelta di Minervini di rendere pubblica la sua malattia? «Una decisione lodevole, dimostra che la politica ha assunto una fisionomia più umana, capace di disvelare la fragilità degli uomini. Ma c’è anche un altro aspetto che vorrei sottolineare». Dica pure. «Machiavelli sosteneva che chi governa non deve mai svelare gli "arcana imperii", i segreti dello Stato. Buona parte del potere, fin qui, si è retto sull’azione del nascondere. Grazie al ruolo della stampa e dei media, questi misteri sono via via caduti. E oggi assistiamo alla desacralizzazione del potere». Spieghi meglio. «Pensiamo per un momento alla formidabile opera di disvelamento della diplomazia avvenuta con il caso di Julian Assange, il giornalista che ha pubblicato sul web una quantità enorme di documenti riservati. E non basta: il potere viene desacralizzato anche quando cade il velo sui misfatti, sulle magagne, sulle ruberie». Come inquadra il caso di Minervini? «È davvero inusuale che un politico dica ho il cancro e mi sto curando. Forse rappresenta un primato storico. Ebbene anch’esso si inquadra in una forma di desacralizzazione del potere. La politica diventa fragile, assume un volto umano. È l’umanizzazione della politica». Come giudica il fatto che, nel momento di maggior debolezza fisica, Minervini avverta il bisogno di condurre una battaglia politica ancora più vigorosa? «Le ragioni della vita sono più forti della vita stessa. Diversamente, dovremmo misurarci solo con una visione biologica della nostra esistenza. Ognuno di noi vorrebbe dimostrare che c’è qualcosa di più grande che ci trascende. Vale per la scienza, l’arte, la politica. Ma non solo per loro naturalmente. L’artista che fa? Realizza un’opera che rimarrà anche quando egli non ci sarà più. E quando un soggetto è fragile - come lo è Minervini - chiede di attestare la presenza di qualcosa che superi e trascenda la propria fragilità. È l’immortalità in senso laico». Minervini, tuttavia, è intriso anche di sentimento religioso. «Sono d’accordo. Mi sembra di vedere in lui la matrice di don Tonino Bello, di cui è stato allievo. Don Tonino era molto malato quando decise di andare a parlare di pace a Sarajevo dilaniata dalla guerra». Perché le parole di Minervini hanno avuto una grande eco su Facebook? «Facebook sembra il confessionale dei tempi moderni. Un confessionale cui si comunicano le nostre fragilità. Anche qui colgo un cambiamento: cessa la comunicazione banale e cresce la comunicazone significativa. Si parla delle proprie fragilità, e quando lo si fa, la comunicazione non ha più orpelli, diventa intima e profonda».

FONTE CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

01 FEBBRAIO 2013

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