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PUGLIA CALABRIA BARI NEWS BARI «Fra 2 anni Casa Sollievo come il Miulli» Acquaviva, manovra per ridurre il debito

16 Aprile 2013, 10:05am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/media/foto/2013/04/16/ospedale_sanpio--180x140.jpg?v=20130416100003

 

553987 4875306964196 493515398 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Il direttore generale Crupi: «Se la Regione continua così, sarà inevitabile: noi curiamo i pugliesi» BARI — «Se la Regione continua con questa politica, in 2-3 anni seguiremo la sorte del Miulli». Il grido di allarme è di Domenico Crupi, direttore generale dell’Ircss (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, «al 15esimo posto tra gli istituti di ricerca italiani (145° al mondo) e settimo tra gli Ircss». L’occasione è stata data dal confronto organizzato ieri da Confindustria Bari-Bat sul ruolo riconosciuto alla sanità privata nell’era della spending review. Che proprio ieri ha mietuto la prima vittima: l’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari) che ha avviato la procedura di concordato preventivo per un deficit di bilancio di circa 150 milioni. L’attacco della Regione In assenza dell’assessora Elena Gentile — che pur annunciata si è tenuta a distanza da via Amendola — il confronto pubblico-privato (a cui hanno partecipato anche Giuseppe Speziale, presidente della sezione Sanità di Confindustria; Maria Svelto, presidente del Distretto H-Bio; e il presidente degli industriali baresi Michele Vinci) ha visto come protagonista sul fronte della Regione Vincenzo Pomo, direttore Area Politiche per la promozione della Salute della Regione Puglia. Che non le ha mandate a dire ai dirigenti di Acquaviva delle Fonti: «L’impostazione data dall’Ospedale Miulli è stata completamente sbagliata e mi assumo la responsabilità di quello che dico: non possono dire mi servono 30 milioni e la Regione deve darmeli. Il tema è nazionale, non ci sono leggi pugliesi da cambiare e gli enti privati non possono essere ripianati dalla Regione Puglia: ci vorrebbe un provvedimento nazionale ad hoc. E poi gli enti religiosi nascono come enti caritatevoli, oggi non è possibile pensare di ripianare i debiti di questi ospedali. Il Miulli è un ente religioso che si è trovato in queste condizioni perché 10 anni fa ha avviato un processo grandioso che lo ha portato in un contenitore 10 volte più grande. Il problema che lo affligge non è di sovrapproduzione ma di costi eccessivi. E noi paghiamo con le tariffe stabilite dallo Stato: cosa possiamo fare se il governo a gennaio ha stabilito che le tariffe che devo riconoscere sono quelle del 1996 e se le aumento le devo far pagare con le tasse? Siamo preoccupati, nessuno si sogna di fare a meno di un ospedale così importante dove lavorano 1.300 persone. Ma se la legge mi impedisce di dare un aiuto, come facciamo?». La replica di Casa Sollievo «Se la Regione continua con questa politica — ha replicato a margine del confronto pubblico Crupi, numero uno di Casa Sollievo che garantisce 58 mila ricoveri annui a fronte dei circa 40 mila del Miulli — in 2-3 anni seguiremo il Miulli. Per far fronte al disavanzo annuo di 15 milioni attingiamo al nostro patrimonio, che ci garantisce. Ma che non è inesauribile. Quando finirà, che facciamo? Non abbiamo mai chiesto, né chiediamo, il ripianamento dei disavanzi. Chiediamo, invece, due cose: che le tariffe vengano fatte sulla base di costi standard e che vengano rispettati gli accordi della Regione del 2005». In buona sostanza, si tratta delle stesse richieste avanzate ieri in un documento dei sindaci dei principali Comuni garganici (da San Giovanni Rotondo alle Isole Tremiti) che sarà presentato alla Regione. A San Giovanni lavorano 2.564 persone, 120 si occupano di ricerca e i sindaci temono che almeno 600 posti possano essere in bilico. «Noi — ha continuato Crupi — confrontiamo i nostri conti con quelli di altre 20 strutture e risultiamo più efficienti di liguri, lombardi e veneti. Se la Regione Puglia adottasse i costi standard, diventeremmo dei mostri di efficienza rispetto al panorama pugliese. Per questo abbiamo fatto ricorso per impugnare le tariffe e, avendo perso in primo grado, ora la palla è al Consiglio di Stato». Quindi, l’attacco finale: «Vendola non può dire ci pensi il Vaticano: ci considera privati, ma noi curiamo i cittadini pugliesi, abbiamo un Pronto soccorso e forniamo il servizio di dialisi ai Comuni garganici a 500 mila euro annui, importo stabilito 8 anni fa. Abbiano il coraggio di dirci che vogliono 30 mila ricoveri annui, e noi adegueremo l’ospedale a quel target tagliando il personale. Io continuerò a sognare che ai piedi del Gargano nasca una start up: domani aggiudicheremo i lavori per la costruzione di un polo di ricerca dedicato alla medicina rigenerativa e alle cellule staminali».

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO

16.04.2013.

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