PRIMO PIANO E ANTEPRIMA Cortina, boato all'alba: crolla parete rocciosa di 300 metri sul Sorapis
INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Il distacco da croda Marcora, Soccorso alpino e forestale sul posto
Nei giorni scorsi uno smottamento. Il geologo: «È la temperatura».
CORTINA - Una enorme parete rocciosa larga circa 300 metri per un'altezza di 400 metri si è staccata all'alba di oggi da croda Marcora nel gruppo del Sorapis in Comune di Cortina d'Ampezzo. Un boato ha svegliato i cortinesi, immersi nel silenzio della loro vallata. Sul posto stanno effettuando i primi rilievi su un elicottero gli uomini del Soccorso alpino della Forestale di Auronzo di Cadore.
Il distacco è avvenuto ad un'altezza di 3.150 metri.Non si conoscono ancora le cause del movimento franoso né se abbia interessato persone o cose. Il Sorapis è uno dei principali gruppi delle Dolomiti ampezzane e si trova tra Cortina d'Ampezzo e San Vito di Cadore.
Il precedente: pochi giorni fa. La settimana scorsa, a quanto si è appreso, si era verificato già un distacco da croda Marcora.
La frana è sotto "stretta osservazione" da parte dei tecnici del Soccorso Alpino Forestale e del Soccorso Alpino di Cortina. Secondo quanto riferito dal vicecomandante della Forestale Isidoro Furlan, da bordo dell'elicottero con il quale sta sorvolando il luogo della caduta dei massi, l'ampiezza della frana potrebbe essere ridotta rispetto alle stime iniziali. Furlan indica in circa 1500 metri cubi di roccia la massa caduta.
Paura per cinque pullman di turisti. Furlan ha detto di aver visto cinque pullman di turisti cinesi viaggiare in un'area più a valle probabilmente diretti alle Tre Cime di Lavaredo ma la frana ha interessato un'area se pur non molto lontana certo ad una quota più alta.
Per il geologo Antonio Brambati, dell'università di Trieste, «crolli di questo tipo non sono nuovi sulle Dolomiti, come testimoniano detriti di falda ai piedi delle pareti rocciose». Tra le possibili cause potrebbero esserci micro-terremoti, ma alla sala sismica dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) non risultano eventi sismici nella zona avvenuti nelle ultime ore. L'ipotesi più probabile resta quindi quella delle sollecitazioni esercitate sulla roccia dal continuo dilatarsi e restringersi causato dallevariazioni di temperatura. Il fenomeno si chiama «termoclastismo», ha spiegato Scarascia Mugnozza. «È una dinamica normale in contesti montuosi con pareti ripide», ha osservato. «Siamo a fine estate e fenomeni di espansioni e contrazione della roccia sono comuni, considerando che in questo periodo dell'anno la temperatura di abbassa nella notte avvicinandosi allo zero, mentre si alza durante il giorno a causa dell'insolazione».
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