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PRIMO PIANO E ANTEPRIMA SIRIA, OBAMA: "PRONTO PER L'ATTACCO". LETTA: "SENZA L'ONU SIAMO FUORI"

1 Settembre 2013, 09:03am

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

 http://www.leggo.it/MsgrNews/PANORAMA/20130831_9cf5738d5855121d3c0f6a706700b384_med.jpg

1078137 477030945726559 424513513 aINSERITO DA MICHELE PAPPACODA - «Chiederò il sì del congresso all'attacco in Siria». Sono queste le parole del presidente Obama dalla Casa Bianca, «Ho deciso che gli Stati Uniti dovrebbero condurre un' azione militare contro il regime siriano». «L'attacco Usa alla Siria potrebbe essere fra una settimana o un mese e sarà limitato nella portata», ha aggiunto Obama.
«Il voto del Congresso sull'uso della forza in Siria si terrà dopo il 9 settembre, alla ripresa dei lavori del parlamento americano».

Il presidente americano Barack Obama discuterà della crisi siriana con i leader del G20 la prossima settimana a San Pietroburgo. Lo ha detto una fonte dell'amministrazione Usa. 

Il segretario di stato americano John Kerry ha parlato con il capo dell'opposizione siriana per sottolineare la determinazione a punire Damasco per le armi chimiche. Lo hanno detto fonti dell'amministrazione. 

Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-noon riceverà domani un briefing dal capo degli ispettori Onu in Siria. Lo ha detto il portavoce delle Nazioni Unite Martin Nezirski.

Le Nazioni Unite «non si ritirano» dalla Siria, ma restano in Siria per mandare avanti il lavoro umanitario con un migliaio di dipendenti. Lo ha detto il portavoce dell'Onu Martin Nesirsky.

L'ANALISI Un'esame completo dei campioni raccolti dagli ispettori dell'Onu sugli attacchi chimici in Siria richiederà fino a tre settimane. Lo riferisce l'organizzazione per la proibizioni delle armi chimiche (Opcw), l'agenzia incaricata di svolgere le analisi. 

IL MESSAGGIO Un attacco può avvenire «in ogni momento» a partire da ora.

Lo hanno detto fonti della sicurezza siriane alla tv panaraba Al Arabiya, aggiungendo che le forze siriane sono «pronte a rispondere». Intanto a Damasco testimoni riferiscono che la vita è tranquilla, con i negozi aperti, gente nelle strade e traffico normale. - L'unico segno di nervosismo nella capitale siriana è per ora l'afflusso più alto del consueto di clienti nei supermercati per acquistare cibo in scatola e pane. Sui social network sono molte le battute sull'attacco di cui si parla da oltre una settimana in Occidente. «Obama, se non cominci tu, dovremo farlo noi», scrive un uomo che si presenta come Ahmad. Un altro, Ali, dice che Colin Powell, non l'attuale segretario di Stato John Kerry, avrebbe dovuto illustrare ieri le accuse contro Damasco che giustificherebbero un attacco americano. Un riferimento all'intervento alle Nazioni Unite nel 2003 dell'allora segretario di Stato che presentò le presunte prove secondo le quali il regime iracheno di Saddam Hussein stava dotandosi di armi nucleari. La motivazione che portò all'invasione anglo-americana di quell'anno.

Un attacco Usa in Siria provocherà una reazione che andrà «al di là» dei confini siriani: lo ha detto Mohammed Ali Jafari, comandante dei Guardiani della rivoluzione islamica iraniani. «Gli americani credono che le reazioni a un intervento militare siano limitate all'interno dei confini siriani. È un'illusione», ha detto.

Una forte esplosione - forse provocata da un attentato - è avvenuta oggi a Damasco nei pressi di una sede dei servizi segreti. Lo riferisce la tv panaraba Al Jazira citando alcuni testimoni.

LA LEGA ARABA La Lega Araba non darà «alcun via libera per un intervento militare in Siria» e «affermerà che serve» una soluzione politica del conflitto. Lo ha detto il rappresentante permanente egiziano presso la Lega, Amr Atta, alla vigilia del summit dell'organizzazione sulle vicende siriane. 

USA E FRANCIA Gli Usa sono pronti insieme alla Francia a punire «con un'azione limitata» Assad per l'uso di armi chimiche, che Obama ha definito «una sfida al mondo». Kerry ha parlato di oltre 1.400 persone uccise coi gas. «Bugie», le ha definite Damasco. Intanto sono sei le navi da guerra Usa schierate nel Mediterraneo. Il team di ispettori Onu incaricati di investigare sul presunto uso di armi chimiche in Siria dopo aver lasciato Damasco è giunto in Libano.

L'ITALIA Letta,capiamo Usa-Francia,ma senza Onu noi fuori. Assad possiede armi chimiche, uso è crimine contro umanità. «Sono momenti difficili per la comunità internazionale. L'opinione pubblica italiana è stata drammaticamente turbata dalle immagini delle vittime dell'uso di armi chimiche. Dobbiamo fare di tutto perchè non accada più». Lo afferma in una nota il premier Enrico Letta. «Il regime di Assad - aggiunge - possiede arsenali di armi chimiche, il cui uso è un crimine contro l'umanità. Comprendiamo l'iniziativa di Stati Uniti e Francia, alla quale però, senza le Nazioni Unite, non possiamo partecipare». «La settimana prossima a San Pietroburgo faremo di tutto perchè si trovi una soluzione politica al dramma siriano, che ha già prodotto un numero intollerabile di vittime e di profughi. La rapida convocazione di 'Ginevra 2' - conclude il presidente del Consiglio - è oramai ineludibile». 
«La settimana prossima a San Pietroburgo faremo di tutto perchè si trovi una soluzione politica al dramma siriano, che ha già prodotto un numero intollerabile di vittime e di profughi. La rapida convocazione di Ginevra 2 è oramai ineludibile». Lo afferma il premier Enrico Letta in una dichiarazione.


NESSUNA DECISIONE Il presidente Barack Obama ha affermato di non avere ancora preso «una decisione finale» ma sulla sua determinazione non ha lasciato dubbi quando ha aggiunto che l'uso di armi chimiche in Siria è «una sfida al mondo» e «una minaccia ad alleati degli Usa come Israele, Turchia e Giordania», «una minaccia agli interessi della sicurezza nazionale americana».

AGIRE Secondo il segretario di Stato John Kerry ha ribadito la determinazione americana ad agire contro il regime siriano, e dopo il 'dietro-front' di Londra, Obama ha fatto sapere che potrebbe lanciare anche da solo una azione militare. Il condizionale è d'obbligo, ma l'attacco ora sembra di nuovo, e più che mai, imminente. «Non ci saranno truppe sul terreno e sarà un'azione limitata nel tempo», ha assicurato.

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