NEWS TOSCANA Calcio giovanile: il caso. «Non posso pagare la retta e mio figlio non gioca»
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7 Marzo 2013, 08:08am
|Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it
INSERITO DA MICHELA MARTINI LIVORNO - «Mio figlio è tornato a casa e mi ha detto: babbo, mi fanno allenare ma non sono convocato al sabato e alla domenica. Perché?». Al genitore non è rimasto che dire la verità, più crudele di una coltellata. «Babbo non ha i soldi per pagarti la retta». È una delle tante storie (tristi) del calcio giovanile al tempo della crisi. Storie che fanno male, come quella raccontata dall'operaio livornese che dalla sera alla mattina si è trovato senza lavoro.
Il babbo. «Ero impiegato in una ditta edile - spiega - e qualche settimana fa sono stato licenziato. Pian piano sto cercando di reinventarmi una vita, accetto qualsiasi lavoretto ma non è facile. E intanto mi sono trovato davanti a questo inspiegabile atteggiamento da parte della società per cui mio figlio è tesserato». Il ragazzino non ha neppure 12 anni e gioca nella formazione Esordienti del Pontino Livorno Nord,, anche con buoni risultati. «Sono infuriato - racconta ancora il padre - perché i dirigenti conoscono la mia situazione e tra me e loro c'era una sorta di accordo tra gentiluomini per il quale avrei saldato i duecento euro della retta entro giugno, o comunque non appena avessi trovato un impiego anche precario. Sembrava andasse tutto bene ma poi è venuta fuori questa storia.. Ho chiesto spiegazioni ai dirigenti, all’allenatore e loro si sono giustificati dicendo che chi non è in regola con i pagamenti non può giocare le partite ufficiali. Credo si tratti di un vero e proprio scandalo, perché così si toglie ai ragazzini la libertà di fare sport, di stare con gli amici e di sognare».
La società. Immediata la replica del Pontino. «Abbiamo una ventina di ragazzi che giocano con noi e che non pagano la quota di iscrizione - spiega il dirigente Fabrizio Paci - anche il completino viene regalato; ci addossiamo noi tutti questi oneri in collaborazione con la Circoscrizione. I genitori che sono in difficoltà economiche presentano la dichiarazione Isee che attesta il mancato percepimento di un reddito e dunque offre la possibilità di non pagare la retta: così il bambino può giocare. Se questo genitore avesse presentato la documentazione Isee come hanno fatto le altre famiglie non dovrei stare qui a giustificare l’atteggiamento societario nei confronti del bimbo, che in effetti è stato fermato».
La crisi. Una situazione che a quanto pare non è nuova nella società labronica come in tante altre della Toscana: «È da qualche anno che questo bimbo gioca con noi e il padre ha sempre creato difficoltà nel pagamento della retta: negli anni scorsi la vecchia dirigenza tollerava questa situazione, quest’anno i vertici societari sono cambiati e non tolleriamo più queste situazioni Come ho detto il modo per iscrivere i figli qui e ottenere delle agevolazioni in base al proprio reddito ci sono, siamo una società che collabora volentieri col sociale e con la Circoscrizione per aiutare i meno fortunati che vogliono venire a giocare a pallone. Vi dirò di più, a noi dispiace doppiamente che il bimbo non giochi perché è proprio bravo e in campo fa la differenza».
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