News Italia e del Mondo Siria, Obama: il mondo stia con me
Inserito da Lucia Gioffrè ROMA - «Non ripeteremo l'errore dell'Iraq». Il presidente Usa Barack Obama da Stoccolma ostenta sicurezza sull'operazione Siria. Gli Usa hanno «un elevato grado di sicurezza» che gli attacchi chimici siano stati commessi dal regime di Bashar al Assad, aggiunge precisando che «di fronte alla barbarie che si sta verificando la comunità internazionale non può restare in silenzio».
Lo spettro Iraq. In una conferenza stampa insieme con il premier svedese Fredrik Reinfeldt, Obama ha detto: «Ricordatevi che mi ero opposto alla guerra in Iraq e non ho nessuna voglia di ripetere gli errori basandomi su decisioni scaturite da una intelligence difettosa». «Non ho fissato io la linea rossa sull'uso delle armi chimiche, ma è stata la comunità internazionale», ha precisato Barack. «Sono convinto che il Congresso approverà un'azione militare in Siria, un'azione limitata nei tempi e negli obiettivi», ha spiegato sottolineando che «è in gioco la credibilità non solo mia, ma del Congresso e dell'America».
«Non ero tenuto a sottoporre all'approvazione del Congresso la proposta di un'azione militare, e averlo deciso non vuole essere un mero e vuoto esercizio. Ma come 'Commander in Chief' mi riservo il diritto di agire nell'interesse e per la sicurezza del Paese», ha spiegato.
I rapporti con Putin. «Sono ancora fiducioso sul fatto che Putin possa cambiare la sua posizione per quel che riguarda il sostegno della Russia al regime di Assad: è l'auspicio espresso a Stoccolma dal presidente Usa Barack Obama. «Tra noi e la Russia rimangono molte differenze sulla Siria. La Russia ha relazioni di vecchia data col regime di Assad. Ma è impossibile per Assad riguadagnare credibilità». Il Congresso degli Stati Uniti non ha il diritto di «legittimare un'aggressione» contro la Siria, ha detto il presidente russo Vladimir Putin, sottolineando che solo una decisione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu può votare un intervento del genere.
Ok della Commissione Esteri. La Commissione Esteri del Senato Usa ha dato il primo via libera ai raid decisi da Barack Obama sulla Siria. John McCain ha cambiato idea ed è tra i 10 senatori che hanno votato a favore. L'ex sfidante repubblicano di Obama del 2008 ha votato a favore della risoluzione dopo essere riuscito a far approvare dalla Commissione un paio di emendamenti che hanno indurito il testo in votazione. In particolare, è riuscito a inserire il passaggio secondo cui gli Stati Uniti, con questo raid, «puntano a cambiare le dinamiche sul campo di battaglia in Siria». Oltre a McCain solo due repubblicani hanno votato sì: Bob Corker e Jeff Flake, l'altro senatore eletto in Arizona, molto vicino all'ex sfidante di Obama. Notizie poco rassicuranti per la Casa Bianca anche sul fonte interno: tra i senatori democratici ci sono stati due contrari, Tom Udall, del New Mexico, e Chris Murphy, Connecticut, e un astenuto, Ed Markey eletto nel Massachussets, lo stato di John Kerry. Per questa ragione, molti osservatori leggono questo voto, comunque favorevole a Barack Obama, ancora con molta prudenza. Detto questo, la risoluzione approvata ha mantenuto i due capisaldi della bozza bipartisan siglata ieri sera, e cioè un intervento «a tempo» della durata massima di 90 giorni e mai nessun soldato Usa sul suolo americano.
La Francia. Non agire contro le armi chimiche della Siria vorrebbe dire inviare un messaggio di debolezza nei riguardi del programma nucleare iraniano, ha detto, davanti al parlamento francese, il premier Jean-Marc Ayrault.
Damasco. Non ci piegheremo nemmeno se ci fosse la terza guerra mondiale, ha proclamato il viceministro degli Esteri, Faysal Moqdad, citato dall'Afp. «Il governo siriano - ha detto il viceministro - non cambierà posizione nemmeno se ci fosse la terza guerra mondiale, nessun siriano può sacrificare l'indipendenza del Paese». Moqad ha poi aggiunto che Damasco ha già adottato «tutte le misure» necessarie per far fronte a «un'aggressione».
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