NEWS ITALIA E DAL MONDO TREVISO CRISI, DISOCCUPATO E DEPRESSO A 31 ANNI: "SI IMPICCA NELL'AZIENDA DOVE LAVORAVA"
INSERITO DA ANGELA CECERE
TREVISO - Senza lavoro e depresso, si è tolto la vita proprio nell’antivigilia della festa dei lavoratori. La vittima è Livio Ceccato, 31 anni, di Asolo (Treviso). Per il gesto estremo, anche questa una scelta che appare simbolica, si è recato nel capannone della ditta Costruzioni Dussin di via Ca’ Giupponi, dove aveva prestato servizio fino a un anno fa. Lunedì sera i dipendenti dell’impresa, rientrando dal turno di lavoro, hanno scoperto il corpo del giovane che penzolava dal porticato di accesso al capannone. Il tempo di avvicinarsi alla sagoma è stato sufficiente per capire che quell’uomo era Livio e che non c’era più alcuna possibilità di salvarlo. Una volta deposto a terra, il cadavere è stato trasportato all'obitorio dell'ospedale di Montebelluna in attesa del nulla osta per il funerale che verrà celebrato a Villa d'Asolo. La sepoltura dovrebbe invece avvenire nel cimitero di Sant'Apollinare. Livio Ceccato lascia i genitori anziani, con i quali condivideva la casa di via Ca’ Falier, e due sorelle. Non si conoscono le cause del gesto disperato. Si sa però che Livio, fin da giovane, ha sempre lavorato come muratore in diverse imprese edili della zona. Negli ultimi anni proprio alla Costruzioni Dussin. Probabilmente anche per questo ha preso la tragica decisione di farla finita in quel capannone, a poche centinaia di metri da casa. L’uomo però da più di un anno non lavorava più per l'azienda: è successo da quando la depressione aveva cominciato a prendere il sopravvento. Spesso, riferiscono i conoscenti, si chiudeva in casa senza vedere nessuno. Del suo stato di salute si era interessato anche il Comune di Asolo attraverso i servizi sociali, ma evidentemente il disagio interiore non si è mai davvero sopito e ha portato il 31enne alla decisione di farla finita. La notizia della morte di Livio Ceccato si è sparsa subito per Asolo, dove si conoscono un po’ tutti. C'è chi lo aveva frequentato proprio per motivi di lavoro: «Ci trovavamo spesso nei cantieri - spiega un collega - Mai avremmo pensato che potesse arrivare a tanto. E a onor del vero non aveva mai dato segni di un così profondo malessere, anche se da qualche tempo si vedeva in giro molto poco». Forse è stato proprio quello il segnale più sottovalutato. Problemi familiari, una vita anonima, il lavoro che scarseggiava anche a causa delle sue condizioni: tutto questo si è tradotto in un cocktail mortale. Così lunedì, nel tardo pomeriggio, si è diretto verso l’ex posto di lavoro e ha spento la luce.
LEGGO.IT
02.05.2013.
/image%2F1394276%2F20210111%2Fob_9cffcd_1.jpg)