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NEWS ITALIA E DAL MONDO TOSCANA 0 commento TOSCANA NEWS LIVORNO Omicidio al mercato, chiesti 30 anni per l’imprenditore

29 Gennaio 2014, 18:46pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

TOSCANA NEWS LIVORNO Omicidio al mercato, chiesti 30 anni per l’imprenditore

 

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA

I pubblico ministero: delitto premeditato, i soldi il movente. In aula l’ex generale Garofano: non è lui l’assassino non poteva avere l’arma con sé LIVORNO. Un delitto premeditato dove il movente è il denaro e dopo il quale non si è riscontrato nel presunto colpevole, l’imprenditore Alfredo Andreucci, 58 anni ad aprile, il ben che minimo pentimento. Il pubblico ministero Massimo Mannucci parla per oltre un’ora nell’aula al primo piano del tribunale di Livorno.

Il magistrato ricostruisce quello che è avvenuto la mattina del 27 febbraio 2012 all’atrio del palazzo centrale, l’ex cinema a due passi da piazza Cavallotti e dal mercato.

Al termine della sua requisitoria il pm chiede 30 anni di carcere per l’imputato che ha ottenuto di essere giudicato per l’omicidio di Claudio Costanzo, ucciso a 60 anni, con il rito abbreviato. Dunque il giudice Antonio Pirato, il prossimo 25 febbraio, giorno in cui dovrebbe leggere la sentenza, dovrà basarsi sulle prove raccolte dai carabinieri nelle settimane successive al delitto ed entrate nel procedimento.

Ieri stato anche il giorno dell’ex generale dei Ris Luciano Garofano che è stato chiamato dagli avvocati dell’imprenditore, Francesca Galiuto e Pier Francesco Bruno, come consulente. Nella relazione il consulente ha cercato di smontare le accuse nei confronti dell’indagato. Tra i dubbi che ha cercato di insinuare quello che l’imprenditore indossasse un giaccone troppo piccolo per permettergli di nascondere in tasca l’arma del delitto che gli inquirenti non hanno mai trovato.

In aula anche le figlie e l’ex moglie della vittima che si sono costituite parte civile nel procedimento.

Durante l’udienza e prima che il pubblico ministero iniziasse a ricostruire il delitto e i suoi segreti, l’imputato ha chiesto la parola, lo aveva già fatto alla prima apparizione in tribunale, raccontando la sua verità e ripetendo di non aver ucciso l’ex collega di lavoro. «Eravamo amici - ha ripetuto - non lo avrei mai fatto».

La tesi della difesa è quella dell’esistenza di un terzo uomo che avrebbe seguito i due e avrebbe aggredito Claudio Costanzo prima di fuggire.

«Tutte bugie - spiega la figlia dopo essere uscita dall’aula - mio padre aveva paura, nei giorni precedenti aveva chiesto aiuto. L’ha ucciso come un animale e non si è nemmeno pentito».

IL TIRRENO

29.01.2014.

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