NEWS ITALIA E DAL MONDO PUGLIA BARI Tap, le condizioni del Pd «Sì al gas, ma a Cerano»
INSERITO DA ANGELA CECERE
Blasi:«Royalty alla Puglia. Melendugno? C'è il turismo» Il segretario contrario all'approdo del gasdotto BARI - «Sì al gasdotto della Tap, a condizione che sia riconosciuta una royalty fissa, annua e diretta alla Puglia». E soprattutto che si decida di localizzarne l’approdo a Cerano, dove si potrebbe sfruttare il gas per riconvertire la vecchia centrale a carbone dell’Enel». Il segretario del Pd Sergio Blasi, salentino di Melpignano, dice sì al gasdotto, ma non vuole che approdi a Melendugno, come previsto nel progetto della società costruttrice. Perché dice no a Melendugno? «Perché quel territorio possiede una vocazione diversa. L’infrastruttura di cui si parla potrebbe sfigurarne il territorio dal punto di vista paessaggistico e storico. La cabina di pressurizzazione - che richiede 12 ettari di terreno, di cui tremila metri quadri coperti - sarebbe situata a poche centinaia di metri dal parco naturalistico delle Cesine e dal parco archeologico di Roca». Sarà per caso contrario al gasdotto? «Non lo sono mai stato. Con la diminuzione dela disponibilità di petrolio e la riduzione del consumo di carbone, la diversificazione delle fonti energetiche è indispensabile. Sono favorevole al gasdotto. Il problema è dove farlo approdare». Appunto, dove? «La situazione più utile sarebbe Cerano, in provincia di Brindisi, poche decine di chilometri più a Nord, per approfittare del passaggio dell’infrastruttura e riconvertire al più ecologico gas la centrale a carbone in funzionamento in quell’area (è quella di Enel, ndr)». Il proposito di una riconversione ecologica sembra lodevole. Perché non si fa? «Perché da solo non si realizza, occorre che intervenga la politica. Provo a spiegare. Nella partita sono impegnati tre soggetti: il Paese che estrae e vende gas (Azerbaijan); la società che acquista il gas e intende realizzare la condotta per rivenderlo all’Europa; il territorio interessato all’attraversamento, in particolare l’approdo. Ebbene, i primi due soggetti avranno dei vantaggi immediati. Il terzo soggetto - la zona di Melendugno - rischia di patire solo dei danni. Spostando a Nord l’arrivo si potrebbe pensare di riconvertire Cerano e ottenerne un vantaggio indiretto». Manca il consenso della società che gestisce la centrale a carbone. Ci sarebbe? «È compito delle istituzioni aprire una discussione. Ritengo che il ruolo della politica, in questa partita, non debba essere passivo. Avanzo una proposta. Si pensi ad una norma nazionale che stabilisca un principio: i territori attraversati da un’infrastruttura energetica siano messi in grado di entrare nella società che deve realizzare l’opera, possederne una quota e godere degli utili». Per tutte le Regioni attraversate? «Vediamo in seguito se tutte o solo quella dell’approdo. Vorrei arrivare ad un punto. Il gas azero può arrivare nel Nord-Europa tramite due strade: i Balcani o l’Italia. Nel primo caso l’opera costerebbe 8 miliardi, nel secondo uno e mezzo. Optare per questa seconda possibilità consente alla società di realizzare massicci risparmi. Ma vado oltre. Leggo sulla stampa che la società potrà realizzare utili giganteschi pari a 200 miliardi l’anno. Se la Regione partecipasse solo con lo 0,5%, si potrebbe assicurare un miliardo l’anno: più o meno quello che spende ogni dodici mesi, al netto della sanità». Tutti dicono sì al gasdotto ma nessuno vuol farlo approdare nel proprio territorio. Come sa, i brindisini hanno già messo le mani avanti. «Io, se è questo che vuol dire, non sono affetto dalla sindrome di Nimby (non nel mio giardino, in inglese, ndr). Dico piuttosto che la politica deve cambiare paradigma: non voglio trasferire un’opera da un territorio ad un altro. Voglio cogliere l’opportunità per risanare il territorio degradato di Cerano. Facciamo una discussione senza ideologia e senza retorica vuota». La si faccia, cosa ha impedito finora di farla? «Proprio domani (oggi, ndr) scriverò una lettera al presidente del Consiglio regionale perché venga fissata una riunione ad hoc dell’assemblea. È indispensabile che le istituzioni locali contrarie all’approdo nel Salento (Melendugno, Castrì, Vernole e Calimera) non siano lasciate sole. E che la discussione non sia patrimonio solo dei gruppi No-Tap. Le istituzioni devono assolutamente stare nella partita». Bisognerà fare i conti anche con lo Stato che è competente sull’energia. Non le pare? «Il governo fa la sua parte. È giustamente convinto che la diversificazione energetica sia importante e si è attivato. A noi tocca fare in modo che la ricchezza prodotta con il gas si sprigioni anche sul territorio che attraversa. Poi toccherà al Consiglio e alla giunta regionale aprire una interlocuzione con il governo, evitando che il nostro unico intervento sia il parere non vincolante espresso con la Via regionale (valutazione di impatto ambientale)». Segretario, troverà i primi avversari in casa. Già diversi esponenti del Pd si sono dichiarati contrari a Cerano. «Perché la poseidonia (alga marina, ndr) di Cerano è importante e non lo è quella di Melendugno? Lei pensa che io mi possa spaventare di avere avversari in casa, dopo 4 anni di segreteria regionale? Mi creda: stiamo parlando di una questione che è perfino più grande di una infrastruttura. In gioco è il ruolo che la politica deve avere nel mercato e nella finanza, tentando di ristabilire il proprio primato ed evitando di essere subalterna. Proviamo a restituire un ruolo alto e dignitoso alla politica. Quando non decide, decidono gli scaltri, i cinici e le lobby».
CORRIERE DEL MEZZOGIORNO
22.10.2013
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