NEWS ITALIA E DAL MONDO PADOVA La storia/ Rita, la donna senza sonno: dai libri alle droghe, poi la salvezza
INSERITO DA ANGELA CECERE
Da bimba restava sveglia a leggere, nell’adolescenza alcol e sostanze. Lo psichiatra: «Aveva un frenetico bisogno di stimoli» di Federica Cappellato PADOVA - Si chiama Rita, oggi ha 30 anni. Da bambina non dormiva mai, divorava libri. Poi, nell’adolescenza, per rimanere sveglia, irrompono alcol, droghe fino allo sballo chimico con la trielina. Sull’orlo del baratro si è salvata grazie all’istinto di sopravvivenza e a uno psichiatra. «I miei quaderni ai tempi delle scuole elementari erano molto ordinati: a sette, otto, nove anni, chiusa di notte nella mia cameretta - niente tv, vietato far rumore! - che altro potevo fare se non star china alla luce della scrivania, eseguire come si deve ogni compito e ricopiare tutto accuratamente in bella?». Non dormire, per Rita, friulana oggi trentenne, ha cominciato ben presto ad essere un'abitudine. Per amor di cultura, inizialmente. «Da quanto ricordo, non ho mai preso un votaccio o una nota. E poi c'erano i libri: mamma e papà non me ne hanno mai fatti mancare. La notte era perfetta: quale momento migliore per esplorare nuovi mondi?». È qui che sboccia il suo amore per «la carta», per le parole. «Più di una volta avrei potuto mettermi a letto, quando con il procedere della notte le palpebre si facevano pesanti. Ma "ancora una pagina", mi dicevo, e intanto l'alba si avvicinava». La scoperta più straordinaria di quegli anni? La biblioteca. Inizia così la discesa all'inferno di Rita, che si appisola, si sveglia, si rigira, chiude gli occhi e aspetta, tamburellando con le dita sul comodino, che faccia mattina. Perennemente insonne. «Tutto era incredibilmente intenso - racconta - il tempo scorreva in maniera insolita, sembrava procedere a singhiozzi, le immagini erano vivide, i suoni saturi». Come riempire di vita giorni dilatati all'inverosimile, che sembrano infiniti? Le prime sbronze, le tirate di hashish. Poi nella quotidianità di Rita irrompe la trielina, «sballo chimico», da inalare (sniffing) per finire storditi, tramortiti, euforici, disinibiti, uno sperdimento simile al sonno. «Per due anni sono andata avanti allegramente a bevute e sniffate. Passavo le notti per locali, poi andavo dritta al lavoro in un'orbita di iperattività. Altre volte stavo sdraiata al buio, in attesa dei sogni». Profondamente inquieta, sempre fuori fase, Rita passa da un uomo all'altro, senza tregua. A vent'anni la madre la mette in contatto con un centro di igiene mentale: «Sono partita per una tournée di psichiatra in psichiatra, provando una quantità di farmaci da guinness». Ma non è convinta di voler cambiare; instabile, continua a bere e a non dormire, compaiono allucinazioni. Sull'orlo del baratro, prevale l'istinto di sopravvivenza. «È stato in una rara apparizione del mio "io" razionale che ho deciso di farmi curare». La sua salvezza è lo psichiatra Luigi Gallimberti, direttore dell'Unità di disintossicazione clinico-tossicologica di Padova, docente di tutela della salute all'Università. La diagnosi è polidipendenza: «Rita aveva sperimentato ogni tipo di sostanza, vodka, trielina, benzodiazepine, alla ricerca di un piacere sconosciuto, frutto di un frenetico bisogno di stimoli nuovi». Lo specialista le restituisce la capacità di dormire, ristabilendo l'originaria alternanza tra piacere e dolore. «Grazie alla progressiva riacquisizione della sensibilità neurorecettoriale alle frustrazioni, è andata progressivamente migliorando in lei la capacità di sopportare la quantità media di pena che la vita riserva alla maggior parte di noi».
FONTE GAZZETTINO
15 GENNAIO 2013
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