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NEWS ITALIA E DAL MONDO PADOVA «Ero una ragazza, vi racconto come e perché sono diventato un maschio»

25 Gennaio 2013, 17:40pm

Pubblicato da Michele Pappacoda mjcheva@live.it

http://www.gazzettino.it/MsgrNews/HIGH/20130125_papal2.jpg

 

378476 2965150531479 1343120727 33169004 728182695 nINSERITO DA ANGELA CECERE

Giovanni Papalia, nato donna 23 anni fa ad Abano: «Già dalle elementari la scelta, con l'aiuto della mia famiglia» PADOVA - L'università di Padova, ha aperto le porte al tema del transizionismo di genere, con il convegno "Chiamami per nome. Università e transgender: verso il doppio libretto". «Obiettivo dare piena dignità anche agli studenti che hanno cambiato sesso come Giovanni Papalia, nato donna 23 anni fa ad Abano Terme (Padova). Oggi è studente all’università del West England. Spesso però torna in Italia dove è seguito da un’équipe di medici, che lo stanno aiutando a portare a termine la sua trasformazione da donna a uomo. Giovanni, quando ha iniziato a non sentirsi in armonia con il tuo corpo? «Già alle scuole elementari, poi verso l'età di 15 anni ho capito che avrei voluto affrontare un percorso di transizione di genere, ma in piena adolescenza c'è voluto ancora del tempo per iniziare a pensarlo concretamente». Come inizia il percorso e a che età? «Nel 2011, ero già all'estero per i miei studi, una scelta che prescinde dalla mia condizione, e ho deciso di fare coming out, raccontando tutto ai miei genitori ed ai miei amici». A chi si è rivolto? «Il primo approccio l'ho avuto al Sat, il Servizio accoglienza trans di Verona, che mi ha indirizzato al Mit, il Movimento per l'identità transessuale di Bologna, dove tuttora porto avanti la transizione. Dopo un percorso psicologico durato sei mesi, iniziato a febbraio 2012, ho cominciato la terapia ormonale a metà novembre scorso. I primi risultati come l'ingrossamento della voce e la crescita della peluria si avvertono dopo circa 4 mesi, quindi per ora sono ancora nel pieno della fase di transizione». La prossima fase sarà l'operazione chirurgica? «Si, sono deciso ad operarmi, e a farlo qui in Italia che è il paese dove sono nato e dove voglio ottenere la mia nuova identità». Com’è la vita in società di tutti giorni? «Io devo ringraziare la mia famiglia per il grande supporto che mi ha sempre dato, ma devo dire che in questa società binaria, è impossibile non imbattersi in situazioni di difficoltà e disagio, anche per chi, pur non volendolo, è il fautore di queste violenze morali». In Inghilterra l'università come affronta la sua situazione? «Lì è tutto diverso, nel momento in cui uno studente manifesta certe esigenze, inizia un percorso condiviso ed è l'università stessa, favorita dalla legislazione inglese che punisce gravemente ogni tipo di discriminazione, a fornire un supporto legale, morale e psicologico, a rapportarsi con gli istituti finanziari, ed a fornire da subito un badge con l'identità d'arrivo della persona in questione. In questo modo lo studente non è più costretto a dover spiegare a tutti cosa sta succedendo, ma è l'università stessa a farlo dall'alto della sua autorevolezza».

FONTE IL GAZZETTINO

25 GENNAIO 2013

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